Morstabilini Mons. Luigi

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Ripa di Gromo (Bergamo) 15 settembre 1907 – Bergamo 26 luglio 1989

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Anni 1980 - 1989

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Vescovo di Brescia

Luigi Morstabilini, vescovo di Brescia dal 1964 al 1983, era originario dell’alta Val Seriana. Nasce a Ripa di Gromo il 15 settembre del 1907. Da ragazzo entra nel Seminario di Bergamo. In contemporanea con la teologia del Seminario frequenta la Scuola sociale di Bergamo, laureandosi nel 1930 in Scienze sociali. Viene ordinato a Bergamo il 30 maggio del 1931 e destinato come curato nella parrocchia cittadina di Boccaleone. L’anno seguente viene chiamato ad insegnare apologetica nel liceo del Seminario di Bergamo iniziando così un lungo servizio al Seminario. Dal 1944 al 1947 è assistente diocesano degli uomini di Azione Cattolica. Nel 1954 lascia l’insegnamento perché è nominato Pro Vicario generale della diocesi per il settore riguardante il clero e le attività cattoliche. Giovanni XXIII lo volle vescovo nella Diocesi di Veroli Frosinone. Eletto l’11 agosto del 1962, viene consacrato nella Cattedrale di Bergamo il 9 settembre dello stesso anno. L’8 ottobre del 1964 Paolo VI lo nomina a Brescia successore di mons. Tredici. In diocesi fa il suo ingresso l’8 dicembre. A Brescia il vescovo Morstabilini rimarrà 19 anni, tutti intensi di fatti, cambiamenti e trasformazioni. Prima di tutto la recezione del Concilio ecumenico Vaticano II. Testimoniano questo impegno le cinque lettere pastorali, scritte dal 1975 al 1979, sotto il comune titolo “Il cammino post-conciliare di una Chiesa locale”. Un altro capitolo va poi individuato nella sofferta decisione di portare a compimento il nuovo seminario Maria Immacolata. Modificando di poco il progetto iniziale, conclude l’impresa accettando anche l’impopolarità della tassazione alle parrocchie in proporzione al numero degli abitanti. La scelta è ripagata da anni ricchi di vocazioni: nel 1975 si arrivano ad ordinare 33 nuovi presbiteri. Accanto al tema del seminario nuovo va ricordato quello del seminario vecchio, palazzo Santangelo, che mons. Morstabilini vuole trasformato nel Centro pastorale Paolo VI. Un altro capitolo dell’episcopato di Morstabilini a Brescia è la visita pastorale, esperienza che lo impegna moltissimo. Una visita non più ispettiva e amministrativa ma dal tenore e sapore strettamente pastorale secondo il Concilio. Indetta l’11 aprile del 1971 viene iniziata a Precasaglio il 23 ottobre dello stesso anno e terminata a Boldeniga il 25 giugno del 1978. In sette anni vengono visitate tutte le 490 parrocchie della diocesi. Strettamente legato alla visita va ricordato il XXVIII Sinodo diocesano. Annunciato nell’ottobre del 1978, viene preparato da un anno sinodale e concluso con la celebrazione del Sinodo stesso il 7,8,9 dicembre del 1979. Il 21 novembre del 1981 viene presentato il libro sinodale dal titolo: “Per una Chiesa comunità che segue e annuncia Cristo”. Rilevante anche il capitolo missionario. In qualità di presidente della Commissione Cei per la cooperazione fra le Chiese e di membro della Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Morstabilini ha avuto per le missioni una grande attenzione: ha favorito le partenze dei fidei donum, ha visitato più volte le missioni dove operavano bresciani nei vari continente e fra i migranti in Europa, ha sostenuto la missione diocesana di Kiremba. È stato infine Morstabilini ad accogliere la visita di Giovanni Paolo II a Concesio e Brescia in memoria di Paolo VI domenica 26 settembre del 1982. Il 7 aprile del 1983 mons. Mosrtabilini annuncia che il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età e nello stesso tempo comunica l’elezione a vescovo di Brescia di mons. Bruno Foresti. Avvenuto il passaggio di consegne, si ritira a Scanzorosciate nei pressi di Bergamo, in un appartamento messo a disposizione dalle Suore Orsoline di Gandino. Socio effettivo dell’Ateneo di scienze, lettere e arti di Brescia dal 1968, diviene socio corrispondente a partire dal 1983. Dal 1983 al 1989 trascorre i suoi anni da quiescente. Il 26 luglio 1989 si spegne serenamente a Bergamo. I funerali si svolgono in cattedrale a Brescia il 29 luglio. Morstabilini è sepolto ai piedi del monumento a Paolo VI, il Papa del Concilio che lo aveva voluto pastore nella sua Brescia. 

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27/09/2024, 10:49

Mozzoni Tita

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Gardone Valtrompia 27 marzo 1894 – 17 agosto 1986

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Anni 1980 - 1989

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Artista

Figlio di Valentino e di Margherita Botti, fratello minore del pittore Giuseppe, sull’esempio e sotto la guida del fratello si dedicò all’arte. A Brescia frequentò la Scuola d’arte Moretto, fu allievo di Gaetano Cresseri per l’affresco ma si dedicò anche a miniatura, restauro, scultura, sbalzi su rame, vetrate, smalti. Dopo una lunga collaborazione con il fratello aprì una propria bottega in via Capriolo. Insegnò nella scuola Moretto per oltre trent’anni, ma anche nella scuola domenicale Nicolò Tartaglia, in circoli culturali e aziendali ed ebbe fra i propri allievi importanti artisti del Novecento bresciano come Pescatori, Ragni, Simoni, Di Prata, Consadori, Favero e altri. Strinse amicizie con grandi figure dell’arte italiana come Tosi, Carrà, Saetti, Vellani, Marchi, Longaretti, Lilloni, Marini. A partire dagli anni Venti del Novecento iniziò a dipingere in chiese e palazzi con Cresseri e Trainini. Rimangono tracce della sua opera come restauratore e decoratore a Clusane, Toscolano Maderno, Acquafredda (parrocchiale), Quinzano d’Oglio, Braone, Borgo Trento, Morgnaga, Gussago, Villanuova, la Noce, San Nazaro a Brescia, l’Istituto Salesiano di via Copernico a Milano, la cappella Tirandi nel Vantiniano, la cappella del Seminario nuovo di Brescia, la casa dei Comboniani a Limone del Garda. Per un periodo di tempo visse in Valseriana e a Roma. Ha lavorato ad affreschi in palazzi e ville di Calino, Gerolanuova, Bettegno, Milano (l’Istituto sant’Ambrogio). Nelle opere da cavalletto ha abbracciato i generi più diversi: paesaggi, nature morte, fiori, ritratti. In questi ultimi, in particolare, ha ottenuto risultati eccellenti. Moltissime le mostre personali fra cui è possibile ricordare quella ad Arte Bella di Corso Magenta a Brescia nel 1927, quella presso il Sindacato lombardo a Milano nel 1932, la personale del 1934 all’Istituto fascista di cultura e la partecipazione alla Mostra d’arte sacra all’Angelicum di Milano nel 1935. Rilevanti le mostre allestite per il suo 80° compleanno all’Associazione artisti bresciani nel 1974 e quella per il 90° alla Galleria Inganni nel 1984. Sue opere si trovano in collezioni italiane e straniere, sue vetrate in chiese di Crema e Reggio Emilia, sculture a Brescia, Bovegno, Lumezzane, Sopraponte.

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27/09/2024, 10:49

Bonetti Miro

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San Gervasio, 13 dicembre 1916 - Brescia, 28 agosto 1986

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Anni 1980 - 1989

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Segretario Unione Artigiani

Mirocleto Bonetti, per tutti Miro, è stato per quasi quarant’anni il simbolo dell’artigianato bresciano, icona di una categoria e del suo ruolo economico, sociale e civile. Nasce il 13 dicembre 1916, nella Bassa, a San Gervasio. Si diploma in Ragioneria, ma come molti giovani della sua generazione, si trova ben presto inviato sui fronti di una guerra lunga e sanguinosa.
A Brescia torna solo nel 1947, quando viene chiamato come funzionario della neonata Unione Provinciale Artigiani. Abilità e dedizione lo portano presto ai vertici dell’istituzione: nel 1950 viene nominato segretario provinciale. Insieme al presidente Ugo Vaglia, nel corso degli anni Cinquanta, dà un impulso decisivo all’organizzazione sindacale degli artigiani bresciani. Si impegna direttamente nelle battaglie di quegli anni, avendo come scopo principale la crescita della coscienza del ruolo che la categoria andava sempre più assumendo nel contesto economico e sociale del tempo.
Nel 1956 diviene membro della Commissione dell’Albo delle imprese artigiane. Nel 1970 è tra i fondatori della Federazione artigianale della Lombardia. Si distingue anche nell’ambiente sportivo, come presidente della società di pallavolo sponsorizzata dall’Upa. Successivamente condivide l' impegno a sostegno degli artigiani con uno dei tre figli, l’on. Andrea, direttore dell’Unione e poi parlamentare ed eurodeputato.
A Miro Bonetti si deve anche il progetto che portò nel 1982 l’Upa ad avere una sede propria, in via Milano. Sede dove  lavora fino all’ultimo giorno: è appena tornato a casa quando viene improvvisamente stroncato da un attacco cardiaco, la sera del 28 agosto 1986.

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27/09/2024, 10:48

Progettare la parità

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Tornare al lavoro

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Progetti e Proposte

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​​​Tornare al lavoro!

L'Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Brescia, nell'ambito dell'iniziativa regionale "Progettare la parità in Lombardia – Anno 2015" per la promozione della valorizzazione e sviluppo delle pari opportunità tra uomini e donne, ha organizzato con Regione Lombardia "Tornare al lavoro! Non è mai troppo tardi".
Il progetto ha visto coinvolte donne residenti in città che hanno superato i 40 anni e che intendono cercare nuovamente un'occupazione dopo aver dedicato tempo all'attività di cura, che hanno perduto il posto di lavoro, che sono inoccupate, che  
non sono in possesso della cittadinanza italiana e sono residenti a Brescia da almeno un anno, oppure che vivono in semiautonomia dopo il percorso di affrancamento dalla violenza.
 
Maggiori informazioni nella pagina riportata nei link esterni. 
 
In allegato:
  • L'avviso della Provincia di Brescia che stanzia i fondi per tirocini e assunzioni delle partecipanti al progetto;
  • I profili delle partecipanti in forma anonima
  • I recapiti dei CFP che hanno curato i corsi di formazione organizzati nell'ambito del progetto
  • La delibera di approvazione del progetto
  • Il pieghevole che descrive l'iniziativa

​ Ufficio per le Pari Opportunità del Comune di Brescia

Piazza Loggia 3, 25121 Brescia
e-mail: pariopportunita@comune.brescia.it​
Tel. 030 2977325/333

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24/01/2024, 15:27

Feroldi Franco

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Brescia, 1 novembre 1913 - Passirano, 6 gennaio 1982

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Anni 1980 - 1989

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Economista, docente universitario, presidente della Camera di commercio

Il prof. Franco Feroldi è stato insigne studioso dei problemi economici e sociali dell’Italia del dopoguerra, ma anche operatore in molteplici settori della vita pubblica, rivestendo incarichi di impegno e prestigio. Nasce a Brescia da una famiglia di antica tradizione, il padre Pietro è avvocato di fama. Presto si distingue negli studi: a soli ventuno anni, nel 1935, si laurea in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano e l’anno successivo, presso lo stesso ateneo, si laurea in Economia e commercio. Diventa quindi assistente all’Istituto di Scienze economiche dell’Università Cattolica. Nel 1942 prende la libera docenza in Politica economica e finanziaria. Forte è anche il  suo impegno sociale e civile: nel luglio 1943 è tra i giovani professori che preparano il Codice di Camaldoli. Dopo l’8 settembre, aderisce al Corpo volontari della libertà “Fiamme Verdi” e partecipa alla lotta di Liberazione. Nel 1944 sposa Nella Abate; dal matrimonio nasceranno cinque figli.
Nell’immediato dopoguerra viene chiamato all’Ufficio studi della Banca Commerciale Italiana, dove rimane come funzionario fino al 1957, e negli anni successivi come consulente. Ma la sua vera vocazione è la docenza universitaria: nel 1945 è Incaricato di Economia Politica, Scienza delle finanze e Statistica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma. Nel 1956, alla Facoltà di Economia e commercio, sempre a Parma, diventa Ordinario di Economia politica e poi di Politica economica e finanziaria. Nel frattempo non è mai venuto meno l’impegno civico: nel marzo del ’46 viene eletto al Consiglio comunale di Brescia e nello stesso anno diviene membro della Giunta della Camera di commercio di Milano, istituzione per la quale nel 1955 diventa presidente della Sezione credito e finanza. Nel 1957-58 è nominato preside della Facoltà di Economia a Parma, incarico cui verrà chiamato anche nel non facile periodo che va al 1968 al ’71.
Nel 1960 è tra i protagonisti dell’avvio dell’Università statale a Brescia: viene infatti nominato Direttore della Scuola di Amministrazione industriale di Brescia, primo passo per una sede staccata  dell’Università di Parma nella nostra città. Accanto alla docenza, spicca in quegli anni il contributo all’analisi teorica economica, che lo vede concentrato sui temi della sviluppo e della produttività d’impresa, la dinamica del ciclo e la formazione dei livelli retributivi. Studi che lo porteranno a diversi incarichi e consulenze, anche a livello governativo, e alla nomina a Presidente della Camera di commercio di Brescia, dal 1968 fino alla sua prematura scomparsa, nel 1982.
Ha un ruolo significativo nel dibattito economico, non solo italiano, di quegli anni. Non si è schierato con particolari scuole di pensiero, rimanendo fedele ad una propria impostazione personale, cultuale, umanistica, e con un’ispirazione di vita profondamente cristiana.

 

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27/09/2024, 10:47

Chizzolini Vittorino

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Brescia, 3 gennaio 1907 - Brescia, 24 maggio 1984

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Anni 1980 - 1989

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Insegnante, pedagogista

Per oltre mezzo secolo Vittorino Chizzolini è stato operatore instancabile e punto di riferimento per il mondo della scuola e le organizzazioni di cultura e carità. Mite nei modi, tenace e determinato nelle opere.
Nasce a Brescia agli inizi del 1907, figlio di un fabbro originario di Casto, che aveva il suo laboratorio all’angolo tra via XX Settembre e via Ferramola. Fin dai primi anni comprende che l’insegnamento è la sua vocazione. Vuole diventare maestro e si diploma all’Istituto Veronica Gambara nel 1924. Dal 1925 al ’35 insegna in diverse scuole elementari della città: alla Stocchetta, a Sant’Eufemia e in centro. Chiede quindi un anno di aspettativa per ragioni di salute e all’insegnamento attivo non torna più perché mons. Angelo Zammarchi e don Peppino Tedeschi  lo chiamano come redattore all’editrice La Scuola. Nel frattempo si è iscritto all’Istituto Superiore di Magistero dell’Università Cattolica di Milano e si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in filosofia e pedagogia, nel dicembre 1931. Già di quegli anni sono la sua adesione all’Azione Cattolica e il suo impegno settimanale come volontario in visita alle carceri. Impegni ai quali resterà fedele tutta la vita.
Durante la guerra, la sua attività caritativa si amplia: delegato diocesano dell’Azione Cattolica, con il Gruppo della Charitas, ogni domenica organizza l’assistenza ai poveri e ai bisognosi. Nell’immediato dopoguerra, dedica grande impegno alla battaglia per la riforma degli studi magistrali. L’attenzione ai maestri e alla scuola elementare è il fulcro del suo impegno, nell’ambito delle pubblicazioni e delle riviste de La Scuola, ma anche nel dare vita a incontri, convegni e seminari che segnano momenti particolarmente significativi nel dibattito pedagogico italiano di quegli anni.
Alla morte del padre, prende la sua eredità, vi aggiunge tutti i diritti d’autore e i suoi beni e li destina all’iniziativa che La Scuola aveva avviato nel 1950, permettendo così nel 1957 la costituzione della Fondazione Giuseppe Tovini, che verrà eretta a Ente morale nel ’59.  Riserva per sé solo lo stipendio che gli serve per vivere, comprare libri che regala, e fare carità nascosta. L'Istituto ideato per avviare agli studi i ragazzi poveri ma meritevoli, segue l’evolversi dei tempi, dedicandosi in particolare agli studenti delle Università sorte a Brescia. Chizzolini dedica tempo, impegno e intelligenza all’Opera e ai suoi universitari, mentre la Fondazione Tovini si apre anche a progetti internazionali.
Fino alla morte dedica tutte le sue forze al mondo della scuola e alle iniziative di carità.

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27/09/2024, 10:44

Guarneri Eugenio

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Orzivecchi, 16 ottobre 1933 - Brescia, 15 settembre 1987

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Anni 1980 - 1989

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Dirigente sindacale, presidente provinciale dell’Inps

Da bracciante a presidente provinciale dell’Inps, da rappresentante sindacale a segretario generale della Fisba-Cisl, Eugenio Guarneri ha dedicato tutta la sua intensa vita alla difesa dei diritti dei lavoratori. Nasce a Orzivecchi nel 1933 e fin da giovanissimo inizia a lavorare nei campi, come salariato agricolo, nel Comune di Pedergnaga, oggi San Paolo. Dal 1949 al 1955 si distingue come capolega della Fisba, la federazione salariati e braccianti agricoli della Cisl.
Nel 1956 al Centro studi della Cisl di Firenze frequenta il corso per dirigenti sindacali con Marini, Crea e Colombo. Nel 1957 ha il suo primo incarico come operatore intercategoriale e responsabile di zona, a Cento in provincia di Ferrara. Nel 1958 va a Merate, in provincia di Como, e l’anno successivo gli viene affidata una zona della Valcamonica, dove rimane fino al 1963.
Tornato in città, nel 1965 entra nella segreteria provinciale della Fisba-Cisl. Diventa segretario generale della categoria nel febbraio del 1970, in sostituzione di Pietro Apostoli, chiamato a fare il coordinatore regionale della Fisba Lombardia. Nel 1970 entra anche a far parte del Comitato provinciale dell’Inps, costituito per la prima volta a Brescia. Nel 1975 diventa direttore dell’Inas di Brescia, mentre lascia la carica di segretario generale Fisba a Franco Anni. Tornerà ai vertici della federazione dei lavoratori agricoli nel 1978 e vi resterà fino al 1983, quando sarà eletto presidente del Comitato provinciale Inps. Rimane tuttavia nell’esecutivo Fisba, indicando come suo successore alla segreteria Renato Zaltieri.
La sua preoccupazione principale è che il sindacato sia in grado di rappresentare le variegate istanze dei lavoratori del settore agricolo e che al tempo stesso, sappia cogliere le rapide mutazioni sociali ed economiche in atto. Per questo dedica impegno e risorse all’organizzazione e alla formazione dei quadri.
Lascia la carica di presidente dell’Inps nel novembre del 1985, per gravi motivi di salute. Muore a soli 53 anni, il 15 settembre 1987.

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27/09/2024, 10:44

Tadini Franco

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Caravaggio, 5 ottobre 1911 - Brescia, 29 novembre 1986

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Anni 1980 - 1989

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Insegnante e pedagostista, Medaglia d’oro della Cultura

Insegnante, pedagogista, invalido di guerra, insignito della Medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica per meriti culturali: Franco Tadini ebbe una vita intensa, fortemente legata alla missione educativa magistrale. Originario di Caravaggio, nella Bergamasca, si diploma come maestro elementare e successivamente si laurea all’Istituto Superiore di Magistero dell’Università Cattolica di Milano. Vince il concorso per cattedre di filosofia e storia nei licei, e di pedagogia e psicologia negli istituti magistrali. Dal 1935 insegna alle Magistrali, successivamente a Bergamo, Bolzano e Brescia. Arruolato nei Lupi di Toscana, durante la Seconda Guerra Mondiale combatte sul fronte greco-albanese. Medaglia di bronzo al valor militare, congedato come maggiore, diviene vice-presidente provinciale dell’Associazione mutilati e invalidi di guerra e fa parte del Direttivo dell’Associazione Nastro Azzurro.
Nel dopoguerra inizia la sua intensa attività di curatore di libri di testo e sussidiari per le scuole elementari. Di questo periodo è la collaborazione con case editrici quali Vannini, Mursia e Fabbri. Pubblica saggi e articoli per La Scuola editrice e il Centro didattico nazionale per la Scuola materna. Dai primi anni Sessanta inizia l’attività di educazione cinematografica e all’uso dei sussidi audiovisivi. Importanti sono i suoi contributi sulle applicazioni tecniche nella scuola media, su scuola materna e radio, sulla riforma della scuola secondaria superiore, sulle attrezzature della scuola materna e sulla didattica dell’italiano.
Dal 1959 al 1975 è direttore della Consulta del Centro didattico nazionale della Scuola materna. In tale veste partecipa a commissioni di studio ministeriali e di grandi Comuni, quali Milano, Torino, Venezia e Napoli. Rappresenta l’Italia presso l’Unesco e nell’Organizzazione mondiale dell’educazione prescolare. Impegni che gli valgono l’onorificenza di Grand’Ufficiale della Repubblica e la Medaglia d’oro dei Benemeriti della cultura. Passione e competenza in ambito cinematografico lo portano, dal 1953, a promuovere i Cineforum, fino a far parte del direttivo nazionale dell’organismo che ne cura la diffusione.

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27/09/2024, 10:46

Almici Mons. Giuseppe

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Zone, 6 febbraio 1904 - Brescia, 24 settembre 1985

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Anni 1980 - 1989

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Vescovo ausiliare di Brescia e Vescovo di Alessandria

Mons. Giuseppe Almici è stato un vero protagonista della storia della Chiesa bresciana ed alessandrina nel periodo che va dal 1928 al 1985, attraversando i tempi bui del fascismo e della guerra e le vivaci pulsioni della ricostruzione e del Concilio Vaticano II.
Nato a Zone il 4 febbraio del 1904, da famiglia numerosa e ancorata ai tradizionali valori religiosi e civili, prima di diventare vescovo di Alessandria, ha avuto ruoli e posizioni di grande importanza nel Bresciano, e non solo in campo pastorale ed ecclesiastico. Giuseppe è il terz’ultimo di undici figli. Ragazzo vivace e intelligente, riesce a studiare da privatista durante gli anni della Grande guerra, e solo nel 1919 riesce ad entrare in seminario.
Viene ordinato sacerdote il 2 giugno 1928, da mons. Giacinto Gaggia. Subito dopo ottiene la licenza in Teologia dogmatica e viene nominato superiore al Seminario che si apre a Botticino Sera.  Nel 1935, mons. Giacinto Tredici, appena diventato vescovo, lo nomina assistente diocesano degli Uomini di Azione Cattolica. Sono gli anni dello scontro duro con il regime fascista, ma anche quelli della formazione di esponenti cattolici che avranno un ruolo importante nella Resistenza e nella ricostruzione post-bellica.  Occasione decisiva sono le seguitissime Scuole di dottrina sociale, che vengono proposte a livello parrocchiale.
Don Almici è tra i promotori del movimento clandestino cattolico durante la Resistenza, con Andrea Trebeschi, Pietro Bulloni, Guido Salvadori, padre Manziana, don Vender e padre Rinaldini. Per miracolo sfugge alla cattura nei giorni della fucilazione di Astolfo Lunardi. La classe dirigente che si raccoglie intorno alla Dc dopo la Liberazione è in larga misura la stessa che negli anni precedenti aveva avuto come punto di riferimento casa Almici, in via Carlo Cattaneo. L’Azione Cattolica è sempre il suo campo prediletto di impegno.
Nel giugno 1960 la Santa Sede lo nomina Prevosto Mitrato della Parrocchia dei Santi Nazaro e Celso. Nell’aprile 1961 è preconizzato vescovo ausiliare di Brescia; la consacrazione avviene il 28 maggio, in Cattedrale. Tra i doni, riceve anche un anello pastorale inviato dal cardinale Giovan Battista Montini, allora arcivescovo di Milano. L’annuncio della sua nomina a vescovo di Alessandria viene dato il 16 gennaio 1965; l’ingresso avviene il 19 marzo. La sua opera è dedicata in particolare alla diffusione dello spirito conciliare. Resta alla guida della diocesi piemontese fino al 1980, quando rimette il mandato per raggiunti limiti di età. Torna a Brescia e risiede al Centro pastorale Paolo VI, dove spira la sera del 24 settembre 1985.

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27/09/2024, 10:48

Pietra Oddino

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Brescia 31 marzo 1912 – 3 gennaio 1984

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Anni 1980 - 1989

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​Imprenditore

Avviato agli studi all’Arici, Oddino Pietra dovette abbandonarli precocemente per necessità familiari. Ancora giovane intraprese un’attività di commercio del carbone. Dopo la guerra, in via Dalmazia, diede vita a un piccolo opificio per il taglio a caldo delle rotaie ferroviarie di recupero per fornire materiale riutilizzabile a laminatoi e forge. Dopo essere entrato come socio nella Fervil di Sarezzo, nel 1952 fondò la Oddino Pietra e l’anno successivo iniziò ad introdurre nel processo produttivo una delle tante innovazioni che resero d’avanguardia la sua fabbrica: un laminatoio per la produzione di piccoli profilati di ferro e di putrelle a partire dai lingotti. Si trattava di un procedimento assolutamente innovativo, frutto di continue ricerche ed esperimenti. I tentativi precedenti avevano portato a risultati deludenti: Pietra invece superò ogni ostacolo tecnico e organizzativo, in particolare  introducendo un lubrificante di nuova concezione che favoriva l’estrusione senza pregiudicare le successive lavorazioni. Era solo la prima di una lunga serie di innovazioni che ben presto abbracciarono il bobinamento dei tubi di acciaio di piccolo diametro e un nuovo metodo per la lavorazione a caldo del tubo composito. In generale Pietra ha introdotto nelle sue industrie impianti altamente automatizzati che hanno contribuito a ridurre non solo la manodopera impiegata ma anche la fatica degli addetti e il rischio di infortuni. In breve tempo la Pietra è diventata leader nella produzione di tubi estrusi (senza saldatura) di alta precisione, profilati speciali estrusi, profilati laminati a caldo di dimensioni grandi e piccole, piatti, tondo per cemento armato, vergella e derivati. Tutto questo avveniva nel grande stabilimento creato a partire dal 1955 in via Orzinuovi in città e negli altri stabilimenti via via creati o acquisiti, che hanno portato il gruppo Pietra a contare fino a 2500 addetti. Nel gruppo sono entrati nel 1960 l’ex Cobianchi di Omegna (in precedenza della Montedison), nel 1965 il nuovo stabilimento di Roncadelle, nel 1974 un nuovo grande stabilimento a nord di San Zeno su progetto degli ingegneri Giampaolo a Franco Faroni: 70 mila metri quadrati di capannoni su un’area complessiva di un milione, tre grandi forni elettrici di 74 tonnellate ciascuno, due forni piccoli per produrre acciai speciali. Nel frattempo il 7 luglio 1971 l’Università di Trieste aveva conferito a Oddino Pietra la laurea honoris causa in Ingegneria chimica. Il ritardo causato da ostacoli burocratici nell’avvio dello stabilimento di San Zeno (progettato nel 1973, entrò in funzione solo nel 1980) provocò una crisi di liquidità risultata fatale per la Pietra: il titolare dovette alienare prima lo stabilimento di San Zeno e quello di Roncadelle, poi le partecipazioni come l’Hotel Vittoria e l’albergo Brescia, l’azienda agricola «La Tesa» di Bagnolo Mella, il «Motel Esso» della Bornata, poi via via gli stabilimenti di Villa Carcina, Omegna, Bergamo. Un’impresa personalmente sfortunata per il titolare ha contribuito tuttavia a creare e diffondere a Brescia opportunità di lavoro, sapere tecnico, innovazione nel settore siderurgico. Non a caso la genialità, il coraggio, la sensibilità umana e il senso di giustizia di Oddino Pietra hanno trovato sempre unanimi consensi e riconoscimenti.

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27/09/2024, 10:49