Rodengo Saiano

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I Comuni nel Parco delle Colline

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Informazioni essenziali

  • popolazione: 6.647 abitanti
  • estensione: 12.8 kmq
  • uffici municipali: Piazza Vighenzi, 1
  • tel. 030 6817711  fax 030 6817740
  • e-mail: info@rodengosaiano.net

L'origine del comune risale al 18 ottobre 1927 quando con Regio Decreto vennero unificati i due centri omonimi in un'unica municipalità. Infatti, Rodengo e Saiano mantennero nel corso dei secoli una propria individualità dovuta alla diversa origine. Saiano risale all'epoca romana, come storicamente attestato da un cippo funerario coevo rinvenuto in loco ed ora conservato al Museo di Santa Giulia di Brescia, mentre Rodengo è di origine longobarda, come risulta da una carta topografica datata 910 d.C.

Storia e arte
Il primo nucleo abitato si sviluppò in epoca medioevale attorno al castello di Saiano. La strada romana, che seguendo il pedemonte congiungeva Brescia con la Spina di Erbusco (e poi con Bergamo e Milano) aveva il più importante presidio a Ponte Cingoli, difeso dall'alto dall'imponente complesso militare della Rocca. Sull'area dell'attuale Abbazia sorgeva un "castrum", accampamento militare fisso, con edifici in muratura e, scoperta recentissima, con un tempio.
Con le invasioni barbariche dapprima si insediano i Goti, poi arrivano i Longobardi che si insediano sulla Rocca, che ampliano oltre le mura romane. Narra la leggenda che Carlo Magno avrebbe fatto erigere lì una chiesa dedicata al santo vescovo francese Dionigi e avrebbe battezzato la zona "piccola Francia", da cui il nome Franciacorta.
Centinaia di sepolture di epoca alto medioevale fanno pensare invece ad un lungo assedio, con battaglie cruente e centinaia di morti fra i Franchi.
Con la vittoria di Carlo Magno su Brescia arrivano numerosi coloni francesi che si concentravano soprattutto a Saiano professando la "lex salica". Da qui Saliani, Saiani, Saiano.
Nel 1066 a Rodengo arrivano i monaci benedettini francesi di Cluny. Per 700 anni sono i monaci a segnare la storia del paese. La Seriola Molinaria e il Gandovere sono all'origine del nome del borgo: Rotingo e Rotenchello sono nomi legati ai mulini. La Seriola Molinara è tuttora proprietà dell'Ospedale Civile.
Tutti i più grandi artisti bresciani (Foppa, Romanino, Gambara, fra i tanti) hanno lasciato testimonianze grandiose a Rodengo. Purtroppo è andato disperso gran parte del patrimonio librario, di manufatti e di mobili dell'Abbazia, che nel 700 contava fino a 70 fra monaci e conversi.
Tra gli edifici civili degni di nota ricordiamo la medioevale Villa Masperoni, caratterizzata da tre bei portali in pietra bugnata e da otto arcate di un portico mai ultimato; villa Maria in stile neogotico, Villa Molinari e Villa Fenaroli a Corneto, posizionata a metà collina in una splendida conca che presenta il tipico schema architettonico bresciano con il corpo centrale alto rispetto alle due ali laterali più basse.

Economia e territorio
L'economia di Rodengo è stata improntata fino agli inizi del novecento ad un'attività prettamente agricola caratterizzata soprattutto dalla coltivazione della vite e del mais e dall'allevamento del bestiame. Nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo aumento delle attività artigianali, industriali e del terziario avanzato, favorite soprattutto dall'ottima rete viaria di collegamento con Brescia e l'autostrada.

Il parco delle colline
I centri storici attorno ai quali si è sviluppato anche l'abitato moderno sorgono nella porzione pianeggiante del territorio comunale, addossati alla catena di rilievi collinari che chiude il comune a nord. Questa porzione di territorio, nettamente divisa dall'avvallamento in cui scorre il torrente Gandovere, include il nucleo storico di origine militare della Rocca a est e i complessi architettonici di Villa Fenaroli e Cascina di Berta a ovest. Nella fascia pedecollinare si sviluppano ampie zone agricole tuttora coltivate a vigneto e in porzioni ormai limitatissime a frutteto. Lungo i crinali delle colline si sviluppa un'importante serie di appostamenti venatori fissi.
Tutto ciò costituisce un complesso di pregevoli caratteristiche storiche, culturali ed economiche che fanno delle colline di Rodengo Saiano un elemento di rilievo all'interno del Parco delle Colline di Brescia.
Alcuni degli interventi in previsione per il periodo a venire riguardano la ristrutturazione della ex-Cascina Damiani nei pressi di ponte Cingoli, con la realizzazione di un uliveto e di un frantoio, per il recupero di questa antica attività agraria, ed il ripristino completo della porzione del Sentiero della Franciacorta (itinerario di interesse provinciale) incluso nel Comune, che percorre le creste collinari da oriente ad occidente.

 

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02/03/2023, 14:00

Rezzato

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I Comuni nel Parco delle Colline

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Introduzione

DELIBERA DI GIUNTA COMUNALE N° 5 DEL 30-1-2008 - APPROVAZIONE PROTOCOLLO D’INTESA TRA P.L.I.S. “PARCO DELLE COLLINE DI BRESCIA ED I COMUNI DI NUVOLERA E REZZATO PER L’ADESIONE DI QUESTI ULTIMI AL PARCO DELLE COLLINE”
 
I comuni di Nuvolera e Rezzato dichiarano la loro volontà di aderire alla Convenzione per la gestione associata al PLIS  Parco delle Colline di Brescia, ed i comuni di Brescia, Bovezzo, Cellatica, Collebeato, Rodengo Saiano dichiarano di accettare tale adesione
La richiesta di riconoscimento dell’interesse sovraccomunale nasce dalla volontà di partecipare alla costituzione del Parco delle colline di Brescia inteso quale strumento di tutela e valorizzazione di un sistema paesistico – ambientale di grande rilevanza.
L’ambito collinare di Rezzato compreso all’interno del PLIS costituisce una propaggine verso la pianura entro un ambito territoriale altamente urbanizzato e fortemente interessato dalla coltivazione delle cave.
Per quanto riguarda specificamente il territorio di Rezzato, si individua nel PLIS lo strumento per
•- Valorizzazione scientifica, culturale, fruitiva
•- Gestione integrata degli aspetti ecosistemici
•- Una più efficace azione  di indirizzo delle modalità di escavazione e recupero
 
Storia e arte
Nella tradizione popolare il nome Rezzato deriva da un mitico re-pastore Zato. Le ricerche storiche hanno confermato il carattere "regale" della denominazione, ma per motivazioni ben diverse: durante il tardo Medioevo, infatti, la zona era sede dell’accampamento delle Corti Regie (Regiadum).
Dell’epoca preistorica il sito più importante è la Cavernetta Ca’ dei Grii, del Neolitico medio, e gli insediamenti dell’età del Bronzo sul Monte Peladolo e del Poggio S. Martino.
Durante l’età Romana, anche il territorio rezzatese, fu sottoposto ad una centuriazione. L’ex statale 11, infatti, non è altro che il prolungamento di via Musei, antico Decumano maximus e via Gallica di Brescia, utilizzata, già in quell’età, per lo sfruttamento delle cave di marmo della zona. In epoca altomedioevale la “curticella" di Treponti fu riconosciuta da Carlo Magno possedimento del Monastero di S. Salvatore. Quasi tutto il territorio era paludoso e incolto, bonificato dei monaci benedettini divenne terreno di lavoro agricolo. Al Basso medioevo risalgono la maggior parte delle costruzioni religiose, allora dipendenti dal Monastero di Sant’Eufemia. L’indipendenza da quest’ultimo portò alla nascita del Comune nel 1299.
Il Trecento è caratterizzato in Lombardia dalle lotte intestine tra guelfi e ghibellini; tra questi i Visconti di Milano che dominarono anche l'area bresciana. Da allora la storia di Rezzato si confonde con quella della città, pur mantenendo una sua caratteristica rispetto ai paesi vicini. Il successivo dominio della Repubblica Veneta, a partire dal 1429, è un periodo di prosperità per le attività produttive e la lavorazione del marmo.
Nel Cinquecento Rezzato fu a capo di una Quadra che comprendeva più comuni limitrofi.
Nel 1548 il nobile Giacomo Chizzola fonda nella sua villa di Rezzato l’Accademia di agronomia, vi insegnò anche il matematico Nicolo Tartaglia.
Famiglie della nobiltà di Brescia scelsero Rezzato per erigervi ville sontuose (Provaglio a Virle, Chizzola e Avogadro – Fenaroli).
Nel XVIII fu sotto l’Impero Napoleonico, divenne poi parte dell’Impero Austro-Ungarico.
Dal secolo XVI ai primordi del XX l'attività artigiana prevalente rappresentata dalla lavorazione della pietra, e gli scalpellini di Rezzato sono i più valenti intarsiatori di altari delle chiese bresciane e lombarde. Nel 1841 l'architetto Rodolfo Vantini fonda l'omonima scuola (oggi Palazzo comunale) per scalpellini.
Durante il Risorgimento il territorio fu teatro di battaglie sia durante le X Giornate con le gesta dei prete soldato don Pietro Boifava, sia durante la 2ª Guerra d'indipendenza con la battaglia di Treponti (1859), lo stesso Garibaldi fu ospite presso Villa Fenaroli nel 1862, mentre il concittadino Nicostrato Castellini si immolava durante la 3ª Guerra d'indipendenza (1866) nella battaglia di Vezza d'Oglio. Nel 1943 la zona della stazione ferroviaria fu colpita da incursioni aeree degli alleati, nello stesso periodo si sviluppò una formazione partigiana promotrice anche del giornale clandestino “Il ribelle”.  
La chiesa di San Giovanni Battista è edificata sui resti di un edificio ecclesiastico risalente al 1310, di cui resta ancora il campanile romanico, la struttura attuale risale al 1672. Lo splendido altare settecentesco, per la parte inferiore, è di Vincenzo Baronzino, mentre la statuaria è di Antonio Calegari.  
Virle rimase Comune autonomo fino al 1928 quando fu aggregato a Rezzato.
Nella settecentesca chiesa Santi Pietro e Paolo trovano spazio una pala d’altare rappresentante il Martirio di San Pietro di Angelo Paglia e le reliquie di Santa Sofia, ivi traslate nel 1799. Sempre a Virle si trova l’antica chiesa di San Martino al Monte costruita nel 1562.
Arrivando da Brescia spicca la settecentesca Villa Fenaroli in stile neoclassico e neo-palladiano, in origine dei nobili Avogadro passò ai Fenaroli e a diversi altri proprietari fino ai Padri Scalabrini che dal 1947 ne fecero un seminario. L’attuale ristrutturazione è del 2006. Sopra, ma separata dalla Villa, ammiriamo la scalinata e la collinetta di San Pietro (Parco di bacco).
La stessa collina ospitava un piccolo Convento costruito nel 1008, successivamente fu edificato nel 1570 il Convento dei frati S. Pietro Apostolo. L’attuale chiesa risale alla metà XVIII secolo. Dopo il periodo napoleonico vi si insediò l'ordine dei Frati Minori Riformati. All’interno è ospitata una pregiata biblioteca che conserva anche manoscritti e incunaboli.
In direzione di Botticino all’inizio della Valverde incontriamo il Santuario della Madonna di Valverde, edificato nel XVII secolo inglobando la precedente “rotonda”  risalente intorno al 1100. La forma circolare di quest’ultima richiamerebbe la coeva Rotonda di Brescia (Duomo Vecchio). L’attuale chiesa seicentesca conserva un altare in pregiati marmi di Giuseppe Cantoni (1718). Pregiato anche l’organo Bonatti del 1713. In fondo al viale alberato si trova il laghetto e la sua cappella, costruita nel 1400, a seguito della prima apparizione Mariana (ricordata con l’annuale processione di S. Anna), e ristrutturata nel 1712, appena dopo la seconda apparizione.  
Da segnalare oggi: La Fondazione PInAC – Pinacoteca internazionale dell’età evolutiva Aldo Cibaldi, la Biblioteca comunale, la Scuola Vantini con il laboratorio del marmo, la Fondazione Banda comunale, la Piscina e lo Stadio.
 
Economia e territorio
Rezzato si trova nell’area pedemontana immediatamente ad est del capoluogo, gode di un clima temperato sufficientemente mitigato dalla presenza del bacino del lago di Garda da cui dista circa 20 km.
Favorito da un'eccellente rete di collegamenti stradali (in passato anche ferroviari), da secoli Rezzato è famoso per la lavorazione del marmo grazie alle vicine cave del botticino (esempio l’Altare della Patria a Roma), oggi soprattutto lavorazione del cemento. A questa tradizionale attività, grazie alla vicinanza a Brescia e all’autostrada, si sono affiancate importanti aziende metalmeccaniche, manifatturiere e aziende commerciali.
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02/03/2023, 14:04

Cellatica

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Informazioni sul comune di Cellatica

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  • popolazione: 4704 abitanti
  • estensione: 6,5 kmq
  • uffici municipali: Via Piazza Martiri della Libertà, 9
  • tel. 030 2526811  fax 030 2521506
  • e-mail: segreteria@comune.cellatica.bs.

Il nome viene probabilmente dal latino "cella", forse vinaria, riferendosi alla produzione del vino, per la quale il paese è da sempre noto. Nel '500 Teofilo Folengo, all'epoca frate benedettino a Sant'Eufemia, affermava che la vernaccia di Cellatica faceva scomparire quella, pur rinomata, di Volta Mantovana.

Storia e arte
Qui passava l'antica strada che conduceva dalla città al Sebino e alla Valle Camonica, e questo può avvalorare l'ipotesi di insediamenti anche preromani. Sono state ritrovate epigrafi romane. Nel sec. XI Cellatica (dove aveva beni il monastero di Leno) entrò a far parte del territorio di Brescia e nel 1130 una cappella di San Giorgio di Cellatica fu assegnata al Capitolo della Cattedrale, che nominò i canonici di Cellatica fino a quando, nel 1616, non si costituì la parrocchia. Nel '300 vi era sorto il convento dei Francescani.

Il paese - che subì nel 1439 le devastazioni delle truppe milanesi del Piccinino impegnate nell'assedio di Brescia - pervenne a un certo benessere nel '500, con la costruzione di edifici significativi.

Cellatica partecipò al Risorgimento attraverso l'ardore patriottico di famiglie come i Trebeschi.

Nel 1849 vi trovò rifugio don Boifava. Nel 1901 il paese fu collegato a Brescia con una tranvia.

Gli edifici religiosi: la Parrocchiale di San Giorgio risale al '500: nella struttura basilicale a tre navate contiene la grande tela di San Giorgio a cavallo e il drago, capolavoro di Francesco Paglia (1663), oltre a tele di Ottavio Amigoni e di scuola del Romanino; notevoli tre croci astili del '700.

Il Santuario della Stella sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, il 31 maggio 1536 la Madonna col Bambino apparve in una stella al pastore Antonio de Antoni di Gardone Valtrompia, sordomuto, che riacquistò la parola. La prima pietra fu posta il 2 giugno 1537. Nell'edificio, a croce greca, sono una pala del Romanino (1538), opere di Pietro Marone (1665), dipinti del Cossali e del Gandino.

Tra gli edifici civili sono degni di nota: Palazzo Sala, che ha l'aspetto di una villa del '700 ma conserva all'interno un salone del '500. Vi lavorò Rodolfo Vantini; Palazzo Covi, eretto forse nel 1563 in zona elevata; Villa Martinengo, costituita da due corpi disposti a L; Villa Comini del '600, dalla bella cancellata. Palazzo Pulusella: cantina con grandiose botti del primo '800, affrescata da Giuseppe Teosa; Casa Boroni, del '700, caratterizzata da una grande torre "passerera" ottagonale.

Economia e territorio
Un tempo l'attività agricola (in particolare la coltivazione della vite) costituiva la principale occupazione nel comune: a breve distanza dalla periferia occidentale della città e con pendii caratterizzati da esposizione favorevole, il territorio di Cellatica venne nel tempo fortemente lavorato e modellato con la costruzione di terrazzamenti sostenuti da muri a secco lungo tutte le pendici dell'arco collinare che protegge l'abitato a settentrione.

Negli ultimi decenni la vicinanza della città e la bellezza del contesto territoriale hanno reso la zona particolarmente appetibile dal punto di vista residenziale, determinando una forte espansione edificatoria. La vocazione economica del comune e dei suoi abitanti si è quindi spostata dall'ambito agricolo a quello industriale e dei servizi.

Il parco delle colline
La mitigazione degli aspetti di criticità legati alla forte edificazione avvenuta sul territorio collinare, l'elaborazione di progetti per la moderazione del degrado delle strutture ad uso agricolo che caratterizzano il paesaggio (terrazzamenti) attraverso un rilancio delle attività private ad esse connesse sono tra i motivi che giustificano l'inserimento di Cellatica nel Parco delle Colline di Brescia. La continuità territoriale con i comuni di Brescia e Collebeato fanno di questa porzione di colline uno degli ambiti di maggior importanza all'interno del Parco, sia per le caratteristiche paesistiche e ambientali, sia come esperienza di coordinamento fra diverse entità territoriali confinanti.

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02/03/2023, 13:53

Bovezzo

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Informazioni sul comune Bovezzo

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  • popolazione: 7.492 abitanti
  • estensione: 6,35 kmq
  • uffici municipali: via Vittorio Veneto, 28
  • tel. 030 2111211   fax 030 2711554
  • e-mail:  ufficiotecnico@comune.bovezzo.bs.it

E' situato alle porte di Brescia, ai piedi del monte Spina sul versante destro della Valle del Garza, alla confluenza della Valle Trompia con la via per la Vallesabbia e le Giudicarie. Il suo territorio è caratterizzato dalla posizione pedecollinare. Aspetti morfologici tipici delle zone ai piedi delle Prealpi lombarde.

Storia e arte
Sono numerose le presenze architettoniche di rilevo sul territorio comunale, sia di carattere religioso che civile. Di particolare interesse, anche per la sua collocazione topografica, è il Santuario di Sant'Onofrio sul monte Spina a circa 1000 m di quota, del '400. Il colle rappresenta il ''tetto'' del Parco delle Colline di Brescia. L'edificio religioso custodisce un ciclo di affreschi con scene della Vita del Santo attribuito al Romanino e una Madonna col Bambino attribuita al Foppa.

La Parrocchiale di Sant'Apollonio, ricostruita nel primo '800, ospita una pala di Augusto Ugolini, affreschi di Giulio Motta (1823) e un organo Serassi (1859). Interessante anche l'edificio dell'oratorio, nella struttura del quale sono inclusi resti dell'antica chiesa parrocchiale risalente al 1480 (fregi e archetti romanici in cotto, con grossi peducci).

Tra gli edifici civili, degna di menzione è senz'altro Casa Avogadro, della fine del '400, sul lato sud della piazza principale. Scomparsa, salvo tre portalini scolpiti in marmo di Botticino, l'architettura esterna; all'interno si è invece conservato il portico con due colonne rustiche e capitelli fogliati con lo stemma. Nella galleria soffitto ligneo quattrocentesco a tavolette.

Da citare inoltre Palazzo Rampinelli, ingrandito nel '700 dai Bordogni, e Palazzo Rota, costruito tra '700 e '800 su progetto dell'ingegner Vincenzo Berenzi, il quale riutilizzò, nella propria realizzazione neoclassica, materiale proveniente dal demolito Collegio ecclesiastico di Sant'Eustacchio. Nel lato ovest una cappella, con pala di Grazio Cossali. Entrambe le strutture s'incontrano lungo la strada per Cortine.

Casa Mazzini, infine, è caratterizzata da un portico quattrocentesco ad ampie e basse arcate, con resti di decorazione. Appartenne alla famiglia dello storico Jacopo Malvezzi.

Economia e territorio
La presenza delle attività industriali all’interno del comune ha particolare rilevanza rispetto agli altri settori, con aziende che in alcuni casi ricoprono un ruolo considerevole in ambito nazionale ed internazionale. Il settore industriale assorbe il 70% degli addetti operanti nel comune.

Accanto all’industria, il settore dei servizi assorbe di fatto la totalità dei rimenenti addetti in attività per la maggioranza di piccole-medie dimensioni.

L’agricoltura ricopre un ruolo del tutto marginale nell’economia del comune, sebbene la superficie agraria e forestale costituisca il 75% del territorio comunale.
La collocazione del comune in diretta correlazione con la zona nord della città e con la direttrice della val Trompia ha costituito un fattore determinante per lo sviluppo urbano del comune negli ultimi decenni.

Il parco delle colline
Il territorio collinare di Bovezzo, che costituisce una porzione importante del suolo comunale, rappresenta la porzione più settentrionale del Parco delle Colline di Brescia, ultimo avamposto dei rilievi della Val Trompia. Un tempo caratterizzato da alcune strutture terrazzate con muri a secco nella fascia pedemontana (oggi quasi completamente perse), questo territorio collinare è stato da sempre sfruttato dall'uomo per la coltivazione del bosco: sono ancora visibili le ultime tracce di castagneti da frutto e di boschi coltivati ad alto fusto, oggi purtroppo in stato di progressivo abbandono. La scelta dell'adesione al Parco delle Colline di Brescia costituisce un elemento chiave per l'inserimento del comune all'interno di un progetto di sviluppo integrato dell'area metropolitana di Brescia concepita in ogni suo aspetto (includendo quindi necessariamente anche il sistema delle aree verdi periurbane): in questo senso Bovezzo rappresenta un tassello di congiunzione determinate tra l'area della città e l'inizio delle valli, zone in cui oggi l'abitato non ha più soluzione di continuità ma che necessitano di interventi mirati per l'integrazione reale dei singoli territori.

Il Parco rappresenta inoltre un'opportunità per dare indirizzi alle attività di cura dei boschi, per la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico-paesistico delle colline, per l'integrazione della rete sentieristica all'interno di un sistema viario collinare che si estende da Brescia a Rodengo Saiano.

 

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02/03/2023, 13:50

Brescia

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I Comuni nel Parco delle Colline

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Storia e arte
Il nome
: Il nome ''Brescia'' deriva secondo gli storici dal suffisso celtico ''bric'' che significa cima, monte, in riferimento al colle Cidneo dove i galli cenomani costruirono il primo insediamento abitativo di quella che in futuro diverrà la città di Brescia. Successivamente divenne ''colonia Brixia'' con i romani (costruzione dell'acquedotto e del Capitolium); alla caduta dell'impero romano d'Occidente (476 d.c.) subì le invasioni barbariche (Teodorico e Alarico). La città divenne sede di un ducato al tempo dell'invasione dei Longobardi (Rotari e Desiderio) per passare più tardi sotto il regno di Carlo Magno, che aveva sposato e poi ripudiato Desiderata (Ermengarda nella tragedia ''Adelchi'' di Alessandro Manzoni), figlia di re Desiderio, che concluse la propria vita nel monastero di S. Salvatore. Verso l'anno 1090 ebbe inizio l'età comunale. Nel 1158 Federico I° detto ''Barbarossa'' ottenne la resa della città e impose dure condizioni. Nel 1167 Brescia e altre città lombarde giurarono a Pontida per la difesa reciproca e nel 1176 a Legnano sconfissero il Barbarossa. Seguì il periodo delle ''Signorie'' durante il quale la città godette di un periodo tranquillo e ne approfittò per realizzare opere, edifici e difese (rettore era il vescovo Berardo Maggi). Seguirono anni di guerre (tra guelfi e ghibellini) tra signori stranieri e tra i Visconti e la Serenissima Repubblica di Venezia. Fu in quel periodo che venne aggiunta la scritta ''Brixia Fidelis'' sullo stemma della città a riconoscimento della fedeltà dimostrata nei confronti della Repubblica Veneta. Seguirono lotte tra francesi, Venezia e Spagna e successivamente, nel periodo napoleonico tra Francia e Austria per la conquista di Brescia. Il periodo risorgimentale è caratterizzato dai moti del 1821 e da quelli del 1849 con la rivolta delle ''Dieci Giornate'' (21 marzo - 1 aprile) contro l'occupazione austriaca per la quale Brescia meritò l'appellativo di ''Leonessa d'Italia''. Dopo l'unità d'Italia e nei primi anni del '900 Brescia acquista importanza sulla scena politica nazionale con la figura di Giuseppe Zanardelli più volte ministro e capo del governo (dal 1901 al 1903). Dopo le due guerre mondiali Brescia sviluppa ulteriormente la sua capacità industriale, conoscendo uno straordinario sviluppo economico che la pone come importanza al secondo posto in Lombardia dopo Milano. Brescia conserva nel centro storico diversi monumenti: di particolare importanza il complesso archeologico-museale di Santa Giulia, tra i più significativi del nord Italia per l'estensione temporale dei ritrovamenti, dalle Domus dell'Ortaglia di età romana alla chiesa medievale di S. Salvatore, a quella rinascimentale di S. Maria in Solario, inserite nel percorso del museo. I principali monumenti si trovano concentrati nell'area ai piedi del Colle Cidneo: edifici medievali, la Rotonda o Duomo vecchio (XI secolo) con a fianco il Duomo Nuovo (all'interno si possono ammirare opere del Moretto, del Romanino ecc.), il Broletto con la Torre del Popolo (XI secolo), e rinascimentali, nella omonima piazza, La Loggia (1492-1574) e il Monte di Pietà (1484-1597). In piazza del Foro il tempio Capitolino (73 d. C.). Una delle più importanti raccolte di pitture della nostra regione si trova presso la Pinacoteca Tosio-Martinengo (vi si trovano opere del Moretto, Romanino, Foppa, Raffaello, Savoldo, Lotto, Piazza). Sul colle Cidneo l'imponente Castello cinquecentesco che ospita i musei delle Armi e del Risorgimento. Il patrimonio monumentale della città, che comprende le numerose fontane, è oggetto negli ultimi anni di restauri conservativi nell'ambito del progetto ''Rivalutare Brescia'' che coinvolge in sinergia il Comune di Brescia e i privati per finanziare i singoli interventi.

Economia e territorio
Il territorio del comune è delimitato ad est dal Colle della Maddalena e dalla collina di S. Giuseppe e a ovest dalla collina della Badia e dai monti Ratto e Picastello, nella pianura tra questi rilievi scorre il fiume Mella che attraversa la città da nord verso sud. Ricca di boschi, di campi destinati alle coltivazioni, (ma anche i terrazzamenti sui Ronchi servivano a questo scopo) Brescia ha avuto in passato un buon sviluppo agricolo. In tempi più recenti l'agricoltura e l'allevamento sono diminuiti di importanza di fronte al forte sviluppo dell'attività industriale. Brescia è conosciuta in tutto il mondo per le sue fabbriche metalmeccaniche, per l'industria siderurgica, tessile e abbigliamento, e negli ultimi anni la città ha visto crescere notevolmente la sua attività nel settore terziario e dei servizi. La città è sede di importanti ospedali, cliniche e Università (Università Statale e del Sacro Cuore) con prestigiose facoltà.

Il parco delle colline
La superficie del Parco delle Colline nel comune di Brescia assomma ad oltre 2.100 ettari e comprende gran parte della Collina della Maddalena, il Colle Cidneo, la collina di S. Giuseppe, la Valle di Mompiano, la collina di S. Anna. Scopo del Parco delle Colline di Brescia è sostanzialmente quello di tutelare e valorizzare una cornice naturale e paesistica di notevole valore ambientale. Oggetto di studi preliminari da parte di professionisti operanti nel settore urbanistico-agronomico-ambientale, dal 2002 il Parco delle Colline è divenuto una realtà. Nel corso del 2003 e 2004 l'Ufficio di Coordinamento del Parco delle Colline di Brescia ha realizzato diversi interventi: recupero di vecchi sentieri di accesso dalla città verso i Ronchi e la Maddalena. Di notevole interesse e novità assoluta nella nostra zona, il sentiero didattico inaugurato nel giugno 2004 presso il Bosco della Badia progettato e realizzato per essere utilizzato anche dai ciechi.

 

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02/03/2023, 13:47

Che cosa è un Plis

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Alcuni sistemi naturali presenti sul territorio presentano caratteristiche tali da richiedere un particolare statuto di tutela

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Parco delle Colline

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Alcuni sistemi naturali presenti sul territorio presentano caratteristiche tali da richiedere un particolare statuto di tutela (per il valore intrinseco e/o  per l'importanza della loro collocazione territoriale).
La Regione Lombardia indica alcuni di questi ambiti territoriali, definendo lo strumento del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale).
E' uno strumento di tutela ''lieve'', poiché conserva le indicazioni dei PGT (Piano di Governo del Territorio) comunali, ma importante, proprio perché il valore dell'area è riconosciuto da una Legge Regionale. 

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02/03/2023, 13:27

Com'è nato il Parco delle Colline di Brescia

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Informazioni sull'iter istitutivo del PLIS "Parco delle Colline di Brescia"

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Parco delle Colline

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iter istitutivo del PLIS "Parco delle Colline di Brescia"

settembre 1995: il comune di Collebeato definisce una prima perimetrazione all'interno del suo territorio, presentando alla Regione Lombardia domanda di riconoscimento dell' area come PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale).

novembre 1996:la Regione Lombardia inserisce il parco delle colline di Brescia nell'elenco dei PLIS istituiti sul territorio regionale.

anno 1997: accordo di programma tra i comuni di Brescia, Botticino, Cellatica, Collebeato e la provincia di Brescia finalizzato alla istituzione di un parco locale di interesse sovracomunale denominato "parco delle colline".

maggio 2002: il comune di Brescia istituisce un ufficio di coordinamento per il parco delle colline.

luglio 2002: i cinque comuni firmano una convenzione  che definisce gli organi costitutivi del parco ed i principali obiettivi da perseguire.

novembre 2002: la Provincia di Brescia riconosce l'istituzione del PLIS; al comune di Collebeato si aggiungono Bovezzo, Brescia, Cellatica e Rodengo Saiano.

gennaio 2008:il comune di Rezzato aderisce al PLIS. 

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02/03/2023, 13:39

Ricerche

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Osservatorio sulle migrazioni e l'inclusione sociale

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10/03/2016, 10:52

Martinazzoli Fermo "Mino"

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Orzinuovi (Brescia), 30 novembre 1931 - Brescia, 4 settembre 2011 - In carica dal 1994 al 1998

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Sindaci della città

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Descrizione

Avvocato, politico, parlamentare, ministro, segretario nazionale della Dc e del Ppi, saggista

Fermo “Mino” Martinazzoli nasce a Orzinuovi e, dopo la maturità classica al liceo Arnaldo, si laurea in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Inizia la professione forense ma, contemporaneamente, comincia l’impegno politico come esponente della Dc e come amministratore locale. Il primo incarico è quello di assessore alla Cultura nel suo paese natale. Eletto consigliere provinciale, dal 1970 al 72 è presidente dell’amministrazione provinciale. Dal 1975 al 1980 è consigliere comunale in Loggia e per una parte del mandato è anche capogruppo della Dc. Nel 1972 inizia la sua attività parlamentare, che durerà 22 anni: dal 1972 al 1983 è senatore, dal 1983 al 1992 deputato, dal 1992 al 1994 nuovamente senatore. Numerosi gli incarichi di primo piano assunti a Roma. Martinazzoli ha infatti presieduto la Commissione inquirente per i procedimenti d’accusa (dal ’76 al ’79), è stato ministro di Grazia e Giustizia dall’83 all’86 nel primo governo Craxi, presidente del gruppo parlamentare della Democrazia cristiana a Montecitorio dall’86 all’89, ministro della Difesa dall’89 al ’90 nel sesto governo Andreotti. Si dimette insieme ad altri quattro ministri (fra cui Sergio Mattarella) in dissenso sulla legge Mammì che regolamenta l'emittenza radiotelevisiva. È stato ministro per gli Affari regionali e le riforme istituzionali dal ’91 al ’92, nel settimo governo Andreotti. Il 12 ottobre 1992 è stato eletto dal Consiglio nazionale della Dc segretario nazionale, successore di Arnaldo Forlani, con il mandato di rinnovare fortemente un partito in crisi di consensi e di credibilità dopo gli scandali di Tangentopoli. Il 24 gennaio 1994 fonda il Partito popolare italiano, di cui Martinazzoli è il primo segretario. Si dimette da questo incarico all'indomani della sconfitta alle elezioni politiche del 27 marzo 1994. Dopo una breve pausa Martinazzoli torna sulla scena politica locale e nazionale: dal ’94 al ’98 è infatti sindaco di Brescia alla guida di una coalizione che prefigura l’esperienza nazionale dell’Ulivo di Romano Prodi. Candidato alla presidenza della Regione Lombardia nel 2000, fino all’aprile del 2005 Mino Martinazzoli ha svolto il ruolo di leader dell’opposizione di centrosinistra al Pirellone. Nel 2004 viene nominato presidente di Alleanza popolare-Udeur. Successivamente si dimette dall'incarico. Nel 2006, infine, si impegna attivamente nel comitato per il "No" al referendum costituzionale.
Martinazzoli ha sempre unito all’attività politica svolta ai massimi livelli una riflessione colta sulle ragioni dell’impegno, sui limiti della politica, sui temi etici legati ai ruoli pubblici: l’ha fatto poggiando il proprio pensiero su una cultura cattolico-democratica e liberale di ispirazione manzoniana, su vaste letture, su un’indole intrisa di ironia, passione e disincanto. Frammenti utili per comporre il palinsesto del suo pensiero si trovano, oltre che nei discorsi parlamentari, nelle moltissime interviste e negli interventi occasionali, nei libri da lui firmati tra cui Controcorrente dc (1979), Il limite della politica (1985), Pretesti per una requisitoria manzoniana (1985), Il cielo di Austerlitz (1988), Per Moro (1988), Elogio di Nicodemo (2001), La traccia di Aldo Moro (2002), Mosè. La libertà e la legge (2003).
Si è spento a Brescia il 4 settembre 2011.

Ultimo aggiornamento

07/11/2024, 08:51

Panella Giovanni

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Roè Volciano, 7 gennaio 1948 - Brescia, 25 settembre 2003 - In carica dal 27.01.1992 al 27.09.1992

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Politico bresciano – ex sindaco di Brescia

Gianni Panella (7 gennaio 1948 – 25 settembre 2003), sindaco dal 27 gennaio al 26 settembre del 1992. Nato a Roè Vociano, secondo di sei figli (tre maschi e tre femmine). Il padre Pietro, operaio, muore precocemente all’età di 37 anni. La madre Giulia è casalinga.
Dopo la morte del padre, Gianni Panella frequenta per tre anni l’Istituto alberghiero di Gardone Riviera e d’estate lavora come cameriere in Svizzera e poi a Riva, per mantenersi. Raggiunta la maggiore età riceve l’offerta di impiego dalla Fiom (il sindacato metalmeccanici della Cgil) e nel ’67 diventa funzionario sindacale. In questo periodo studia di sera e si diploma ragioniere. La prima zona di destinazione è quella di Nave, teatro di duri scontri fra il sindacato e gli imprenditori siderurgici. Panella subisce minacce, denuncia un imprenditore: la giustizia gli dà ragione, lui devolve in beneficenza il risarcimento milionario. Lui, socialista, è sempre più apprezzato all’interno del sindacato guidato prima da Gastone Sclavi e poi (dal 1974) da Claudio Sabattini. Dal matrimonio con Adriana Staffoni nel frattempo è nata l’unica figlia, Stefania, che gli darà il nipotino Amedeo. Con la famiglia abita a Vobarno, paese che non lascerà mai, neppure durante i pressanti impegni sindacali e politici a Brescia. Nel 1977 entra nella segreteria generale della Cgil, nel 1982 subentra a Ezio Marsadri come aggiunto alla segreteria generale, all’epoca retta da Aldo Rebecchi. Il tandem Rebecchi-Panella guida la Camera del lavoro negli anni difficili del decreto di San Valentino (1984), degli autoconvocati, del referendum sulla scala mobile. Nel 1986 Rebecchi viene eletto alla Camera dei deputati e Panella – dopo un lungo braccio di ferro – viene eletto segretario generale. È il primo socialista a ricoprire l’incarico dai tempi di Bigio Savoldi. Nel 1991 Panella lascia la segreteria di piazza Repubblica, gli subentra Gianni Pedò. In Loggia c’è appena stato lo scioglimento anticipato del Consiglio eletto nel 1990, e alle elezioni del 24 novembre 1991 il Partito socialista punta su Panella come capolista e dunque come candidato sindaco. Panella ottiene un buon risultato personale nell’elezione che vede la Lega diventare il primo partito in Consiglio. Il 27 gennaio l’esponente socialista viene eletto sindaco alla guida di una giunta Dc-Psi-Pli-Lega casalinghe e pensionati che si regge sui voti decisivi di Maria Fida Moro (eletta nelle fila di Rifondazione comunista ma dissociatasi dal partito) e di Mario Abba, in dissenso dal Pds. La giunta-Panella dura soli otto mesi ma deve affrontare questioni scottanti: il blocco, causato da ritrovamenti archeologici, dei lavori al palagiustizia che doveva sorgere in via Spalto San Marco, le prime ondate migratorie in città, l’avvio del progetto del termoutilizzatore dell’Asm. Quando un pezzo della Dc revoca l’appoggio alla sua giunta, Panella deve gettare la spugna. Gli subentrerà, a partire dal 27 settembre del 1992, il sindaco Paolo Corsini. Panella rimane consigliere semplice, appoggia lealmente la giunta-Corsini. Dopo lo scioglimento del consiglio tenta, senza fortuna, la via delle elezioni alle politiche per cercare di tener viva una presenza socialista sbriciolata dai colpi di Tangentopoli.
Dopo questa esperienza lascia l’impegno politico in prima fila e si getta nell’impegno professionale, diviene consulente di gruppi industriali bresciani (fra cui la Lucchini, impegnata in pionieristiche trattative sindacali in Polonia), diventa responsabile delle risorse umane e dell’organizzazione delle Officine meccaniche rezzatesi di Marco Bonometti. Nel 2001 i primi segni di un male che lo vince dopo quattro operazioni, una lunga sofferenza e una stoica battaglia. Poco prima della morte, sopraggiunta a 55 anni d’età il 25 settembre 2003, è stato insignito della stella al merito del lavoro.

 

 

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07/11/2024, 08:49