Daffini Elisa

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Descrizione breve
Provezze 4 giugno 1889 - Brescia 4 dicembre 1966

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5 min

Aree tematiche
Anni 1960 - 1969

Descrizione

Descrizione
​Religiosa –Ancella della Carità
 
Giuseppina Daffini nasce a Provezze il 4 giugno 1899 e sin dalla più tenera età sviluppa, grazie anche al clima respirato in famiglia, un’attenzione ai poveri. All’età di 22 anni matura la scelta di entrare nella congregazione delle Ancelle della Carità e con l’emissione dei primi voti assume il nome di Elisa.  Il 1° marzo 1911 viene accolta da madre Salesia Affini che, la destina al servizio all'Ospedale civile di Brescia, dove per intelligenza, capacità, ed energia accompagnata alla bontà e alla piena donazione di tutte sue forze, si distingue sin da subito come infermiera. Suor Elisa si aggira tra le corsie, di letto in letto, per dire una parola di conforto, donare un sorriso, sostenere nella sofferenza i malati. Presto diventa caposala e, nel settembre 1925, le viene conferito l’incarico di ispettrice generale delle suore addette all'ospedale, incarico che mantiene sino al 1962. La sua dedizione e la sua carità vengono riconosciute anche al di fuori dell’ambiente ospedaliero. L’Ateneo di Brescia, nel 1940, le conferisce una medaglia d’oro con questa motivazione: “Dalla prima giovinezza questa suora esemplare ha recato all'assistenza degli infermi la sua vocazione ardente, la sua spirituale ricchezza d'ingegno, di penetrazione delle anime, di energia ordinatrice ed animatrice. Così, da semplice infermiera nei più umili servizi, è diventata presto fida sapiente compagna dei medici e infine direttrice, in limpida vigilante fermezza, del vasto ordine che disciplina la complessa vita dell'assistenza ospedaliera. L'ospedale è diventato il mondo del suo cuore e del suo pensiero, della sua azione, della sua preghiera e, sì, anche della sua gioia. Solo il miracolo dell'amore sa trovare una luce là dove per gli altri non ì: che ombra di tristezza”. Suor Elisa Daffini si distingue negli anni della Seconda Guerra Mondiale per l'apporto dato alla Resistenza. Nel 1950 viene premiata con la medaglia medaglia d'oro della Amministrazione degli ospedali e nel novembre 1959 veniva insignita della medaglia d'oro del Ministero della Sanità, così commentata dall’allora presidenza degli Spedali Civili: “Questo alto riconoscimento, per il quale il Ministero ha espresso le sue vive felicitazioni, ha suscitato una profonda e particolare soddisfazione in tutti gli appartenenti alla famiglia ospedaliera, per le sue doti di dedizione alla cura dei malati, di assidua e intelligente carità, di umana comprensione e dolcezza, di attitudine all’organizzazione e di pronta iniziativa in ogni circostanza. Queste doti rifulsero in Madre Elisa in modo particolare nel periodo della seconda guerra mondiale, quando il complesso ospedaliero fu smembrato, per sfollare reparti in Provincia, mentre l’assistenza per quelli più gravi e intrasportabili rimasti nella vecchia sede, si resa ardua e difficile per i continui allarmi aerei ed il pericolo costituito dai bombardamenti”.
Per oltre 50 anni suor Elisa Daffini è stata una presenza confortante in mezzo al buio dello sconforto, della sofferenza e della malattia. La sua esistenza terrena ha avuto fine l’11 dicembre 1966 nella Casa di riposo delle Ancelle della Carità al Ronco di Brescia. 
 
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27/09/2024, 15:47

Presentato il progetto dedicato al rispetto del parco della musica del Villaggio Violino

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A cura del consiglio di quartiere e della scuola primaria Montale

Data:

30 ottobre 2019

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3 min

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Lunedì 21 ottobre alle 14, al Parco della Musica “John Lennon” del Villaggio Violino, è stato presentato il progetto 2018/2019 curato dal Consiglio di Quartiere Violino con la scuola primaria Montale riguardo al tema del rispetto del parco del quartiere. Nell’occasione sono stati presentati i pannelli sui quali sono riportate le regole di comportamento nel parco elaborate dai bambini e i cartellini di legno che indicano il nome degli alberi. Agli alunni è stata consegnata la mappa del quartiere.
La collaborazione tra il Consiglio di Quartiere Violino e la scuola, iniziata già nel 2015 con attività legate al sessantesimo del quartiere prima e alla raccolta differenziata poi, ha visto nell’anno scolastico 2017/2018 l’inizio di un nuovo percorso, strutturato in cinque anni, ciascuno dei quali è stato e sarà dedicato ad alcune delle tante declinazioni che il valore del rispetto può avere.
Il 2018/2019 è stato l’anno dedicato al tema del rispetto degli anziani e del rispetto della natura. Le classi coinvolte hanno quindi incontrato i volontari di Vi.Vo. Gli anziani hanno condiviso ricordi legati alla loro infanzia in quartiere e hanno proposto alcune attività ai bambini. I bambini sono stati accompagnati successivamente al Parco della Musica da alcuni volontari che hanno spiegato lori la natura e la fisionomia delle diverse specie di alberi. A scuola hanno poi elaborato in rima alcune regole di comportamento da tenere nel parco e le hanno affisse, insieme con alcune targhette di legno posizionate attorno ai tronchi degli alberi.​

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30/10/2019, 10:16

Bulgaro Fra Giacomo

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Corticelle Pieve 29 febbraio 1979 - Brescia 27 gennaio 1967

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6 min

Aree tematiche
Anni 1970 - 1979

Descrizione

Descrizione
​Religioso
 
Giacomo Bulgaro nasce a Corticelle Pieve il 29 gennaio 1879 da una famiglia poverissima ma profondamente cristiana. Ha undici anni quando la sua famiglia deve abbandonare la frazione di Dello e trasferirsi a Brescia. La città offre lavoro nell’industria, che comincia a decollare grazie a nuovi impianti di siderurgia. I Bulgaro si stanno ambientando nella realtà cittadina, quando improvvisamente muore il papà, lasciando alla mamma Orsola l'eredità di cinque adolescenti. I ragazzi si mettono a lavorare; Giacomo entra nella bottega di un calzolaio.
Frequenta ogni giorno la chiesa parrocchiale di San Giovanni e partecipa attivamente alla vita dell'oratorio. Per malattia, nel 1898 muore anche mamma Orsola e poco dopo il figlio minore, Giovanni, viene internato in un orfanotrofio; le due sorelle maggiori si sposano e in casa rimangono solo Giacomo, che ha diciannove anni, e la sedicenne Maria. Cambia bottega e si mette a servizio di un calzolaio suo coetaneo. Queste vicende segnano profondamente la sua vita. Diviene svogliato, approssimativo nel lavoro, scontento di sé e scostante con gli altri. In occasione della festa dell’Immacolata del 1913 torna a Corticelle Pieve per fare visita a una anziana parente. A lei confessa il suo tormento. Nel viaggio di ritorno a piedi formula l’intento di cambiare. Il mattino successivo, prima del lavoro in bottega, passa tre ore in chiesa. Comincia a praticare opere di misericordia. Ancora giovane si propone di aiutare le persone che versano in condizioni di povertà. Durante la prima guerra mondiale viene chiamato alle armi ma, per gracilità di costituzione, è destinato al servizio della Croce Rossa Italiana in qualità di inserviente nell'ospedale militare di Brescia. Si dedica ai malati, all’assistenza dei moribondi. Questa attenzione gli vale il soprannome di “San Luigi”. Il 31 dicembre 1928, dopo molte riflessioni, alla soglia dei cinquant’anni entra nell’ordine dei Frati minori del convento di San Francesco a Brescia. Qui vive per quasi quarant’anni svolgendo il ruolo di portinaio, assistendo i poveri e continuando a svolgere il lavoro di ciabattino.
Durante la prima guerra mondiale viene chiamato alle armi ma, per gracilità di costituzione, è destinato al servizio della Croce Rossa Italiana in qualità di inserviente nell'ospedale militare di Brescia. Si dedica ai malati, all’assistenza dei moribondi. Tornata la pace, riprende il mestiere di calzolaio e la disponibilità alle opere buone che la parrocchia proponeva. Visita alcune famiglie sfortunate e presta servizio alla mensa dei poveri. In quegli anni Giacomo stringe amicizia con alcune grandi figure bresciane: don Giovanni Battista Zuaboni, don Giovanni Battista Montini e Giorgio Montini.
Il 28 ottobre 1928 Brescia festeggia il ritorno dei francescani nel loro antico convento di San Francesco, dal quale erano stati allontanati nel 1797 in seguito alla soppressione napoleonica. La sera di quella stesso giorno il suo confessore, mons. Angelo Nazzari, così lo presenta al Ministro generale dei francescani e manifesta l’intenzione di Giacomo Bulgaro di farso frate. Alla soglia dei cinquant’anni 
entra in convento e si rende utile nei diversi servizi che gli vengono richiesti in chiesa, nel refettorio, nella portineria del convento. Passa più di trentanni rinchiuso nella portineria di San Francesco, pronto ad accogliere tutti, continuando a rattoppare le scarpe dei frati, dei chierici e di tanti poveri che gli chiedono un favore. Nella cella della portineria, per ordine del suo confessore scrive gran parte del suo diario spirituale.
Ha per maestro di noviziato p. Dionisio Vicente, un religioso martirizzato nel corso della guerra civile spagnola e proclamato beato nel 2001.
Trascorre gli ultimi anni di vita relegato in cella, impossibilitato a camminare e in balia dei disagi di una esistenza quasi novantenne. Muore la sera del 27 gennaio 1967.
Il 17 novembre 1989 prende avvio il processo diocesano per la raccolta delle memorie sulla sua vita e virtù. Conclusa la ricerca diocesana, le testimonianze vengono trasmesse a Roma, alla Congregazione per la Cause dei Santi.
Il 28 aprile 1994 le sue spoglie fanno ritorno nella chiesa di San Francesco. La sua tomba, in una spoglia antica cappella, è meta di pellegrinaggio e luogo di preghiera.
 
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27/09/2024, 11:19

A riveder le stelle – Stagione CTB 2019 - 2020

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Al via martedì 22 ottobre

Data:

30 ottobre 2019

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1 min

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Iniziata martedì 22 ottobre, prosegue la 46sima stagione di prosa del Centro Teatrale Bresciano. Fino a giugno sono in cartellone 14 spettacoli di produzione e 26 di ospitalità con cui si intrecciano alla prosa la musica e la danza. Ampia la varietà di temi caratterizzati dall’attenzione particolare alle drammaturgie del presente e all’indagine di argomenti di grande attualità.
Sul palcoscenico saranno protagonisti alcuni dei più grandi artisti della scena nazionale ed internazionale, legati a Brescia e al CTB da profonda e lunga amicizia.

Il programma completo

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30/10/2019, 10:13

Guerrini Paolo

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Bagnolo Mella 18 novembre 1880 - 19 novembre 1960

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7 min

Aree tematiche
Anni 1960 - 1969

Descrizione

Descrizione
​storico
 
Paolo Guerrini nasce a Bagnolo Mella il 18 novembre 1880, qui compine gli studi elementari e, privatamente, quelli delle prime quattro classi ginnasiali sotto la guida del curato don Francesco Barbieri e del chierico don Pietro Cassaghi.
Entra in seminario, in quinta ginnasiale, a 15 anni. Iniziando a manifestare la  passione alla storiografia locale e alla musica sacra, collaborando al periodico "Santa Cecilia" di Torino. Per alcuni anni dirige alcune scholae cantorum. Durante il corso teologico conosce mons. Luigi Francesco Fé d'Ostiani, che lo indirizza allo studio della storia locale. Ordinato sacerdote il 6 giugno 1903, viene inviato come coadiutore a Corticelle Pieve, dove rimane sino al giugno 1906 quando viene nominato curato a Manerbio, con l’incarico di dirigere l'oratorio maschile e la scuola di canto. A Manerbio la sua vocazione storiografica si consolida. Nel 1905 mons. Fé d'Ostiani lo richiede come canonico di S. Nazaro a Brescia, così da consentirgli di dedicarsi agli studi storici. La morte tuttavia del suo protettore lo lascia solo e nel giugno 1906 viene nominato curato a S. Giovanni. Anche qui si dedica alle ricerche e agli studi e nel gennaio del 1910 fonda il periodico "Brixia Sacra". Nel frattempo si impegna nelle prime polemiche storiografiche che lo vedono a volte implacabile fustigatore di presunzioni, di interpretazioni ideologiche. Nel settembre dello stesso anno don Guerrini è nominato Archivista e Procancelliere della curia Diocesana, incarico che mantiene sino al febbraio 1920, quando, alla morte di mons. Vismara, fu promosso Cancelliere. Guerrini mantiene questo incarico ma per soli otto mesi, perché nell'ottobre viene nominato vice bibliotecario della Civica Biblioteca Queriniana e Direttore dell'Archivio Storico cittadino. Nel frattempo, assieme all'infittirsi delle pubblicazioni, si moltiplicano i riconoscimenti civili e culturali e anche ecclesiastici che gli vengono attribuiti: Socio corrispondente dell’Accademia degli Agiati di Rovereto; membro effettivo della Società storica Lombarda di Milano; Socio corrispondente della Reale Deputazione di Storia Patria di Venezia; Socio Effettivo dell'Ateneo Scienze, Lettere e Arti di Brescia; Socio Corrispondente della Reale Deputazione di Storia Patria di Torino, per il Piemonte e la Lombardia; Direttore dell'Archivio Storico Civico di Brescia; Cavaliere della Corona d'Italia; Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro con Motu proprio reale, socio ad honorem della Società Medico-Chirurgica Bresciana; Prelato Domestico, figura allora era assai rara in Diocesi, e per finire, Canonico della Cattedrale.
Si dedica anche all'insegnamento. Dall'ottobre 1915 al 1920 insegna storia e geografia nel Seminario minore. Nel 1924-1925 viene incaricato di storia moderna nell'Istituto Magistrale di perfezionamento di Brescia. Ottiene inoltre dal vescovo di tenere in Seminario ogni due settimane una lezione di storia diocesana, dettando degli appunti, e seguendo alcune regole di metodo, incaricando gli alunni inoltre di piccole ricerche. Trasferitosi come cappellano alle Grazie continua la sua attività di studioso che combina con intensa attività pastorale, come predicatore, confessore. Nel 1938 lancia dalle pagine della rivista "Memorie storiche" un appello per la costituzione di una "Società Nazionale di Storia ecclesiastica", poi fondata a livello diocesano nel 1946. Frutto della sua azione galvanizzatrice sorge nel 1947 la “Rivista di Storia della Chiesa in Italia” che subito lo chiama - con i migliori nomi nazionale ed esteri - a far parte del suo Consiglio Redazionale tra collaboratori illustri. Irriducibile antifascista, viene allontanato dalla Biblioteca, ma non si arrende. Punzecchia il fascismo negli scritti, sostiene la lotta per la libertà di pade Bevilacqua, viene sorvegliato e nel 1940 condotto davanti alla Commissione del confino, per una predica contro la guerra tenuta a Verolanuova. Anche nel clima di ritrovata libertà dopo la caduta del fascismo incorre nei rigori della giustizia per affermazioni di carattere storico. Uno studio sulle vicende del Risorgimento nelle X Giornate di Brescia, gli procura, nel marzo del 1950, una condanna a otto mesi e mezzo di carcere e al pagamento di una multa di 70mila, poi condonate con l'amnistia per l'Anno Santo. 
Intensissima è la sua attività pubblicista. Fra le sue pubblicazioni più importanti si ricordano "Brixia Sacra" e le "Memorie Storiche della Diocesi di Brescia". Mons. Paolo Guerrini muore l’11 novembre 1960; sepolto nel cimitero Vantiniano, la sua salma viene traslata il 6 settembre 1980 nel cimitero di Bagnolo Mella e sepolta nella cappella centrale. 
 
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27/09/2024, 15:53

Centro Sportivo S. Bartolomeo

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Pronto il progetto

Data:

29 ottobre 2019

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2 min

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​​​È stato approvato il progetto di riqualificazione del centro sportivo San Bartolomeo. Il centro, di proprietà pubblica, si trova fra via Scuole, via Gabbiane, via Canovetti e via Salvadego. La superficie totale ha un’estensione di circa 16.500 metri quadrati e il costo complessivo previsto ammonta a 720mila euro.

L’area di intervento è costituita da una palazzina di due piani fuori terra. Il piano terra è occupato dagli spogliatoi con servizi e docce e locale infermeria, al primo piano si trova il bar con terrazza esterna e un ex locale pizzeria con cucina mentre al piano interrato sono collocati depositi, lavanderia, locale tecnico e una piccola sala danza. Saranno effettuati interventi minimali di ripristino, saranno risolti i problemi di infiltrazioni d’acqua e saranno rinnovati i servizi igienici.

È presente inoltre un secondo edificio di un piano, adibito a magazzino e spogliatoi, che sarà demolito e ricostruito con un piccolo ampliamento. 

Vi sono infine tre campi da calcio, due dei quali in sabbia (per 11 e 7 giocatori) e uno in manto sintetico per la scuola calcio dei bambini.

Saranno rifatti il campo a sette in manto sintetico, tutte le recinzioni, il verde perimetrale, le reti para-palloni e il parcheggio.

Nel corso dei lavori, alcune attività si terranno al Centro Sportivo comunale “Badia”. In quest’ultima struttura sarà realizzato un nuovo spogliatoio di circa 250 metri quadrati, composto da due blocchi funzionali. 


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29/10/2019, 13:50

Brescia sotto le bombe

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Mostra itinerante

Data:

29 ottobre 2019

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2 min

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Brescia sotto le bombe (1940-1945) nelle scuole di Brescia è il titolo dell’iniziativa, curata da Roberto Chiarini ed Elena Pala, che intende avvicinare alla storia i giovani studenti. 

Nel 2018 è stata allestita una mostra multimediale a palazzo Martinengo in via Musei (www.bresciasottolebombe.it) nella quale viene ricostruita la vita dei bresciani negli anni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. 

Il materiale documentario e digitale raccolto sarà oggetto di un’esposizione itinerante nelle scuole secondarie di primo grado cittadine. Tra novembre e dicembre 2019 le scuole coinvolte saranno cinque e altrettante parteciperanno al progetto nella primavera 2020.

L’obiettivo del progetto è accendere in questo modo i riflettori su una pagina di storia ancora oggi per molti versi sconosciuta.


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29/10/2019, 12:59

Roselli Enrico

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Casale Monferrato 13 ottobre 1909 - Roma 14 dicembre 1964

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5 min

Aree tematiche
Anni 1960 - 1969

Descrizione

Descrizione
​​​Politico
 
Enrico Roselli nasce a Casale Monferrato il 30 ottobre 1909. Laureatosi in chimica e impiegato in aziende del settore, si trasferisce per lavoro a Brescia, dove entra contatto con l'Azione Cattolica. Colto, aperto e molto sensibile collabora fin dal 1938 al quotidiano "L'Italia" di Milano con novelle e articoli. Attivissimo nella Resistenza, è tra i fondatori della Democrazia Cristiana bresciana e viene indicato a rappresentare le forze cattoliche sindacali nel Cln e nella Resistenza. Dopo la Liberazione diventa segretario alla Camera del lavoro per la corrente cristiana, carica che lascia per la direzione dell'Ufficio provinciale del lavoro, a servizio del quale, in tempi difficilissimi di disoccupazione e di fame, dà tutta la sua inesausta passione. È anche presidente provin­ciale dell'Inam. Membro dell'Assemblea Costituente, viene eletto in Parlamento nella prima, nella seconda e nella terza legislatura. Alle elezioni politiche del 1963 conquista il seggio di senatore nel collegio di Breno. Enrico Rosselli ricopre anche incarichi ministeriali: sottosegretario di Stato per la Difesa dal 2 aprile al 26 luglio 1960; sottosegretario di Stato per il Bilancio dal 28 luglio 1960 al 21 febbraio 1962. In questo incarico dà il meglio di se nell'impostazione e nella realizzazione, accanto al ministro Pella, di una politica economica di vasto respiro, negli anni del boom economico. In questa veste contribuisce alla elaborazione di uno schema organico di sviluppo nazionale dell'occupazione e del reddito. È anche membro dell'Assemblea parlamentare della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio e successivamente dell'Assemblea parlamentare della Comunità Economica Europea e dell'Euratom. Per obbedienza al partito e spirito di servizio alla comunità è consigliere comunale a Brescia e a Ghedi e sindaco di Bagolino. È presidente provinciale delle Acli bresciane dal 1949 al 1955.
 
Don Giacinto Agazzi scrisse di Enrico Roselli: "Fu uomo di carità squisita (…) A tutti è noto quanto egli si adoperasse per introdurre anche nei rapporti tra gli uomini politici l'autentico fuoco della carità e come soffrisse quando gli avveniva di constatare che la politica non era proprio terreno adatto per l'esercizio della cristiana carità. (…) Fu uomo dall'eloquenza trascinatrice. I suoi discorsi, in genere improvvisati e sempre ispirati a un sano ottimismo, rivelavano, oltre ad una cultura vasta, profonda, un'anima nobilmente popolare e una spiccata passione sociologica. Roselli infatti fu più sociologico che politico (…) Conobbe, apprezzò e frequentò il Movimento dei Focolari, del quale esaltava la freschezza religiosa, la semplicità delle idee ispiratrici e la docilità alla Chiesa. Ma la sua spiritualità, mentre attingeva a varie fonti, prima fra tutte a quella francescana, rimaneva sempre una spiritualità autenticamente personale dal timbro inconfondibile, libera da schemi precostituiti e umilmente docile agli influssi dello Spirito Santo".
 
Enrico Roselli muore a Roma il 14 dicembre 1964.​
 
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27/09/2024, 15:47

Bevilacqua Giulio

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Descrizione breve
Verona 14 settembre 1881 - 6 maggio 1965

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8 min

Aree tematiche
Anni 1960 - 1969

Descrizione

Descrizione
​Cardinale 
 
Giulio Bevilacqua nasce il 14 settembre 1881 a Isola della Scala (Verona). Nel 1889 la famiglia si trasferisce a Brescia. È del 1896, il suo ingresso nell'alunnato filippino presso l'oratorio della Pace di Brescia. Completati gli studi secondari a Verona, nel 1902 si trasferì a Lovanio per gli studi universitari. Nella cittadina belga subì profondamente l'influenza del pensiero e della azione pastorale di mons. Desiderato Mercier, animatore dei colloqui di Malines e promotore dell’Unione internazionale degli studi sociali. Dopo la laurea in scienze sociali, con una tesi sui sindacati in Italia, matura la sua vocazione sacerdotale cui imprime sin da subito un carattere cristocentrico. Nel dicembre 1905 entra nella Congregazione della Pace e prosegue gli studi teologici presso il seminario vescovile di Brescia. Il 13 giugno 1908 viene ordinato sacerdote. Tiene corsi di sociologia in Seminario e consacra la sua attività all’istruzione religiosa degli studenti delle scuole pubblici e dei professionisti della città. Nel 1915 il vescovo mons. Giacinto Gaggia lo invia come parroco a Precasaglio, dove si dedica all’assistenza spirituale delle truppe impegnate nella zona del Tonale-Adamello. La sua missione tra i giovani lo porta ad arruolarsi per restare al loro fianco. Solo nel marzo del 1917, però, gli viene concesso di raggiungere il fronte quale ufficiale degli alpini. Partecipa, tra il 19 al 26 giugno, alla tragica battaglia dell’Ortigara. Per la dedizione con cui resta al fianco dei compagni d’arme falcidiati dal fuoco degli austrici, riceve due medaglie al valor militare. Con quello che resta della sua compagnia viene fatto prigioniero e trasferito in un campo della Boemia dove resta sino alla fine del conflitto.
Ritorna dalla prigionia del dicembre del 1918, riprendendo con la predicazione e i corsi di istruzione religiosa la sua attività culturale e spirituale. Il 21 novembre 1921 Bevilacqua viene eletto preposito della Congregazione. La sua missione sacerdotale lo porta a desiderare un rinnovamento della vita liturgica. Nel 1922 indice a Brescia il primo Congresso nazionale liturgico, importante novità che dà l’avvio al movimento lituirgico-pastorale in Italia. Negli stessi anni matura la sua avversione al fascismo e contro Augusto Turati in particolare, che a Brescia era il suo rappresentante più in vista. Bevilacqua espone la sua posizione critica con numerosi interventi su Il Cittadino di Brescia, creando quello che Il Popolo di Brescia il 15 ottobre 1926 definisce "il caso Bevilacqua". Bevilacqua è costretto nel novembre 1926 a lasciare la città lombarda, trasferito dapprima a Verona, poi a Genova, dove, però, viene raggiunto dall'ordine del vescovo di Brescia di ritornare alla Pace. Nel gennaio 1928, per intervento dello stesso Pio XI, viene chiamato a Roma dal prefetto della congregazione dei Religiosi con l'incarico di consultore, per quello che più volte, negli anni a venire, Bevilacqua definisce il suo "esilio” romano, reso meno amaro dalla vicinanza dell’amico mons. Giovanni Battista Montini. A Roma si prodiga, come segretario della Congregazione per la preservazione della fede, di organizzare la vita religiosa nelle periferie della città
All'inizio di agosto del 1932 fa ritorno a Brescia, e l’anno successivo viene rieletto preposito della Congregazione della Pace, e riprendere l'attività di apostolato e di conferenziere, pur sottoposto alla vigilanza della polizia dei regime. Sulla base di un rigoroso richiamo alla dottrina sociale della Chiesa, padre Bevilacqua non si esime da critiche che colpiscono il fascismo e il comunismo, ritenuti incapaci di eliminare gli errori del capitalismo, che al culto del denaro sacrifica la persona nella sua irripetibile singolarità.
Nel 1940 non si sottrae dal dovere di garantire a tanti giovani chiamati alle armi la necessaria assistenza spirituale e la vicinanza umana. Presta così servizio come cappellano in marina, sulla nave militare ospedale “Arno”, prima, e sulla corazzata “Andrea Doria”, poi. Viene congedato il 22 agosto 1944. Nel giugno 1945 ritorna a Brescia e si appresta a riorganizzare la vita della Congregazione e dell'oratorio della Pace. Agli inizi del 1946 partecipa, insieme ad altre figure culturali di spicco del tempo, alla nascita della rivista Humanitas, ispirata ai valori di rinascita morale, intellettuale, religiosa dell'uomo e del lavoro. Quegli stessi valori che lo portano, nel 1949 a trasferirsi nella periferia ovest della città, in via Chiusura, in una baracca-chiesa, trasformata poi in parrocchia e dedicata a S. Antonio nel 1952. Tale scelta è determinata dalla sua volontà di apostolato tra i poveri e il proletariato. Favorevole all'azione riformatrice di Giovanni XXIII, il 22 agosto 1960 padre Bevilacqua viene nominato membro della Pontificia Commissione della sacra liturgia per la preparazione del concilio. Tale nomina costituisce un riconoscimento per la sua lunga attività pastorale incentrata sulla liturgia, sul senso cristocentrico del ciclo liturgico. Con l'elezione dell’amico cardinal Montini al soglio pontifico, il 21 giugno 1963, la sua collaborazione ai lavori del concilio ecumenico Vaticano II si intensifica. Il 4 marzo 1964 viene nominato membro della Commissione per l'attuazione della costituzione liturgica. Il 22 febbraio 1965 viene eletto cardinale titolare di S. Gerolamo della Carità; tuttavia ottiene da Paolo VI il privilegio di conservare il suo ufficio di parroco di S. Antonio in via Chiusure, divenendo così il primo cardinale-parroco nella storia della Chiesa. Padre Giulio Bevilacqua muore il 6 maggio 1965 a Brescia.
 
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27/09/2024, 15:49

Ferrari Roberto

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Descrizione breve
Mantova 3 settembre 1881 - Brescia 3 dicembre 1965

Tempo di lettura:

4 min

Aree tematiche
Anni 1960 - 1969

Descrizione

Descrizione
​Imprenditore e filantropo
 
La conoscenza diretta dei problemi dei lavoratori e delle tribolazioni di chi è alle prese con la povertà ha fortemente segnato l'intera vita di Roberto Ferrari. Era infatti nato in una famiglia poverissima e fin da piccolo, per cavarsela, si era trovato a vagare in numerosi centri della pianura padana. L'approdo a Brescia avvenne subito dopo la Grande guerra, che aveva combattuto nelle fila dei bersaglieri, con l'acquisto di alcuni macchinai di uno stabilimento di Botticino. Nel 1919, in società con i fratelli Serlini, Roberto Ferrari impiantava un nuovo stabilimento a Paderno Franciacorta, e l'anno successivo, in società anche con l'imprenditore Ambrosi, rilevava lo stabilimento di filatura del cotone di Palazzolo, costituendo la società del Cotonificio di Palazzolo. Era l'inizio di un crescente successo imprenditoriale: nel 1925 Roberto Ferrari apre il calzificio di Ospitaletto e dieci anni dopo è il più importante industriale bresciano del settore. Alla vigilia della seconda Guerra mondiale, i suoi cinque stabilimenti occupavano 5 mila operai, e con le sue duemila macchine e i 65 mila fusi in opera, produceva ogni giorno centomila paia di calze e otto tonnellate di filato. Fu tra i primi a puntare ad una produzione su vasta scala, senza rinunciare all'originalità del prodotto, in modo da poter conquistare anche fette di mercato estero. Fu il primo in tutto il mondo a creare un macchinario per la stampa delle calze, a due o tre colori. Il suo mercato si estendeva in Inghilterra, Francia, Belgio, Turchia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, e successivamente anche in Asia, Africa, Australia e Centro America.
Accanto all'attività industriale, Ferrari organizzò anche un modello di assistenza per i suoi dipendenti. Con spiccata sensibilità sociale si interessò alle condizioni di vita degli operai, promosse la costruzione di case e villaggi che presero il suo nome, convitti per le operaie, spacci di generi alimentari e una Colonia alpina dedicata alla figlia Angiolina.
Si distinse anche per iniziative di mecenatismo: finanziò la ripresa degli scavi archeologici romani, il restauro di numerose chiese e la promozione di progetti culturali.
Fu presidente del Sindacato provinciale degli esercenti tessili, presidente della Sezione industriale del Consiglio provinciale dell'Economia, presidente dell'Istituto autonomo della Case popolari, vice commissario della Camera di commercio, e nel 1935 venne nominato Cavaliere del lavoro. 
Nel 1942 rilevò l'intero pacchetto azionario del Cotonificio di Palazzolo dando vita al Calzificio Roberto Ferrari e C. che nel 1954, ritirandosi, lascerà nelle mani dei figli. La sfida innovativa del dopoguerra mise in difficoltà Roberto Ferrari, che dovette ridurre progressivamente l'attività imprenditoriale. Nel marzo del 1949 l'Ateneo di Brescia gli conferì la medaglia d'oro per le sue attività filantropiche, dopo averlo cooptato tra i soci.  
 
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27/09/2024, 15:48