Fausti Giovanni

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Brozzo (Brescia) il 19 Ottobre 1899 - Scutari (Albania) il 4 marzo 1946

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3 min

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Anni 1946- 1949

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​​​Gesuita e missionario, martire in Albania, beatificato da Papa Francesco nel 2016. 

Il religioso ha servito il Vangelo con la cultura e con quel modo di essere per gli altri, che ha testimoniato nella propria opera per la propagazione della fede cattolica e del dialogo interreligioso. Giovanni Fausti nasce il 19 ottobre 1899 a Brozzo, in provincia di Brescia, da una famiglia molto numerosa. Primo di dodici figli, prestissimo sentendo la chiamata al sacerdozio entra nel seminario di Brescia nel quale, terminati gli studi teologici, viene ordinato sacerdote. Missionario in Albania - terra che lo vedrà martire - dal 1929 al 1932 è professore nella Facoltà di Scutari, retta dai Padri gesuiti. Intelligente e dinamico, tutti lo ricordano come l'uomo di pensiero, ma che brilla anche per l'autenticità della vocazione. Nel 1932 rientra in Italia a causa di alcuni delicati problemi di salute che non gli impediscono di continuare il proprio apostolato. Professore nel Seminario di Mantova e nello studentato teologico dei Gesuiti a Gallarate, i confratelli e gli allievi ne ammirano il tratto e l'autenticità di quanto diffonde con la parola. Il 2 febbraio 1936 emette la professione solenne nella Compagnia di Gesù. Nel 1943 rientra a Tirana e dal 1945 è nominato vice-provinciale dei Gesuiti di Albania. Nel delicatissimo incarico è encomiabile il lavoro svolto su più fronti: la cura dei confratelli, lo studio e l'insegnamento e l'attenzione all'altro, caratterizzata nel dialogo fra cattolici e le altre religioni presenti in quella terra. Porta avanti l'insegnamento teologico non dimenticando di diffondere il Vangelo nei confronti degli ultimi e di coloro che si trovano nel bisogno. Il 3 dicembre 1945 è arrestato con il confratello Dajani e condannato a morte dal regime comunista albanese. Un processo sommario determinerà l'accusa di traditore e spia, senza le garanzie previste dal diritto per il processo penale. Il 4 marzo 1946 viene fucilato, volando nelle braccia di Dio.​​
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15/09/2025, 15:32

Wonderland Festival 2022

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Oltre il teatro

Data:

03 novembre 2022

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2 min

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​Torna con la decima edizione il Wonderland Festival che da giovedì 17 novembre fino al 3 dicembre porterà in scena 46 spettacoli, concerti e incontri che verranno presentati in anteprima il 13 novembre.

Il programma di quest'anno offre la possibilità di avvicinarsi al mondo del teatro, della danza e, per la prima volta, della musica e del circo contemporaneo, grazie ad un calendario di appuntamenti che dura una settimana in più rispetto alle edizioni precedenti

Il tema di quest'anno si basa sull'unicità, che è sinonimo di identità e si può trasmettere attraverso l'arte.

Grazie alla partecipazione di 13 compagnie, 5 band musicali e circa 70 artisti; il coinvolgimento degli studenti dell'Università Cattolica, della Laba e di scuole superiori della città, il festival si conferma che meglio è capace di coniugare diverse discipline artistiche e proiettare la città verso il futuro in previsione di “Brescia-Bergamo. Capitale della cultura"

Il festival si dislocherà in diversi punti della città: negli spazi di IDRA Teatro a MO.CA - Centro per le nuove culture e in diverse stanze del Palazzo, nell'Auditorium San Barnaba, nel Teatro San GiovannI, all'Elnos Shopping e al Castello di Brescia.

​Informazioni
 

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12/12/2022, 19:33

Piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie

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Piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie.

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4 min

Amministrazione
Enti e Fondazioni
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Si pubblicano in allegato o con link:

  • Razionalizzazione periodica delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente detenute ai sensi art. 20 D.Lgs. n. 175 del 19.8.2016 e ss.mm.ii.  Deliberazione di Consiglio Comunale n 150 del 19.12.2019;
  • R​evisione periodica delle società partecipate dal Comune di Brescia ai sensi dell'art. 20 del D.lgs 19.08.2016 . n. 175. Ricognizione delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute al 31.12.2019 e individuazione di misure di razionalizzazione. Deliberazione di Consiglio Comunale​ n 122 del 21.12.2020;  

 

 

 

 

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29/12/2025, 15:06

Autostrade lombarde S.p.A

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2 min

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​​​​ 

Sede legale: Via Somalia, 4 - 25126  Brescia
Telefono: 030 2926311
Sito internet: www.autostradelombarde.it​

Forma societaria: società per azioni
Capitale sociale: euro 467.726.626,00 
Valore nominale singola azione: euro 1,00 

Partecipazione del Comune: n. 950.000 azioni per un totale di euro 950.000,00 pari allo 0,20311% del capitale sociale

Durata dell'impegno: la durata della società è fissata fino al 31 dicembre 2050, ma potrà essere prorogata con deliberazione dell'assemblea straordinaria dei soci che ha pure la facoltà di sciogliere la società anticipatamente


Nell'ambito del piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societariedirettamente o indirettamente possedute di cui all'art. 1 c. 611 e ss. L. 190/2014, il Consiglio Comunale con deliberazione n 37 del 27.03.2015 ha stabilito di dismettere  la partecipazione detenuta in Autostrade Lombarde SpA . Essendo risultata infruttuosa la procedura di cessione espressamente attivata,  il Comune ha esercitato il diritto di recesso  ai sensi dell'art. 1  c. 569 L. 147/2013 e art. 3. c. 29 L.244/2007  chiedendo alla Società , con deliberazione di Giunta Comunale n. 774 del 22.12.2015​,  la liquidazione in denaro del valore della quota in base ai criteri stabiliti dall'art. 2437ter c. 2 CC.  E' in corso una procedura legale per il raggiungimento dell'obiettivo sopra descritto.


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03/11/2022, 09:33

Commemorazione defunti

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Orari cimiteri

Data:

02 novembre 2022

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Dal 30 ottobre al 2 novembre, in occasione della commemorazione dei defunti, i cimiteri cittadini rimarranno aperti con orario continuato dalle 8.30 alle 17.30.

Al cimitero Vantiniano le funzioni religiose saranno celebrate lunedì 1 novembre, allee 15.30, e martedì 2 novembre, alle 10 e alle 15, quest'ultima celebrata dal vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada o da un suo vicario.

Dal 30 ottobre al 2 novembre, dalle 8.30 alle 17, per tutti i cittadini sarà possibile disporre del servizio gratuito di bus navetta all'interno del cimitero Vantiniano.

Dal 25 al 28 ottobre fioristi e marmisti saranno autorizzati a entrare con gli automezzi, per la posa di confezioni floreali sulle tombe, dalle 9 alle 11.30 e dalle 14 alle 16.30 dall'accesso di via Industriale 1.

 

Informazioni


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02/11/2022, 15:54

Terraroli Adelio

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24 luglio 1931 – 5 marzo 2021

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5 min

Aree tematiche
Anni 2010 - 2023

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​​Politico, esponente del Pci, è stato consigliere comunale, deputato per tre legislature, consigliere regionale. Adelio Terraroli nasce a Brescia il 24 luglio 1931 in una famiglia di operai, ma di origine contadina, della zona di Borgosatollo: il nonno Lorenzo, alla fine dell'Ottocento, si era trasferito a Brescia, con la moglie Emilia e i figli, per diventare operaio alla Sant'Eustacchio. La madre, Pierina Terraroli (nata nel 1897), operaia, non si era sposata, motivo per il quale Adelio prese il suo cognome, e viveva in casa con il padre Lorenzo e i due fratelli, Giovanni (nato nel 1900) e Enrico (nato nel 1905), comunisti sin dai tempi della lotta clandestina antifascista.
A.T. ha seguito gli studi classici presso il liceo Arnaldo e, dopo la maturità (1951), ha vinto un posto di alunno al collegio universitario Ghislieri di Pavia, nella cui Università ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza. Mentre frequentava l'Università (1951-1955), a 21 anni si iscrive al Partito Comunista Italiano. Sul finire del 1954, proprio nella sede della Federazione Provinciale di Pavia, incontra Amedea Gianotti, membro della Federazione Provinciale di Reggio Emilia, e si sposano il 26 dicembre 1955. A. T. si laurea il 29 febbraio del 1956 e un mese dopo è già membro dell'apparato della Federazione Comunista di Brescia.
Inviato in Valle Camonica, si trasferisce a Cogno con la famiglia e avvia la costruzione del partito in quel territorio, lavoro che gli viene riconosciuto con l'inserimento nella lista nelle elezioni politiche del 1958. Nel 1959, in occasione del IX Congresso, viene richiamato a Brescia per essere nominato vice segretario della Federazione. Nel marzo 1960 diviene segretario provinciale del PCI e, con le elezioni amministrative di quell'anno, entra in consiglio comunale. In una fase politica dominata dallo scontro diretto con la Democrazia Cristiana e con una sorta di arroccamento del PCI sulle proprie posizioni, A. T. avvia un duro confronto, ma anche un dialogo con l'allora sindaco, Bruno Boni, e 1961 ottiene il voto disgiunto per il bilancio del comune e per il bilancio dei servizi municipalizzati, che allora si votavano contestualmente, atto che apre una stagione di discussione sui temi della gestione del territorio, dell'energia, del piano regolatore della città e dell'utilizzo delle aree fabbricabili pubbliche, e di conseguenza sul ruolo propositivo del Partito Comunista che era all'opposizione. Nel 1966 sostiene l'avvio del progetto per la costituzione dell'Università statale a Brescia e promuove la nascita di circoli culturali legati al PCI. Nel 1968 viene eletto deputato e dal 1968 al 1972 ricopre il ruolo di Segretario della Camera dei Deputati. Nel corso delle sue tre legislature lavora in Commissione Interni, poi in Commissione Finanza e Tesoro, infine in Commissione Agricoltura, dove avanza proposte di legge per la difesa del territorio e delle aree montane, fino al 1980. Nel 1980 viene eletto in Consiglio Regionale, dove ricopre, fino al 1985, il ruolo di capogruppo del PCI e termina la propria esperienza in Consiglio Regionale nel 1991. Nel 1993 assume la Presidenza del Comitato Regionale di Controllo per gli atti amministrativi (Co.Re.Co.) fino al 1996. 

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27/09/2024, 09:35

Capra Renzo

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26 settembre 1929 - 2 novembre 2021

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6 min

Aree tematiche
Anni 2010 - 2023

Descrizione

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​Ingegnere, Direttore e poi Presidente dell'Azienda Servizi Municipalizzati, artefice di grandi progetti innovativi​. ​Piacentino d'origine e bresciano d'adozione, ha legato indissolubilmente il suo nome alla storia dell'Azienda dei servizi municipalizzati che ha servito e poi diretto per 44 anni. ​ Originario dell'Appennino, Capra era figlio di un calzolaio. Dopo l'avviamento professionale s'era diplomato perito elettrotecnico. Studiando un po' di latino aveva ottenuto la maturità scientifica che gli aveva consentito di iscriversi al Politecnico di Milano dove s'era laureato in Ingegneria elettrotecnica. Ben presto gli si erano aperte le porte della galassia Eni: prima Anic e poi Snam progetti. Lavorava al petrolchimico di Gela quando, nel 1962, arrivò la notizia della tragica morte di Enrico Mattei. Fu a quel punto che Capra iniziò a valutare altre opportunità di lavoro. Scoprì che l'Asm di Brescia (che in città allora tutti chiamavano “i servizi") cercava un ingegnere, partì dalla Sicilia a bordo di una Bianchina insieme alla moglie, pediatra, e da allora la sua vita e quella di Brescia cambiarono. Assunto nei servizi energetici, collaborò con il direttore di allora, Gianfranco Rossi: prima alla progettazione e all'avvio della Centrale di Salionze (in condominio con la municipalizzata veronese), poi al progetto di municipalizzazione della raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, in cui si affacciò fin dall'inizio l'opzione dell'incenerimento per ricavare energia. Le basi teoriche e tecniche del termoutilizzatore erano gettate. In oltre quarant'anni non c'è stato progetto dell'Asm che non abbia rispecchiato il suo approccio, la sua visione: il teleriscaldamento e i primi studi sulla metropolitana, le società satelliti (da Valgas a Cogeme) e il conducente unico sui bus, il termoutilizzatore e la telerilevazione. Contemporaneamente Capra saliva tutti i gradini della gerarchia aziendale. Al 1979 risale la sua nomina a direttore generale dell'azienda di via Lamarmora della quale ha assunto la presidenza nel 1995, traghettandola per conto del socio unico, il Comune di Brescia, in Borsa, dove la multiutility venne quotata dal 2002. Con la fusione di Asm Brescia e della milanese Aem nell'attuale A2A (avvenuta nel 2007), all'interno di una governance di tipo duale Capra ha assunto il ruolo di presidente del Consiglio di Sorveglianza, incarico che gli fu revocato – al cambio di maggioranza in Loggia, dopo l'affermazione del centrodestra - nel 2009. La vicenda del licenziamento senza giusta causa amareggiò Capra inducendolo a intraprendere una causa civile da cui uscì vincitore. Renzo Capra ha insegnato al Politecnico di Milano e alla facoltà di Ingegneria della nascente Università degli Studi di Brescia. Ha inoltre ricoperto ruoli apicali di Federazioni nazionali di aziende municipalizzate, di enti e istituti nazionali ed europei che si occupano di energia, utilizzando questi ruoli a beneficio dell'Asm e della sua modernità. Ha rappresentato l'Italia nel Cedec, la confederazione delle aziende energetiche degli enti locali, ha fatto parte del consiglio di presidenza di FederUtility che raggruppa le aziende energetiche e idriche, è stato vicepresidente del Cispel Lombardia ed ha presieduto lo Iefe, l'istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente della Bocconi. Il manager piacentino ha sempre unito la capacità di visione strategica a una assoluta sobrietà nei gesti personali e a un inflessibile rigore gestionale, facendo dell'Asm un modello nazionale a cui molti guardavano mentre altrove le aziende pubbliche assumevano la fama di carrozzoni lottizzati. ​Renzo Capra, che ha ottenuto il Premio Brescianità nel 2006, si è sentito autenticamente bresciano pur senza recidere i rapporti con la terra natale dove tornava puntualmente a ritirarsi – quando gli impegni glie lo consentivano - per dedicarsi alla coltivazione dell'amato vigneto.

 

 

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27/09/2024, 09:33

Feroldi Pietro Gezio

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Passirano (Bs), 10 aprile 1881 - 9 dicembre 1955

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7 min

Aree tematiche
Anni 1950 - 1959

Descrizione

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​Avvocato, assessore comunale, grande collezionista privato, presidente del "Grande" e dell'Istituto musicale Venturi​. Di Virginio e di Chiara Onofri. Avvocato, competentissimo in diritto commerciale, incominciò ad esercitare la professione nello studio del sen. Da Como. Si dedicò al culto dell'arte tanto da essere ritenuto il caposcuola del collezionismo privato per la pittura moderna e si fece promotore di numerose iniziative culturali. Fu tra l'altro presidente dell'Associazione dell'"Arte in famiglia". Durante la prima guerra mondiale, alla quale partecipò per l'intero quadriennio e in specie nella zona operativa del Monte Grappa, ebbe la croce di guerra. Fu consigliere comunale di parte moderata. Nel 1914 fu assessore alle Belle Arti e nel gennaio 1920 del Dazio e consumo. Nel 1922 fu membro della Giunta provinciale amministrativa, e nel 1925 dell'Azienda dei servizi municipali. Fu inoltre presidente del collegio dei probiviri per le industrie metallurgiche e meccaniche. Nel 1920 fu consigliere dell'Associazione monarchica bresciana e nel 1925 si adoperò per salvare "La Sentinella Bresciana" dalla fine voluta dal fascismo. Nell'autunno 1943 fu tradotto dai nazifascisti come ostaggio a Canton Mombello; ne fu liberato per l'intervento del vescovo Mons. Tredici e di Mons. Angelo Pietrobelli. Nel gennaio 1944, per un equivoco, venne arrestato dalle SS tedesche e rinchiuso nelle carceri di Brescia e di Verona, vivendo, in luogo del figlio Franco, che era in effetti il ricercato, una indimenticabile cruda esperienza. Dopo la liberazione fu assessore dell'amministrazione provinciale del CLN e assessore comunale. Fu tra i migliori competenti d'arte del suo tempo, e riunì una collezione di quadri apprezzatissima da critici e artisti (v. Feroldi, collezione). Rifiutò sempre di acconsentire alle proposte di esportazione all'estero della collezione e con tale motivazione fu premiato dall'allora ministro Gonella con medaglia d'oro della Pubblica Istruzione. Venne invitato dalla "Fondazione Rockfeller" a visitare le gallerie d'arte moderna nord-americana; la Biennale di Venezia riservò una sala quasi solo per i suoi quadri. Pubblicò recensioni di mostre anche straniere (come quella di El Greco di Madrid) e collaborò al "Popolo di Brescia" dal 1937, alla rivista "Brescia" (1934), al "Giornale di Brescia", alla "Gazzetta del popolo" alla rivista "Punta" periodico bresciano e a riviste specializzate. Scrisse non solo di pittura, ma anche di musica, di cinema, di teatro e di economia. Fu anche appassionato di musica e nel 1920 fu presidente del Civico Istituto musicale "Venturi" e segretario e poi presidente del Teatro Grande. Amante della fotografia illustrò con diapositive i quadri di Picasso. Partecipò attivamente e fu consigliere del cinefotoclub di Brescia. Tra gli amici cari che ebbe figurano Morandi (con il quale dipingeva a fianco, dedicandosi poi a vicenda le opere), Carrà e Rosai. Per il suo Studio passarono molti giovani artisti, tra i quali Arturo Benedetti Michelangeli. Nel 1945 venne eletto socio dell'Ateneo di Brescia nei cui "Commentari" del 1950 pubblicò "Una causa criminale nel 1700". Curò inoltre, con i fratelli avvocati Giovanni e Giuseppe, la definizione del legato Sala-Feroldi, comprendente dipinti del Foppa, del Moretto e del Tintoretto, oggi esposti alla Pinacoteca Tosio-Martinengo. Dopo la sua morte la moglie e i figli donavano alla Biblioteca Queriniana un complesso di circa 750 volumi, di cui la maggior parte è costituita da edizioni settecentesche non solo ottimamente conservate e rilegate, ma tutte relative ad argomenti di interesse anche per il moderno studioso, in quanto riflettenti problemi di cultura umanistica o scientifica su cui ancora oggi si appunta l'attenzione dei frequentatori delle biblioteche. Non mancano le edizioni rilegate con particolare lusso od illustrate con gusto, mentre a circa centocinquanta assommano i volumi notevolmente pregevoli e come tali elencati nei principali repertori bibliografici. Tra questi si citano a puro titolo di esempio, l'edizione principe dei "Sepolcri" di Ugo Foscolo (Brescia, Bettoni 1807) e una raccolta di dodici atlanti del celebre cartografo veneziano Vincenzo Coronelli. Particolare valore per la Queriniana riveste poi un gruppo di circa cento volumi ed opuscoli tutti ricollegantisi, per l'edizione o l'autore o l'argomento, alla storia bresciana e un gruppo dei manoscritti in cui, accanto ad alcuni appunti scolastici di morale e teologia stesi nel secolo diciottesimo, figurano, tra l'altro, una copia settecentesca della famosa "Historia Bresciana" di Giacomo Martinengo e due volumi dell'"Inventario delle scritture appartenenti all'eredità del nob. Francesco Catanio", utilissima fonte, quest'ultimo, per la conoscenza della storia di alcune famiglie bresciane alla metà del secolo XVIII. L'opera comunque più significativa di Pietro Feroldi, e cioè la famosa raccolta di quadri (v.), venne trasferita a Milano dando origine alla Fondazione Feroldi Mattioli.​​

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27/09/2024, 16:02

Bulloni Pietro

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Brescia, 20 luglio 1895 - 25 agosto 1950

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5 min

Aree tematiche
Anni 1950 - 1959

Descrizione

Descrizione

​Avvocato, sindacalista, fervente antifascista, membro del C.L.N, Prefetto della Liberazione, deputato​. ​Era di famiglia proveniente dalla Svizzera molto modesta. Il padre aveva trapiantato a Brescia un ristrettissimo commercio di legna e di frutta stagionale nei pressi della Palla. Di ingegno sveglio e di ferma volontà fu avviato agli studi e fu allievo del collegio C.Arici. Frequentò l'oratorio della Pace e specialmente il Patronato studentesco e il Circolo "Alessandro Manzoni" nei quali fu particolarmente attivo. Al preannunciarsi della I guerra 313 fu attivamente interventista e benché potesse avanzare la sua cittadinanza svizzera, volle arruolarsi, divenendo sottotenente e comportandosi valorosamente. Congedatosi, nel febbraio 1920 si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Parma ed entrò nello studio dell'avv. Luigi Bazoli, si impegnò nel movimento sindacale bianco, nelle Unioni Cattoliche del Lavoro, dedicandosi soprattutto ai problemi e alle rivendicazioni dei salariati agricoli. Fu in questo tempo che Pietro Bulloni dimostrò tutta la sua abilità, il suo equilibrio e il suo attaccamento alla causa degli umili e quando l'on. Longinotti dovette lasciare il campo, rimase a Pietro Bulloni tutto il grave peso della direzione delle Unioni Cattoliche del Lavoro e della Federazione dei lavoratori agricoli. Nel 1924 fu nominato consigliere comunale e poi consigliere provinciale. Antifascista fu fatto segno anche a violenza e aggredito da due energumeni assieme a Francesco Castagna in pieno corso Magenta ferito e costretto a ricorrere all'ospedale. Nel 1926 fu sottoposto ad ammonizione per due anni. Nello stesso anno il 9 febbraio sposava Rosa Baldi. Durante il fascismo visse appartato dedicandosi alla famiglia e alla professione. Cattolico militante ebbe salda fede nei principi morali e religiosi e li mantenne sempre intatti. Sotto il dominio nazifascista della Repubblica di Salò mise tutto il suo coraggio al servizio dei resistenti imprigionati e processati. Difese Lunardi Margherita e gli altri con loro arrestati e più tardi il prof. Boni, il giornalista Coeli, l'avv. Reggio, il prof. Petaccia ed altri, meritandosi l'appellativo di "avvocato della Resistenza" e imponendosi al rispetto degli stessi avversari. Fu poi rappresentante per la D.C. nel C.L.N. e si impose per tale autorevolezza da essere designato Prefetto della liberazione, carica che ricoprì dal 27 aprile 1945 al 1° marzo 1946, quando lasciò il posto ad un Prefetto di carriera. Fu avvocato stimato e agguerrito dalla oratoria forte e nutrita. Il 2 giugno 1946 venne eletto deputato alla Costituente il VI Collegio. Venne rieletto deputato il 18 aprile 1948 e poi venne chiamato a ricoprire la carica di sottosegretario al Commercio Estero. Fu tale il prestigio goduto che venne poi nominato presidente del Consiglio Superiore, del Commercio interno. Fu inoltre Consigliere del Comune di Brescia e membro del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati. Morì quasi improvvisamente colpito da infarto, alla sua memoria venne dedicato nel 1951 un Premio della Bontà che viene assegnato ogni anno a Natale.​​​

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27/09/2024, 16:06

Savoldi Luigi (Bigio)

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Brescia, 23 settembre 1889 - 12 marzo 1952

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6 min

Aree tematiche
Anni 1950 - 1959

Descrizione

Descrizione

​​​Sindacalista, fervente antifascista, membro del C.L.N., esponente del Partito Socialista​. Di Faustino e di Maria Mochen. Primogenito di una famiglia di lavoratori. Il padre era un fornaio ed aveva combattuto, nel 1866, tra le file del corpo volontari garibaldini nel corso della terza guerra d'indipendenza. Bigio sceglie il lavoro del padre e si iscrive giovanissimo alla Lega dei panettieri aderenti alla Camera del Lavoro di Brescia e diviene presto un organizzatore sindacale. È animatore dello sciopero dei lavoratori fornai che, con l'astensione del lavoro durata più di un mese, a partire dal 23 luglio 1908 ottengono un risultato di grande rilievo: l'accordo concordò, fra l'altro, che il collocamento dei fornai sia gestito dagli stessi operai e controllato da una commissione mista di tre operai e di tre datori di lavoro. Negli anni che precedono il primo conflitto mondiale Bigio Savoldi intensifica la sua azione di sindacalista e si iscrive al PSI, organizzando riunioni e partecipando a comizi e a manifestazioni contro la guerra. Nel 1917, a 28 anni per aver partecipato come militare a manifestazioni per la pace viene condannato a sette anni di carcere. Amnistiato a conclusione della prima guerra mondiale è tra gli organizzatori dei grandi scioperi agrari e metallurgici del '20 e '21. Direttore del panificio dell'Unione Cooperativa di Consumo fondata dai socialisti nel 1904 è costretto dai fascisti a lasciare l'incarico. Iniziò per lui un lungo periodo di disoccupazione costellato di innumerevoli vessazioni fasciste, minacce, perquisizioni domiciliari. Con lavori saltuari e provvisori sostenne a stento la famiglia (si era sposato nel 1924 con Virginia Bolzoni), finché trovò lavoro come magazziniere nella ditta di posaterie, avviata dai fratelli più giovani. La nuova occupazione, benché estranea alle sue attitudini, gli consentì di tenere facilmente continui contatti con i compagni socialisti bresciani, dei quali divenne un sicuro punto di riferimento. Bigio Savoldi intensifica gli incontri e le riunioni, prende contatti con socialisti di altre province e riannoda le fila dell'organizzazione clandestina socialista. Nel 1941 s'incontra con Lelio Basso, con il quale instaura una duratura e fraterna amicizia e un attivo lavoro durante la Resistenza. Nel 1942 è fra i promotori del "Fronte del lavoro" e, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, rappresenta il PSI alla riunione di Gussago con Parri, dove si costituisce il CLN provinciale. Riorganizza la Federazione Socialista Bresciana in qualità di segretario. La sua casa diviene centro di riferimento per tutti i compagni da Sandro Pertini a Lelio Basso, a Cesare Bensi, Costante Bianchi, Carlo Matteotti. Organizza la fuga di Giancarlo Matteotti dal campo di concentramento di Lumezzane; dà impulso alla fondazione della VII e della VII bis Brigata Matteotti. Nell'imminenza della Liberazione il Segretario regionale lombardo del P.S.I., Lelio Basso, precisava che a lui andava "tutta la fiducia della direzione del partito" e lo indicava come designato sindaco di Brescia della liberazione e solo in caso non volesse accettare venisse indicato l'avv. Ghislandi o altro compagno. Basso soggiungeva di attendersi da lui questo atto di disciplina, conservando anche la segreteria del partito, fino ad una sostituzione dipendente da una sua scelta. Il 6 aprile 1945 il segretario del P.S.I. dell'Alta Italia, Sandro Pertini, confermava Savoldi come segretario della Federazione Socialista di Brescia. Dopo la Liberazione il 25 luglio 1945 viene riconfermato segretario provinciale del P.S.I. mentre entra a far parte del Comitato Centrale del partito portando il partito stesso a notevoli successi. Lasciata la segreteria, dal primo  gennaio 1952 fino alla improvvisa morte (12 marzo 1952) è segretario e animatore del Comitato Solidarietà Democratica, che sviluppa una intensa assistenza agli attivisti sindacali e politici, l'assistenza gratuita nei frequenti processi. È stato considerato per onestà, disinteresse, attivismo, dedizione, fra i migliori esponenti del socialismo bresciano.​

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Ultimo aggiornamento

27/09/2024, 16:04