Bianchi Domenico

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Orzivecchi 28 maggio 1924 – Brescia 8 maggio 1995

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5 min

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Anni 1990 - 1999

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Imprenditore agricolo, banchiere, presidente della Fondazione Cab

Domenico Bianchi è stato una figura eminente dell’economia, dell’associazionismo imprenditoriale, della finanza bresciana nella seconda metà del Novecento. Figlio di un falegname cremonese «diventato fittavolo quasi per caso», come amava ricordare lui, Domenico Bianchi nacque alla cascina Colombera in quel di Orzivecchi, terzo di tre fratelli. Diplomatosi all’Istituto tecnico Pastori, dopo la morte del padre si dedicò alla conduzione dell’azienda familiare senza disdegnare egli stesso il lavoro manuale, come attestava la sua inconfondibile abbronzatura. «L’agricoltura è una fabbrica che ha per tetto il cielo» amava ripetere. Di quella fabbrica a cielo aperto Bianchi visse e in buona parte indirizzò alcune radicali trasformazioni del dopoguerra, a cominciare dalla conversione dell’agricoltura nella pianura bresciana da una cerealicoltura diffusa a una zootecnia intensiva e di qualità.
Nel 1959 l’autorevolezza riconosciuta, la profonda onestà e al tempo stesso la capacità di rappresentanza anche vigorosa degli interessi del mondo agricolo lo condussero all’elezione a presidente dell’Unione Provinciale Agricoltori, incarico che resse ininterrottamente per venticinque anni. Il suo impegno costante per l’ammodernamento dell’agricoltura italiana e per un suo adeguato riconoscimento nelle politiche economiche nazionali lo portarono a promuovere il «Centro miglioramento latte» che contribuì a portare Brescia a conquistare primati quantitativi e qualitativi nel settore lattiero caseario, a far parte del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro, ad assumere la presidenza del «Centro nazionale per la cerealicoltura», la presidenza (per vent’anni) del caseificio modello «Giardino», la presidenza di Federlombarda e la vicepresidenza nazionale di Confagricoltura.
In anticipo su molti, durante una manifestazione dei «suoi» agricoltori, fece issare uno striscione con un motto che riassumeva la sua visione: «Salviamo l’agricoltura per il bene di tutti».
È stato per otto anni sindaco di Orzivecchi ed è anche stato eletto consigliere provinciale. A lungo sindaco effettivo della banca Credito Agrario Bresciano, nel 1984 venne chiamato alla presidenza del Cab come elemento di equilibrio e di garanzia in una fase delicata della vita dell’Istituto di credito. Lasciati gli incarichi nazionali, si dedicò con grande energia alla guida della banca confermando il rigore morale e la passione civile che lo avevano sempre animato, dando prova di un senso austero e al tempo stesso generoso del suo ruolo pubblico. 
Nel frattempo non disdegnò gli impegni di tipo culturale: socio effettivo dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti dal 22 dicembre 1984, fu anche il primo presidente della Fondazione Cab dal 20 aprile 1983 – quando il nuovo organismo viene costituito con il nome di «Istituto di cultura Banca Credito Agrario Bresciano – Fondazione Giovanni Folonari» - fino al 1993, quando la malattia lo costrinse a lasciare gli impegni pubblici e passò il testimone ad Alberto Folonari.
Domenico Bianchi si è spento l’8 maggio del 1995.

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27/09/2024, 09:58

Vaglia Ugo

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Nozza di Vestone 13 novembre 1909 – Brescia 21 luglio 1995

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6 min

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Anni 1990 - 1999

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Letterato, storico, presidente di associazioni ed enti economici

Diplomato all’Istituto magistrale, iniziò la carriera di insegnante nelle scuole elementari nel 1931. Nel 1936 si laureò in Storia nell'Università Cattolica di Milano e fu insegnante di materie letterarie in diversi Istituti scolastici di Brescia dal 1937 al 1979: Istituto «Cesare Arici», Liceo Ginnasio «Arnaldo», Liceo Scientifico «Calini», Istituto Magistrale «Gambara», Istitituto Tecnico «Tartaglia». Nello stesso periodo di tempo fu anche vice preside della Scuola Media «Romanino» di Gardone Val Trompia, preside dell'Istituto Tecnico «Battisti» di Salò e della Scuola Media «Marconi» di Pralboino (1942-52). Esplicò la competenza riconosciuta di studioso delle vicende storiche e artistiche della sua Valle come ispettore onorario per la Valle Sabbia della Soprintendenza ai Monumenti, alle Gallerie, alle Antichità e della Soprintendenza Bibliografica della Lombardia dal 1949 al 1972.
Ugo Vaglia ha anche dedicato lunga parte del suo impegno pubblico come promotore, animatore e poi leader dell’organizzazione degli artigiani: è stato infatti presidente dell'Unione Provinciale dell'Artigianato di Brescia dal 1949 al 1989; per la stessa organizzazione è stato membro della Giunta Confederale dal 1950 al 1976; delegato Provinciale dell'Istituto Nazionale Istruzione Addestramento Settore Artigianato
(1950-70). Dal 1965 al 1970 è anche stato presidente della Commissione regionale dell’artigianato. Il suo impegno in ambito economico non s’è ristretto all’ambito artigianale: membro della Giunta Camerale dal 1952, Ugo Vaglia è stato presidente facente funzioni della Camera di Commercio di Brescia dal 1982 al 1985.
Vaglia non fece mancare il proprio impegno diretto neppure alla vita amministrativa cittadina e provinciale, prima come consigliere comunale del Comune di Brescia (1951-56), poi come sindaco (1961-64) e consigliere comunale (1964-70) del Comune di Vestone. È stato anche presidente del Bacino Imbrifero Montano del Chiese (1961-70) e presidente del Consiglio della Comunità Montana di Valle Sabbia (1970-71).
Consigliere dell’Ente Provinciale per il Turismo di Brescia (1962-77), ha avuto un ruolo in realtà che hanno posto le basi per la nascita dell’Università Statale di Brescia, prima come consigliere della Fondazione Universitaria «Milziade Tirandi», poi come membro del Consiglio di amministrazione dell’Università di Brescia (1983-1985).
La sua poliedrica attività culturale, la versatilità dei suoi interessi storico-letterari, la costante passione per la promozione di istituzioni che si facessero custodi e promotrici di questi ambiti del sapere, l’ha portato a ricoprire numerosi incarichi: consigliere (1968-75), poi segretario (1975-81), indi vice presidente (1981-95) della Fondazione «Ugo Da Como» di Lonato; consigliere della Società per la Storia della Chiesa Bresciana e della Fondazione Civiltà Bresciana; consigliere della Società «Dante Alighieri» di Brescia; segretario della Commissione ministeriale per l'Edizione Nazionale dell'Opera di Giuseppe Cesare Abba; socio dell'Ateneo di Salò (1954), e dell'Ateneo di Bergamo (1955); deputato e consigliere della Società Storica Lombarda di Milano (1971); socio dell'Accademia di Udine e dell'Accademia degli Agiati di Rovereto (1981); membro del Collegio Araldico di Roma.
L’istituzione in cui l’impegno culturale di Vaglia è stato più fattivo, durevole e prolifico è tuttavia l’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia di cui è diventato socio effettivo il 31 dicembre 1945, vicesegretario nel 1949 e infine segretario ininterrottamente dal 1949 alla morte, intervenuta nel 1995.
Ugo Vaglia ha lasciato una sterminata produzione storica, letteraria ed economica stimata in oltre 500 titoli.
Onorificenze e riconoscimenti di diverso genere hanno contrassegnato un’attività così lunga, in campi così diversi ma sempre con posizioni di primissimo piano. Ugo Vaglia è stato infatti Grand’Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana; Commendatore dell'Ordine di San Silvestro; medaglia d'oro dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte (1979); Premio della Brescianità (1989); medaglia d'oro dell'Unione Provinciale dell'Artigianato di Brescia (1989); medaglia d'oro di benemerenza dell'Ateneo di Brescia.

 

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27/09/2024, 10:11

Togni Camillo

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Gussago 18 ottobre 1922 – Brescia 28 novembre 1993

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Anni 1990 - 1999

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Musicista, compositore

Camillo Togni è stato un protagonista della musica contemporanea. Pur rimanendo volutamente in una posizione appartata per meglio concentrarsi su un lavoro compositivo condotto con lenta e magistrale raffinatezza, teso a una nitida ed essenziale perfezione, il suo rigore e la sua eleganza sono stati ammirati nel panorama musicale contemporaneo. Critici e pubblico hanno riconosciuto la sua genialità nonché la sua libertà spirituale e artistica.
Togni iniziò lo studio del Pianoforte all’età di sette anni. Intraprese lo studio della Composizione con il maestro Franco Margola a Brescia dal 1936 al 1939 proseguendolo poi con Alfredo Casella a Siena e a Roma dal 1939 al 1943. Allievo di pianoforte di Giovanni Anfossi a Milano dal 1941 al 1943, quindi di Arturo Benedetti Michelangeli a Brescia dal 1943 al 1950, ottenne il diploma al Conservatorio di Parma nel 1946.
Contemporaneamente svolse studi classici al liceo ginnasio «Arnaldo», si laureò in Filosofia a Pavia nel 1948 con una tesi sull’estetica di Croce, relatore Enzo Paci. La cultura umanistica e letteraria più aggiornata ha innervato tutta la sua produzione musicale.
Fondamentale fu il contatto con la musica di Arnold Schoenberg. Dal 1940 accostò le tecniche di composizione dodecafonica diventando uno dei massimi esperti del serialismo senza tuttavia abbandonare la tradizione musicale.
Nel 1950 si esibì al Grande come pianista con cinque corali di Bach da lui trascritti dall’organo. Dal 1953 cessò le esibizioni come pianista e suonò in pubblico solo propri brani. Dal 1951 al 1957 frequentò i Ferienkurse di Darmstadt. Nel 1954 vennero eseguiti a Roma, nell’ambito del Festival de «La Musique du XXe siecle», suoi studi su testi di Jean Paul Sartre. Lo stesso anno la città di Darmstadt gli commissionò cinque Lieder su testi di Georg Trakl. Nel 1965 ottenne il premio Simc (Società Internazionale per la Musica Contemporanea). A partire dal 1969  fu uno dei più tenaci animatori della Rassegna internazionale di musica contemporanea (che ebbe sedici edizioni) e del Concorso Stockhausen (tre edizioni).
Non meno importante la sua attività didattica: tenne corsi inerenti la Musica contemporanea all’Università per Stranieri di Firenze dal 1960 al 1961; fu titolare della cattedra di Composizione al Conservatorio di Parma dal 1977 al 1988 e insegnò ai Corsi speciali di Composizione della Scuola Musicale di Fiesole. Nel 1990 fu ospite d’onore del «Ferienkurse» di Darmstadt.
A dispetto del carattere schivo e appartato, nella sua casa di Gussago tenne memorabili serate musicali, presenti grandi interpreti della musica moderna e contemporanea. Per anni nella casa in città in via Dante ha tenuto un circolo culturale e musicale di alto valore. Ha avuto contatti e rapporti con direttori d'orchestra, filosofi, intellettuali, da Giulini a Dalla Piccola, da Adorno a Berio, a Vlad.  
I riconoscimenti dopo la morte sono stati più numerosi di quelli in vita: concerti, tavole rotonde, concorsi pianistici e concorsi di composizione, giornate di studio.
Sue opere sono state eseguite in sedi prestigiose come il Festival di Venezia, diversi festival della Società Internazionale per la Musica Contemporanea (a Bruxelles, Colonia e Madrid), i Ferienkurse di Darmstadt, le Settimane di musica Contemporanea a Palermo e il Nord Wester Deutscher Rundfunk di Colonia. Nel 1977 venne rappresentata con successo alla Fenice di Venezia la sua opera «Blaubart», successivamente rappresentata alla Scala di Milano nel 1978 e al teatro dell’Opera di Roma nel 1979. Altro significativo successo ebbe la composizione «Barrabas» eseguita per la prima volta a Torino nel 1981 e in forma scenica, in prima mondiale, al Teatro Grande di Brescia il 29 novembre 2000.
È stato socio effettivo dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti di Brescia dal 10 settembre 1979.
Togni si è spento il 28 novembre 1993 per una crisi cardiaca che ha stroncato il suo fisico già minato da una lunga malattia.

 

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27/09/2024, 09:56

Beretta Giuseppe

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Gardone Valtrompia 16 giugno 1906 – 10 giugno 1993

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Anni 1990 - 1999

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Industriale armiero, cavaliere del lavoro, banchiere, promotore di iniziative culturali

Discendente della dinastia di industriali armieri più celebre e longeva del mondo, Giuseppe Beretta (per molti Pier Giuseppe, per gli amici «Pino») assunse la guida dell’azienda e la condusse a risultati di portata mondiale senza mai dismettere l’attenzione al mondo della cultura, la forte passione civile, una visione liberale dell’economia e una pratica temperata dei rapporti sociali. Primogenito di Pietro Beretta e di Zina Moretti, Giuseppe Beretta frequentò le scuole elementari nel paese d’origine. Fin da giovane dimostrò grande amore per la montagna e le escursioni in quota; frequentò il liceo a Milano presso il Collegio Longoni, sottostando a una dura disciplina. Dopo la maturità, pur sentendosi attratto da altre strade professionali (ad esempio lo studio della medicina) accettò il percorso formativo che lo portò alla guida dell’azienda di famiglia: frequentò la facoltà di Chimica industriale a Bologna dove si laureò nel novembre 1932. Ammiratore di D’Annunzio, che incontrò personalmente durante una visita al Vittoriale nel 1926, rimase colpito dal marchio delle tre frecce allineate disegnate da Guido Marussig per il Vate, che le corredò con il motto «Dare in brocca»: col tempo Giuseppe Beretta ne fece il marchio aziendale.
Durante la II Guerra mondiale il padre Pietro dovette guidare l’azienda in mezzo a mille difficoltà e mille pericoli, dall’occupazione militare tedesca agli aiuti dati ai partigiani. Nel 1946, all’inizio di una pesante riconversione dalla produzione bellica a quella di armi da caccia, fu Giuseppe Beretta a guidare una missione commerciale particolarmente importante a Buenos Aires. Dopo la morte del padre avvenuta nel 1957 assunse la presidenza della fabbrica d’armi «Pietro Beretta». Impresse una forte modernizzazione produttiva e una vasta internazionalizzazione, tanto che in undici anni il prodotto destinato all’export passò dal 20 al 70%. Consapevole del prestigio della sua casata e delle responsabilità conseguenti, interprete di una leadership indiscussa esercitata però con naturalezza, accettò ruoli pubblici (economici e associativi) sempre più impegnativi: dal 1949 al 1993 consigliere d’amministrazione del «Giornale di Brescia»; dal 1950 membro del Consiglio d’amministrazione del Cab di cui fu vicepresidente dal dicembre 1971 al 22 dicembre 1989. Giuseppe Beretta fu anche presidente dell’Associazione industriale Bresciana dal 1954 al 1963 e fino al 1969 membro della Giunta nazionale di Confindustria e del Comitato permanente per i problemi organizzativi; dal 21 settembre 1965 al 18 maggio 1972 fu membro della giunta della Camera di Commercio di Brescia.
Contemporaneamente ricoprì incarichi più legati allo sviluppo del territorio, come nel caso della presidenza dell’Ente provinciale per il Turismo e della presidenza della Comunità del Sebino. Fu anche presidente del Tiro a segno nazionale di Brescia, promotore e presidente dell’Ente iniziative bresciane (Eib) e consigliere della Società idrovia Ticino-Mincio. Formò il gruppo di diciotto amici che diede vita a un’originale forma associativa denominata «Club della trota»: il nome evocava volutamente una specie ittica abituata ad andare contro corrente e a muoversi in acque limpide. Da questo consesso di imprenditori e professionisti presero le mosse (e le risorse) iniziative come la creazione del Centro Tennis e il completamento e l’apertura del Teatro del Vittoriale.
Ebbe anche ruoli di rappresentanza di dimensione internazionale: dal 1950 fu membro presso la Nato, per conto del ministero dell’Industria, del Gruppo Esperti acciai per armi, del Gruppo esperti materiali e tecniche di fabbricazione armi e munizioni, del Gruppo esperti munizionamento ed armi portatili. Diede all’azienda di famiglia una dimensione compiutamente internazionale nel 1978 acquistando una fabbrica e aprendo il primo polo produttivo negli Stati Uniti, nel Maryland. Tempo sette anni e, nel gennaio 1985, la Beretta vinse un contratto di fornitura di pistole per le forze armate americane che ebbe eco mondiale.
Ai suoi interessi culturali, alla sua capacità di coniugare umanesimo e modernità, alla sua profonda passione per il teatro, rimandano invece i ruoli di Giuseppe Beretta come amministratore del Teatro Grande (dal 1939), membro della Deputazione del Teatro Grande (dal 1941 al 1993), socio dell’Ateneo di Scienze Lettere e Arti (dal 28 giugno 1961). Nel 1981 istituì la Fondazione Beretta per la ricerca sul cancro.
Grand’Ufficiale della Repubblica dal 2 giugno 1965, Giuseppe Beretta divenne Cavaliere del lavoro il 2 giugno 1969 e ricevette il premio Brescianità il 15 febbraio 1987.
 

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27/09/2024, 10:10

Margola Franco

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Orzinuovi 30 ottobre 1908 – Nave 9 marzo 1992

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5 min

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Anni 1990 - 1999

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Musicista, compositore

Figlio secondogenito di un cancelliere di Tribunale, Franco Margola manifestò fin da piccolo una spiccata inclinazione per la musica. Alternò quindi gli studi classici e la frequenza dell’Istituto Musicale «Venturi» di Brescia dove studiò Violino con Romano Romanini (conseguendo nel 1926 il diploma di magistero) e Pianoforte complementare, armonia e contrappunto con Isidoro Capitanio. A partire dal 1927 studiò Composizione presso il Conservatorio Musicale di Parma ove si diplomò con Achille Longo (1933). Nel frattempo non smise gli studi classici, approfondendo anzi quelli di filosofia, storia delle religioni, storia dell’arte e letteratura classica.
Le sue prime composizioni ottennero immediato successo non solo nei saggi del Conservatorio, ma anche in concorsi (da Napoli a Verona, da Roma a San Remo). Decisivo l’incontro con Alfredo Casella che orientò lo stile compositivo di Margola (prima orientato verso lo stile di Pizzetti) e ne fece conoscere alcuni brani al vasto pubblico, anche attraverso la radio.
Margola fu docente di Storia della Musica nell'Istitituto «Venturi» dal 1936.
Contemporaneamente diede vita a un’orchestra d’archi – tutta composta da elementi locali – che debuttò nel 1938 al Teatro Grande con la collaborazione di un allora diciottenne Arturo Benedetti Michelangeli.
Nel 1939 Margola fu nominato direttore e insegnante di Armonia e Contrappunto nel Liceo Musicale di Messina (1940-41) dopo di che divenne per chiara fama docente di Composizione nel Conservatorio di Cagliari (1941-43). Durante questo periodo compose la sua prima opera, «Il mito di Caino», su versi di Edoardo Ziletti, che ebbe successo. La seconda, il «Titone», andò distrutta con il siluramento della nave che trasportava i suoi bagagli. Rastrellato dai tedeschi, fu deportato nel luglio del 1944 a Mühldorf in Germania, dove fu addetto a lavori pesanti. Rientrato in Italia, insegnò Armonia complementare a Parma e tornò a mietere successi con le sue composizioni.
Trasferitosi a Cagliari, insegnò Armonia e contrappunto a Bologna (1950-52), Armonia, Contrappunto, Fuga e Composizione a Milano (1952-57) e a Roma all’Accademia di S. Cecilia (1957-59). Nel 1960 vinse il concorso di Direttore del Conservatorio di Cagliari e dal 1963 al 1975 (anno del pensionamento) su sua richiesta fu insegnante di Alta composizione al Conservatorio di Parma.
Profuse grandi energie nell’insegnamento, in cui si distinse anche per la stesura di libri di testo adottati in moltissimi Conservatori. Fra i suoi alunni alcuni hanno raggiunto chiara fama come nel caso di Camillo Togni, Niccolò Castiglioni e Giancarlo Facchinetti.
Instancabile non solo come compositore ma anche come conferenziere e uomo di cultura, ha lasciato circa 800 opere, fra edite e inedite, per lo più strumentali, riguardanti i generi più diversi: musica sinfonica, concerti con strumento solista, musica da camera di ogni specie, musica per strumenti solisti.
È stato socio corrispondente dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia dal 31 dicembre 1945, poi socio effettivo dall’1 luglio 1979.
Si è spento a Nave il 9 marzo 1992.

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27/09/2024, 09:59

Cavellini Guglielmo Achille, in arte GAC

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Brescia, 11 settembre 1914 - Brescia, 20 novembre 1990

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4 min

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Anni 1990 - 1999

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Artista e collezionista d’arte
Nato nel 1914, da genitori che provengono dalla Lunigiana e a Brescia sono giunti come commercianti con bottega in via Mercanzie, Guglielmo Achille Cavellini manifesta fin da piccolo una spiccata passione per il disegno sorretta da un talento naturale. Con opere ad olio partecipa con successo a varie mostre locali e già manifesta tutto il suo interesse per le correnti più innovative dell’arte italiana del dopoguerra. Nel 1946 conosce Emilio Vedova e Santomaso e allestendo nella sua abitazione in città una mostra dei due artisti, inizia la sua intensa attività di collezionista. Amico e sostenitore di Renato Birolli e del “Gruppo degli otto”, diventa frequentatore assiduo delle gallerie di Parigi e degli artisti astratti europei. Stagione che Cavellini racconta nel libro “Arte Astratta” del 1958. La sua collezione, ormai di fama internazionale, viene esposta nel 1957, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.
Nel 1962 riprende l’attività d’artista con una vivace vena creativa che lo porta ai primi esperimenti con gli “Smalti Graffiati” e successivamente, dal 1965 con le “Opere Oggetto” che ripropongono il recupero dell’oggetto quotidiano tipico del Dadaismo e della Pop Art.  Ma all’inizio degli Anni Settanta, Cavellini distrugge buona parte delle sue opere precedenti. Alcune le chiude in Cassette e le cataloga, mentre altre vengono bruciate con il fuoco, simbolo della catarsi rigenerativa che consente di ricomporre i Carboni in nuove forme e colori. Nel 1971, GAC, inizia una critica serrata al “meccanismo malato” dell’arte, incrinato a suo dire dall’ambizione e dalla ricerca di successo di artisti, galleristi, mercanti e critici e inventa l’Autostoricizzazione. Con atteggiamento ironico inaugura una serie di operazioni che mirano alla celebrazione di se stesso, mettendo così in luce le contraddizioni del mondo ufficiale dell’arte. Con la “Mostre a domicilio” diventa un punto di riferimento di numerosi giovani artisti, con i quali ha un fitto scambio di arte postale. Viene invitato a mostre e festival a lui dedicati in Califonia, Ungheria, Belgio e Giappone. Cavellini diventa così anticipatore di una nuova comunicazione nell’arte. GAC raccoglie queste esperienze nei libri “Incontri/scontri nella giungla dell’arte” (1977) e “Vita di un genio” (1989). L’ultima sua mostra è del 1989. Muore il 20 novembre 1990, dopo una lunga malattia. 


 

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27/09/2024, 14:57

Bandi di concorso

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Descrizione breve
Bandi di concorso per il reclutamento, a qualsiasi titolo, di personale presso l'amministrazione

Amministrazione trasparente
Bandi di Concorso

Descrizione

Descrizione

​​​​Art. 19 - comma 1 - D.Lgs. n. 33/2013

 

1. Fermi restando gli altri obblighi di pubblicità legale, le pubbliche amministrazioni pubblicano i bandi di concorso per il reclutamento, a qualsiasi titolo, di personale presso l'amministrazione.

​Per consultare i bandi di concorso del Comune di Brescia cliccare qui

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03/04/2023, 09:04

Fontana Alessandro "Sandro"

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Marcheno (Brescia), 15 agosto 1936 - Brescia, 14 dicembre 2013

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4 min

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Anni 2010 - 2023

Descrizione

Descrizione

Politico, giornalista, storico, parlamentare, ministro, docente universitario.

Sandro Fontana, figlio di un segretario comunale, nasce a Marcheno in Valtrompia nel 1936. Dopo la maturità magistrale affronta le prime esperienze da insegnante di scuola elementare nella Bassa. La passione per la storia lo induce a proseguire gli studi, a ottenere la laurea e intraprendere un cursus honorum accademico che lo porterà alla cattedra di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Brescia. La passione politica lo induce a impegnarsi nella Democrazia cristiana, nella corrente di Forze Nuove che negli anni Sessanta riunisce le diverse anime della sinistra interna al partito. Fontana si distingue fin da giovane per la verve battagliera e la prosa giornalistica brillante, che dà le prime prove di sé sulle colonne di “Provincia democratica” e del “Cittadino”. Il grande balzo arriva nel 1970: Sandro Fontana è eletto consigliere nella prima legislatura regionale. Rivestirà l’incarico per un decennio; dal ’75 all’80 sarà anche assessore regionale alla Cultura, promuovendo la nascita di biblioteche in periferia e collane di cultura e tradizioni locali di forte carattere innovativo e indiscusso valore scientifico. Nel 1982 è lo sfidante, al congresso nazionale della Dc, di Ciriaco de Mita. Secondo previsioni esce sconfitto nella corsa per la segreteria nazionale, ma acquista una fama nazionale che non lo abbandonerà più. Nel 1985-86 diviene vicesegretario nazionale del partito. Nel 1987 viene eletto senatore nel collegio di Fermo, nelle Marche. E’ un incarico che ricoprirà per due mandati. Dal 1989 al 1992 è direttore del “Popolo”, il quotidiano della Dc, su cui firma sapidi corsivi e ingaggia polemiche sotto lo pseudonimo di Bertoldo, l’icona del contadino lombardo di animo semplice e spirito arguto. Dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993 è ministro della Ricerca scientifica e tecnologica nel primo governo Amato. Dopo la fine della Dc non aderisce al Ppi ma, con un gruppo di democristiani, fonda il Centro cristiano democratico, che nelle elezioni del ’94 si allea con il centrodestra. Nel 1994 viene eletto europarlamentare e diviene anche, per una legislatura, vicepresidente del parlamento europeo. Nel frattempo prosegue l’attività pubblicistica, in cui alterna pamphlet politici a libri di storia come “La riscossa dei lombardi”. Dopo la morte dell’amico Gino Micheletti assume la presidenza dell’omonima Fondazione. Tutta la sua vita pubblica è stata contrassegnata da un’autentica passione per le tante comunità che formano la provincia bresciana, da una sensibilità colta e profonda per la storia e le tradizioni locali, da una visione ispirata al cattolicesimo sociale e popolare.
Si è spento a Brescia il 4 dicembre 2013.

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27/09/2024, 09:31

Rampinelli Rota Angelo

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Brescia, 24 ottobre 1934 - Brescia, 19 ottobre 2013

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3 min

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Anni 2010 - 2023

Descrizione

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Avvocato, uomo politico e amministratore pubblico

Angelo Rampinelli Rota è stato uomo di economia e di cultura tra i più rappresentativi. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Padova, è stato avvocato libero professionista e membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Brescia.
Molti gli incarichi ricoperti nel corso della sua lunga carriera, tra questi: vicepresidente e amministratore delegato della Fabbrica d’armi Pietro Beretta; consigliere di amministrazione in Franchi Armi; vicepresidente della Palazzoli; consigliere di amministrazione della Flos e delle Acciaierie Venete; consigliere della Banca Credito Agrario Bresciano, poi della Banca Lombarda, del Banco di Brescia e di Ubi Banca. Per 45 anni, dal 1964 al 2009, è stato membro del CdA dell’Editoriale bresciana.
Socio dell’Ateneo di Brescia dal 1963, ne è stato consigliere e poi presidente dal 2001 al 2007. Membro in gioventù della segreteria per la Storia di Brescia edita in cinque volumi da Giovanni Treccani degli Alfieri, ha pure contribuito all’opera con un saggio sui Galli Cenomani. Nel 1964 è stato tra i fondatori del Centro camuno di studi preistorici. Presidente della Fondazione Ugo Da Como di Lonato (2001-2007); consigliere e poi presidente di Brescia Musei (fino al 2006). Membro del consiglio della Fondazione Cini di Venezia e socio dell’Ateneo Veneto.
Sul fronte della politica è stato segretario provinciale , poi segretario e presidente regionale del PLI, e per un ventennio consigliere nazionale. Consigliere comunale di Brescia dal 1964 al 1985 e consigliere provinciale. Dal 1985 membro della Commissione amministratrice, e poi presidente, dell’ASM.
Il Comune di Brescia gli ha conferito per ben due volte il Grosso d’oro. Dopo la sua morte, ha ricevuto alla memoria la medaglia d’oro della Città di Brescia nel dicembre 2013 e il Premio Brescianità nel febbraio 2014.

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27/09/2024, 09:31

Lucchini Luigi

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Casto (Brescia), 21 gennaio 1919 - Brescia, 26 agosto 2013

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3 min

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Anni 2010 - 2023

Descrizione

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Imprenditore metallurgico, Cavaliere del lavoro, benefattore.

Nipote e figlio di forgiatori titolari di una bottega artigiana a Casto, si diploma all’Istituto magistrale “Gambara” e inizia a insegnare, continuando gli studi – che non porterà a termine - di lingue e letterature straniere alla Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica di Milano, frequentando nell’estate del 1939 un corso di lingua tedesca all’Università di Heidelberg. Durante la guerra frequenta il corso ufficiali a Como, ma è esonerato dalle Armi in quanto iscritto all’Università.
Nel dopoguerra entra nell’attività paterna, trasformando una modesta bottega di fabbro nella prima acciaieria di Casto. Fonda il gruppo siderurgico Lucchini, a lungo uno dei più importanti gruppi industriali italiani. Nel corso degli anni il gruppo si concentra nella produzione di acciai speciali e di alta qualità, e negli anni Novanta, nel tentativo di conquistare quote di mercato sempre più vaste e raggiungere una posizione dominante, acquista da Finsider l’acciaieria di Piombino.
È stato presidente del Consiglio di amministrazione della Banca Commerciale Italiana e di Montedison.
Presidente dell’Associazione Industriali di Brescia e membro della giunta di Confindustria dal 1978 al 1983; membro del Comitato consultivo della Comunità Europea in rappresentanza dei produttori siderurgici privati dal 1980 al 1982; presidente di Confindustria dal 1984 al 1988.
Nel 1990 ha dato vita alla Fondazione Lucchini, promuovendo importanti iniziative culturali, collaborando attivamente con l’Università degli Studi di Brescia e realizzando con la stessa la Fondazione Collegio Universitario di Brescia, dopo la sua morte a lui intitolato.
Insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro nel 1975; nominato socio dell’Ateneo di Brescia nel 1984; ottiene nel 1998 la laurea Honoris Causa in Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Brescia.

Ultimo aggiornamento

27/09/2024, 09:47