Gussalli Luigi

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Bologna, 18 dicembre 1885 - Brescia, 22 giugno 1950

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Anni 1950 - 1959

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​Ingegnere, pioniere dell'aviazione, inventore di sistemi per il volo nello spazio. ​Passò la fanciullezza a Brescia e a Brescia compì i suoi studi e le sue ricerche. Ottenuta la licenza liceale all'«Arnaldo» nel 1903, a diciassette anni passava all'Università di Parma e poi al Politecnico di Glons (Liegi) dove nel 1909 otteneva il diploma in ingegneria industriale. Ancora studente, prima che Bleriot attraversasse la Manica, egli aveva già costruito i primi aeromodelli capaci di stare in aria. Appena laureato s'era costruito un aerostato ed aveva volato nel cielo di Brescia, scendendo poi, con un atterraggio di fortuna, nel convento delle Canossiane in via S. Martino. Anche le prime automobili lo avevano visto come un pioniere e un ricercatore. Dal 1902 si cimentò in perfezionamenti tecnici e in gare, figurando nell'elenco dei primi cento automobilisti italiani partecipando al "Record del miglio" di Modena del 1909. Inventò anche una bicicletta per i cavalli, chiamata «ippomobile», una specie di «tapis roulant», montato su un carrozzino con nell'abitacolo il cavallo su zoccoli foderati di gomma che viaggia a 20 Km. orari. Il Gussalli si applicò a molti altri progetti ed invenzioni come quello sulla stereoscopia diretta che tende a risolvere il problema del rilievo coll'osservazione diretta dell'immagine senza interposizione di apparecchio, non sopra un piano ma nello spazio. Così pure sono degne di rilievo le esperienze intorno alle bombe da fucile, che ebbero applicazione durante la guerra. Nel 1912 dedicò la sua inventiva agli sport invernali provando la «slitta-automobile» con un motore a quattro cilindri ed elica metallica. Chiamato in guerra, come ufficiale di artiglieria, brevettò le bombe da fucile ed un carro d'assalto, prototipo del carro armato mai costruito. Nel 1923 inventò la stereoscopia che permette la riproduzione delle immagini a rilievo. Ma il filone principale delle sue ricerche fu l'astronautica. Ancora giovanetto nel 1912 costruì un apparecchio a doppia reazione che precedette nel tempo ogni propulsore del genere. Nel 1923, invece, affrontava direttamente il problema e pubblicava un volumetto dal titolo: «Si può già tentare un viaggio dalla terra alla luna?» rispondendo affermativamente alla domanda. Vide chiaramente che l'impresa lunare doveva prevedere due fasi: la prima fase, completamente basata sulla riuscita del propulsore. Costruito il «veicolo tipo», la seconda fase si ridurrebbe alla costruzione del «veicolo Treno», e cioè gli apparecchi in serie tra essi collegati già prevedendo il razzo pluristadio. In una serie di schemi Luigi Gussalli aveva distinto i periodi necessari per trasportare un mobile dalla Terra alla Luna e per ricondurlo sulla Terra, calcolando la velocità critica di liberazione dall'attrazione terrestre, il tempo impiegato per raggiungere questo momento, il periodo in cui il veicolo continua per inerzia, il momento equigravitazionale in cui si annullano l'attrazione della Luna e della Terra e la velocità si riduce e il momento in cui il propulsore si mette in moto in senso inverso per scendere sulla Luna. Mentre a Brescia pochi o nessuno prendevano sul serio i suoi progetti ed esperimenti, in America vi era chi insisteva perché vi si trasferisse promettendogli appoggi incondizionati. L'ultima sua ipotesi fu quella sui dischi volanti che egli indicò in aggregati di pulviscolo, tondi, sfumati ai bordi. A ricordo venne posta a Brescia sulla sua casa di via Montesuello  4, una lapide, inaugurata il 12 maggio 1962.​​

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27/09/2024, 16:05

Passadori Giuseppe

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Brescia, 20 maggio 1893 - 17 novembre 1959

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Anni 1950 - 1959

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Artigiano, costruttore e restauratore di pianoforti, fondatore di un "marchio" storico dell'antica casa di pianoforti. Egli iniziò l'attività a sedici anni, riparando il suo primo pianoforte, un vecchio "Colombo" con telaio in legno in cattivo stato, sotto la guida esperta dello zio Guglielmo Borghetti, organista e insegnante di pianoforte, figlio di un antico costruttore di spinette delle quali i Passadori conservano un esemplare di fine '700 - primi '800. Appassionatosi per il riuscito restauro, divenne a tempo pieno accordatore e riparatore di pianoforti, dedicandosi a riparazioni sempre più complesse come quella effettuata in collaborazione col prof. Trainini, assistente di fisica al liceo "Arnaldo", consistente nella riduzione di un vecchio pianoforte a coda intera viennese ad un quartocoda. Verso il 1920 il Passadori ampliò la sua attività estendendola anche al commercio di pianoforti vecchi e nuovi di marche prestigiose (Steinway, Bosendorfer, Bluthner ecc.). Uno degli ultimi difficili lavori di Giuseppe Passadori fu la trasformazione, assieme al figlio Piero, del meccanismo di smorzatura a "baionetta" di un vecchio pianoforte Smith con il tipo attuale con molle singole e "cucchiaini". Con i figli Piero, Enzo e Angelo la ditta si ingrandisce: clienti illustri come i maestri Benedetti Michelangeli, Orizio, Conter, Marengoni, Tonelli, Bettini, Simoni e don Berardi, affidano i loro strumenti alle cure dei fratelli Passadori, coadiuvati dall'abilissimo accordatore Werther Bettini (Desenzano, 1911 - Brescia, 1992). Da molti anni accordatori e fornitori abituali del Teatro Grande e del Conservatorio i fratelli Passadori, con i quali collaborano ora anche i figli Beppe, Angela e Giulio. ​​​
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27/09/2024, 16:02

Ripamonti Lucia

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Acquate (Lc), 26 maggio 1909 - Brescia, 4 luglio 1954

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Anni 1950 - 1959

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Suora delle Ancelle della carità beatificata da papa Francesco nel 2021 . Di Ferdinando e di Giovanna Pozzi. La sua vita di famiglia, con i suoi doveri e i suoi sacrifici, è la palestra di virtù e di santificazione. Maria, per aiutare economicamente la famiglia, lavora come operaia in fabbrica. Mette a frutto quanto riceve ed è per tutti trasparenza dell'amore di Cristo che anima e allarga gli orizzonti del suo spirito nella scelta di cose grandi. Attraverso la testimonianza di una Ancella di Acquate, suo paese nativo, conosce lo spirito delle Ancelle della Carità e il 15 ottobre 1932 entra a far parte dell'Istituto fondato da Santa Maria Crocifissa Di Rosa. Emette i voti religiosi il 30 ottobre 1935, assumendo il nome di suor Lucia dell'Immacolata.  Vive in modo esemplare il carisma della Fondatrice: preghiera, adorazione, silenzio e servizio, ritenendosi “umile serva di tutti". Sa valorizzare i talenti ricevuti dal Signore mettendoli a disposizione di tutti con umiltà e semplicità. È la mano prodiga della carità, consola con delicatezza le mamme, i disoccupati, i disperati, i giovani in cerca di speranza e di futuro, le persone che avvicina, trasmettendo loro serenità e gioia. La sua è una generosità coraggiosa: durante la Seconda Guerra Mondiale affronta pericoli e bombardamenti pur di portare soccorso a chi è nella necessità, nella solitudine, nella disperazione. La sua vita trascorre attraverso la storia della città: la dittatura fascista, la guerra, la resistenza, la liberazione e poi la ricostruzione. A noi lascia la sua eredità umana e spirituale: educarci a vivere intensamente, ricalcando con la penna e con consapevole libertà il nostro cammino, pensato e tracciato solo a matita da Dio, il quale attende che noi troviamo pienezza di senso e di vita corrispondendo alla vocazione alla santità, anche quando il discernimento si presenta difficoltoso o incerto. Affetta da tumore maligno vive gli ultimi mesi nel raccoglimento nella Casa del Ronco, in Via Benacense. Muore, il 4 luglio 1954, esempio per tutti, per carità, eroica bontà e affabilità. Il 15 giugno 1992 il vescovo di Brescia, Mons. Bruno Foresti, avvia processo di canonizzazione che si chiude il 30 maggio 1995. Nel 1996 le sue spoglie sono riesumate e trasferite nella Casa Madre delle Ancelle di via Moretto 33, Brescia. Nella Cattedrale di Brescia, il 23 ottobre 2021 è beatificata.​


 

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27/09/2024, 16:03

Agazzi Rosa

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Volongo, 26 marzo 1866 – Volongo, 9 gennaio 1951

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Anni 1950 - 1959

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​​Pedagogista, indeatrice con la sorella Carolina di un metodo di insegnamento nelle scuole materne molto innovativo. Nacque a Volongo, quando ancora era in provincia di Brescia, il 26 marzo 1866, in una famiglia di modeste condizioni economiche, di profonda sensibilità religiosa e di tradizioni patriottiche. Sulla sua formazione ebbe notevole influenza la figura di uno zio materno, l'arciprete "mazziniano" Francesco Maria Zapparoli, nella cui casa la Agazzi trascorse l'infanzia. Dopo aver frequentato la scuola normale "V. Gambara" di Brescia dal 1882 al 1884 e aver studiato pianoforte, iniziò la carriera di insegnante con la sorella Carolina (1870-1945) a Nave, borgo rurale di Brescia. Nel 1890 entrò in contatto con Pietro Pasquali, direttore generale delle scuole elementari ed infantili di Brescia e pedagogista di ispirazione fröbeliana, che sarebbe divenuto il tenace sostenitore dell'esperienza educativa delle sorelle Agazzi. Nel 1891 le due sorelle frequentarono il corso per maestre giardiniere; e l'anno successivo la Agazzi cominciò ad avviare i primi tentativi per rendere più rispondente alle esigenze dei piccoli la permanenza nell'asilo: prima nella borgata Forcello di Brescia, poi a Volta Bresciana; nascevano gli esercizi di "lingua parlata" e prendeva consistenza l'idea del canto come cardine della scuola infantile. Nel 1896, a Mompiano, la Agazzi consolidò l'esperienza educativa e didattica, interpretando e sviluppando con originalità gli elementi vitali della pedagogia fröbeliana (spontaneità, libertà, gioco), affermando, fra le altre cose, che il rispetto delle esigenze naturali, del bisogno di muoversi e di fare del bambino, doveva accompagnarsi con un adeguato ambiente che, riproducendo la stessa atmosfera del focolare materno, esercitasse una positiva ed efficace azione educativa (si veda la Relazione sul tema "Ordinamento pedagogico dei giardini d'infanzia secondo il sistema di Fröbel", Torino 1898). Nel 1902 il Consiglio provinciale scolastico di Brescia dichiarava l'asilo di Mompiano "asilo infantile rurale modello", allo scopo di metterlo a disposizione delle future insegnanti e di "fare propaganda di un indirizzo che darà agli asili rurali il valore di istituzione sociale". A poco a poco l'esperienza agazziana valicava i confini bresciani e veniva introdotta in altre scuole infantili. Nel 1910, in particolare, la Agazzi fu invitata, con la sorella Carolina, nella ancora austriaca Trieste per illustrare il proprio metodo; la pagina triestina (ottobre-novembre 1910) costituì l'inizio della diffusa conoscenza dell'iniziativa di Mompiano. A Trieste, inoltre, G. Lombardo Radice conobbe il lavoro delle sorelle Agazzi e se ne fece attivo sostenitore. Nel frattempo la Agazzi stava pubblicando vari scritti nei quali ordinava alcuni aspetti della sua esperienza, suggeriva spunti di lavoro, forniva indicazioni pratiche e materiali: “L'abbicì del canto educativo", Milano 1908; “La lingua parlata", Brescia 1910; “Bimbi, cantate!", ibid. 1911, e qualche anno più tardi, “Come intendo il museo didattico nell'educazione dell'infanzia e della fanciullezza", ibid. 1922. Il metodo Agazzi, che rispondeva alle esigenze di ammodernamento e di sviluppo civile dell'Italia liberale, aveva avuto modo di conquistare molti sostenitori (permeando anche l'insegnamento nella scuola elementare) al punto che la circolare ministeriale n. 20del 9febbr. 1914 - promulgata dal ministro e pedagogista L. Credaro e redatta in parte dal Pasquali -, che ridefiniva completamente i programmi ed i metodi degli istituti di educazione per l'infanzia, risentiva chiaramente dell'esperienza di Mompiano. È del resto di questi anni la significativa sostituzione della dizione fröbeliana giardino d'infanzia con scuola materna. All'indomani della guerra la Agazzi fu impegnata in un'intensa attività divulgativa della sua esperienza e tenne corsi e conferenze ad insegnanti e dirigenti scolastici. Il metodo dell'Agazzi per la scuola materna, classificato dalla riforma scolastica Gentile del 1923 tra le poche esperienze differenziali, era ormai il più diffuso tra i tipi di scuola per l'infanzia. Nel 1927 le sorelle Agazzi vennero collocate a riposo dall'amministrazione comunale di Brescia, provvedimento che non avrà efficacia sostanziale e che è da attribuire alla contraddittoria politica scolastica del regime. L'allontanamento dalla "loro" scuola di Mompiano costituì uno degli episodi più tristi della vita delle due, le quali continuarono tuttavia ad operare intensamente per l'informazione e l'aggiornamento pedagogico degli insegnanti, coadiuvate anche dalla rivista Scuola materna e da centri e gruppi di iniziativa pedagogica, in particolare bresciani. Nel 1932 la Agazzi pubblicò a Brescia la Guida per le educatrici dell'infanzia, opera largamente nota e più volte riedita, che raccoglieva spunti e proposte didattiche di un anno di scuola, già apparsa a puntate sulla rivista “Pro infanzia" nel 1929-1930. Nel 1942 pubblicò a Brescia le importanti “Note di critica didattica". In questi anni il metodo varcava i confini nazionali ed asili agazziani sorgevano in Svizzera, Belgio, Romania, Spagna, Germania e Sud America. Il ministro Fedele e il ministro Bottai concessero alle sorelle Agazzi rispettivamente la medaglia d'argento dei benemeriti dell'istruzione e la stella d'oro al merito della scuola (dicembre 1941). Dopo la morte di Carolina (1945), la Agazzi si ritirò a Volongo e ritornò maestra nella scuola materna del paese. Chiamata a far parte di importanti commissioni ministeriali nell'immediato dopoguerra, fu nominata dal presidente della Repubblica ispettrice onoraria della scuola materna. ​L' Agazzi morì a Volongo il 9 genn. 1951.

 

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27/09/2024, 15:59

Re Luigi

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Pavia, 13 giugno 1877 - Brescia, 16 maggio 1947

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Anni 1946- 1949

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Avvocato, giornalista, storico del Risorgimento​. Di Ernesto e di Emilia Mangiarotti. Laureatosi in legge a Pavia, esercitò l'avvocatura e l'insegnamento. Si dedicò per dieci anni al giornalismo, a Milano e a Brescia, dove collaborò alla "Sentinella Bresciana". Insegnò diritto in Istituti pubblici fra i quali l'Istituto Agrario Pastori, ma dedicò soprattutto gran parte del tempo disponibile alle ricerche d'archivio pubblicando poi dal 1933 al 1941 numerosi articoli in "Il Popolo di Brescia" raccolti quasi tutti nei due volumi "Cospirazioni e cospiratori lombardi" (1934) e "Voci d'oppressi e di esuli" (1939). Collaborò inoltre a riviste come "Brescia", "Brixia fidelis". Socio dell'Ateneo di Brescia si assunse di scrivere la "Storia di Brescia dell'800" che non venne terminata. Fondò un mensile studentesco dal titolo "La penna giovane". PUBBLICÒ: "Una martire del Risorgimento. Teresa Confalonieri" (Brescia, tip. Apollonio, 1907); "Letteratura murale" (Mantova, tip. Rossi, 1908); "Enrico Toti" (Piacenza, tip. Porta, "Gli artefici della Vittoria"); "Mantova" (Milano, Sonzogno, "Le cento città d'Italia"); "Città dei Gonzaga" (ib.); "Bolzano sentinella d'Italia" (ibidem, 1929); "Le leggi che l'agricoltura deve conoscere" (Asola, Scaloni e Carrara, 1930); "Il codice della strada. Raccolta alfabetica di tutte le norme relative alla tutela della strada e alla circolazione stradale" (Brescia, L. Vannini, 1930); "Manuale per le locazioni di case e terreni" (Brescia, L. Vannini, 1930, pp. 260, in 16°); "Il codice dell'agricoltura italiana" (III ediz.); "Il canzoniere di un fante" (Asola, Scalvini e Carrara, 1931); "Le servitù prediali. Guida pratica legale per ingegneri, geometri, agricoltori ecc." (Brescia, G. Vannini, 1932); "La satira patriottica nelle scritte murali del Risorgimento (Frizzi, arguzie, motti e botte)" (Brescia, G. Vannini, 1933, pp. 240, in 8°); "Tito Speri nel processo dei martiri di Belfiore - Costituti e documenti inediti" (Commentari Ateneo di Brescia, 1933) (Brescia, G. Vannini, 1933); "Il conte Lechi nel processo del 1821" in "Brescia nel Risorgimento. Miscellanea di studi pubblicati dall'Ateneo 1933" (Brescia, G. Vannini); "Cospirazioni e cospiratori lombardi (1821-1831)" (Brescia, Vannini, 1934); "Il co. Luigi Lechi nei processi del 1821" (Brescia, G. Vannini); "L'avvocato dice che..." (Brescia, 1935); "Manuale dell'impiego privato" (Brescia, Vannini, 1935); "L'avvocato dei commercianti" (ibidem, 1936); "Istituzioni di diritto civile" (ibidem, 1937); "Commento al I e II libro del Codice civile" (ibidem, 1939-1940); "Voci di oppressi e di esuli negli anni 1848-1849" (Brescia, Vannini, 1939, XIV, pp. 370, in 8°); "Codice civile" (tre volumi, Brescia, Vannini, 1940-1942); "Testamento" (Brescia, Vannini, 1940); "Matrimonio" (Brescia, Vannini); "Corso tecnico-pratico di diritto agrario" (Brescia, Vannini).​

 

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15/09/2025, 15:33

Santoni Giovanni Ernesto

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Gardone V.T. (Bs), 19 febbraio 1889 - Brescia, 15 agosto 1957

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2 min

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Anni 1950 - 1959

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​Fondatore di un'impresa meccanotessile d'avanguardia, benefattore​. Di Arcangelo, armaiolo, e di Maria Zagnagnolo. Industriale meccanico. Ebbe una giovinezza priva di agi e non facile, che lo spronò ad affrontare con impegno e decisione le difficoltà della vita. Effettuato il suo intenso lavoro giornaliero, frequentava la sera i corsi della scuola professionale "Moretto", ove, grazie alla sua spiccata intelligenza e alla sua profonda passione, conseguì cospicui risultati, ed ove, successivamente, svolse, per un certo periodo, le funzioni di insegnante. Volitivo, tenace, di grande iniziativa, nel 1919, in collaborazione con alcuni soci, diede vita, a Brescia, in un piccolo locale di via Nicolò Tartaglia, all'«Officina meccanica di precisione Santoni e C.», che divenne man mano, soprattutto sotto l'impulso della sua valentia tecnica e direttiva, nel campo delle macchine per calze, una delle industrie più quotate in Italia e in numerosi mercati del mondo. Egli affiancò al fervido ingegno e all'instancabile attività, specchiata rettitudine e nobiltà di sentimenti. Modesto e di buon cuore, dispensò aiuti ai bisognosi. Tale sua sollecitudine assistenziale lo indusse a disporre nel suo testamento vari legati ad istituzioni benefiche, fra cui, uno di mezzo milione di lire a favore del pio luogo Casa di Dio, ed uno, di pari entità, a vantaggio del pio luogo Rossini.  ​​

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27/09/2024, 16:04

Bordoni Angeloì

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Brescia, 27 febbraio 1891 - 10 aprile 1957

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3 min

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Anni 1950 - 1959

Descrizione

Descrizione
Ingegnere specializzato nell'edilizia sanitaria, progettò l'Ospedale Civile, il Ronchettino e numerosi altri ospedali italiani​. Di Leandro. Studiò nelle Università di Padova, Bologna, Roma, dove si laureò in ingegneria civile. Frequentò poi lo studio dell'arch. Bergomi di Milano intraprendendo presto la libera professione. Nella prima guerra mondiale fu combattente di artiglieria alpina, e fu tra coloro che issarono la bandiera italiana sulla Vetta d'Italia. Dedicatosi dapprima all'ingegneria civile rivelò presto predisposizioni per i problemi di interesse architettonico e urbanistico. Partecipò con esiti lusinghieri a parecchi concorsi pubblici nazionali e stranieri quali il Piano Regolatore di Milano, il Piano Regolatore di Brescia, il palazzo residenziale e il faro di S. Domingo (Columbia), il palazzo di giustizia di Milano, il palazzo dei Sindacati di Milano (concorso vinto nel 1930 con gli arch. Caneva e Carminati), Casa Littoria di Roma, Torre littoria di Milano palazzo del Governo della "Provincia" di Brescia. Negli ultimi venti anni di vita si dedicò quasi esclusivamente alla edilizia sanitaria acquisendovi alta rinomanza anche all'estero. In particolare progettò e portò a compimento il sanatorio S. Antonino di Brescia, il preventorio e sanatorio di Lucca, la trasformazione dell'Ospedale di Lucca, i nuovi ospedali di Montebelluna, di Schio, di Cesena di Massa Carrara e di Brescia. Quest'ultimo iniziato nel 1938 e finito nel 1959, il più imponente e vasto, è stato considerato come una delle più indovinate realizzazioni del Bordoni per genialità della concezione architettonica e per funzionalità. Scrisse con Giarratana Marchetti: Studio per il piano regolatore della città di Brescia. Brescia, Apollonio, 1927, pp. 38 in 4° - con 42 tav. e disegni. "Il nuovo ospedale di Brescia. Notizie e programmi" (Milano, Calamandrei e G. in 4° pp. 74). 

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27/09/2024, 16:01

Ducos Marziale

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Brescia, 2 luglio 1868 - 18 aprile 1955

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6 min

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Anni 1950 - 1959

Descrizione

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​Avvocato, giornalista, esponente del liberalismo moderato, consigliere comunale e assessore, presidente dell'Ateneo.
Di Giuseppe e di Amalia Guerra. Studiò legge nelle università di Roma e di Torino. Laureatosi, si perfezionò negli studi all'Ecole des Cartes di Parigi. Tornato a Brescia ed iniziata la carriera forense nello studio dell'avvocato Bonicelli, fu presto attratto dal giornalismo e incominciò a collaborare alla "Sentinella bresciana", per lo più con l'anagramma "Scudo", nella quale sostenne vivaci battaglie specie con la zanardelliana "Provincia di Brescia" e coadiuvando Giuseppe Borghetti nella direzione. Molto apprezzati i suoi articoli di fondo, gli spunti polemici sempre signorili e al contempo fermi e i suoi necrologi. Attraverso queste battaglie andò sempre più avvicinandosi ai cattolici, e specie a Giorgio Montini, con i quali strinse l'alleanza che portò, con la vittoria dei cattolici moderati del 1895, al defenestramento degli zanardelliani dal Consiglio Comunale di Brescia e da quello provinciale. In pratica fu il capo indiscusso dei liberali moderati bresciani e uno degli artefici dell'alleanza cattolico-moderata. Nel 1915, a 45 anni, il 27 maggio partiva per il fronte del Tonale arruolandosi volontario nel Battaglione alpino "Morbegno" nel quale prestò servizio per sei mesi come soldato semplice. Nel novembre veniva nominato sottotenente fino al luglio 1916 e fu tra le truppe operanti sul Tonale e sullo Stelvio. In tale mese venne chiamato come segretario dell'on. Bonicelli alla carica di sottosegretario di Stato per l'interno a fianco dell'on. Orlando. Nel 1919 riprese la direzione anche di fatto della "Sentinella bresciana" presentandosi come candidato nelle elezioni politiche. Sconfitto, andò sempre più orientandosi verso posizioni nazionaliste e filofasciste. Eletto nell'aprile 1921 nell'Unione Nazionale e rieletto nel 1924 nel Blocco nazionale, sostenne l'alleanza coi fascisti, anche in vivace polemica con i cattolici. Fu consigliere e assessore al Comune di Brescia. Continuò ad interessarsi della vita pubblica bresciana. Nel 1920 coadiuvò il commissariato del governo per gli alloggi e rappresentò il Consiglio provinciale nella giunta per la scuola media. Nel 1922 fu commissario della Pinacoteca Tosio-Martinengo. Nel 1924 era nel sindacato agricoltori e nel 1925 Commissario comunale per gli istituti storici, culturali e artistici. Nel 1923 aveva sposato Nina Marozzi, vedova del nob. Emanuele Barboglio. Per strascichi elettorali riguardanti le preferenze, sostenne il 28 aprile 1924 un duello con l'on. Augusto Turati col quale non si riconciliò. Dal fascismo andò staccandosi sempre più al tempo del delitto Matteotti e ancor più dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925. Subì da allora in poi sempre più violenti attacchi giornalistici, e subì anche un'aggressione nel centro di Brescia. Ma tenne fede al nuovo orientamento e alla fine del 1925 preferì sacrificare "La Sentinella bresciana" anziché cedere alla maggioranza degli azionisti orientati verso la fusione del giornale con "Il Popolo di Brescia". Durante il fascismo stette lontano dalla vita sociale, mantenendo salde amicizie con antifascisti. Il 25 luglio 1943 ebbe l'incarico di dirigere "Il Giornale di Brescia" sul quale scrisse articoli, molto seguiti fino all'8 settembre. Nel 1945 venne nominato commissario all'Ateneo e l'11 novembre lesse un discorso ricco di istanze di libertà. Dell'Ateneo divenne poi presidente. Nel 1946 entrò nella Consulta Nazionale. Partecipò anche alla vita del Partito Liberale bresciano, di cui presiedette nel maggio 1948 il 2° Congresso provinciale. Si interessò anche di problemi concreti come della ricostruzione di Ponte S. Marco semidistrutto dai bombardamenti. Suoi necrologi vennero raccolti nel 1925 sotto il patrocinio dell'Ateneo di Brescia nel volume "Ombre. Alcuni scritti per amici scomparsi. Presentazione e cenni biografici di Fausto Lechi" (Brescia, 1959, in 8.o p.130). Due articoli ed un discorso vennero raccolti dal Partito Liberale, Sezione di Brescia, nell'opuscolo intitolato "L'on. avv. Marziale Ducos 1868-1955" (s.d.).

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27/09/2024, 16:02

Magrassi Giovanni Artemio

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S. Damiano al Colle, Pavia, 23 febbraio 1873 - Brescia, 20 giugno 1953

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6 min

Aree tematiche
Anni 1950 - 1959

Descrizione

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​Medico, pioniere dell'igiene sanitaria sociale, della lotta contro la tubercolosi e della Lega contro il cancro​. Di Pietro e di Margherita Bersani. Venne a Brescia con la famiglia nell'aprile 1882 e vi compì gli studi medi fra difficoltà economiche e disgrazie familiari; conseguita nel luglio 1891 la licenza liceale riuscì a vincere una borsa di studio del Collegio delle Provincie di Torino. Frequentò la facoltà di medicina di Torino, dove fu uno degli alunni prediletti del Forlanini, direttore della cattedra di semeiotica. Laureatosi nell'agosto 1897, seguì il corso superiore d'igiene del prof. Luigi Pagliani. Ritornato a Brescia, alla fine del 1898 entrò come assistente nel reparto chirurgico dell'Ospedale civile, collaborando subito attivamente alla Società Bresciana d'Igiene e poco dopo alla Associazione Medica chirurgica Bresciana, di cui fu animatore instancabile e vice presidente. Fu subito uno degli animatori dell'ambiente medico bresciano e dei problemi pubblici di igiene, di profilassi, di lotta contro la malaria, la pellagra, la tubercolosi, l'alcoolismo, il cancro, scrivendone anche su "La Provincia di Brescia" e poi sul "Popolo di Brescia" dove tenne rubriche mediche e di igiene. Cooperò in ogni maniera al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie di Brescia e Provincia. Entrato in Consiglio comunale fu assessore nella giunta. Uno dei settori dell'igiene sanitaria sociale, a cui Artemio Magrassi dedicò la sua particolare attenzione e la sua appassionata attività, come pubblico amministratore, fu quello dell'infanzia e delle madri operaie, che ebbe la sua prima ed importante realizzazione nella nostra città con l'istituzione della «Goccia di latte», che assicurò nelle dure giornate belliche del 1915-18, nel dopoguerra ed anche in seguito il rifornimento gratuito di latte pastorizzato a tutti i bambini lattanti bisognosi ed alimentazione congrua a tutte le madri povere. Intensa l'opera di lotta contro la tubercolosi, sia attraverso l'istituzione del Dispensario antitubercolare (nel 1908), sia nella cura della tubercolosi ossea e articolare per curare la quale, nel maggio 1915, attrezzava a Desenzano un apposito stabilimento sanitario che, dopo la I guerra mondiale, diverrà nel febbraio 1919 la "Villa del Sole". Essa fu la prima clinica del genere in Italia i quali limitando al massimo gli interventi chirurgici, particolarmente demolitori, puntavano per la guarigione sul miglioramento delle condizioni generali dell'organismo, da ottenersi con il sole, l'aria salubre, la buona alimentazione, la tranquillità dell'anima e del corpo. Per tale iniziativa ebbe nell'ottobre 1921 la medaglia d'oro all'Esposizione di climatologia e di idrologia di Parma. Fu tra i più attivi promotori dal 1919 in poi delle colonie elioterapiche. Nel 1920 ritornò di nuovo in Consiglio Comunale nella lista liberale. Orientatosi verso il fascismo fu ispettore dei sindacati intellettuali, presidente della Confederazione fascista professionisti e artisti, nel consiglio prima e poi presidente del consiglio direttivo del "Popolo di Brescia", membro del direttorio della sezione rionale Sorlini. Fu chirurgo primario degli Ospedali Civili, dell'Ospedale dei bambini, presidente delle Opere Pie raggruppate e direttore dell'Istituto Rachitici. Nel 1928 fu con il prof. Olindo Alberti e il dott. Pancotto uno dei promotori della Lega contro il cancro della quale fu presidente. Fu inoltre (1926) presidente della Casa d'Industria, membro della Commissione igienico-sanitaria (1925-1930), membro della Congregazione di Carità. Fu tra i sostenitori del Consorzio provinciale antitubercolare e dei sanatori fondato nel Bresciano. Fu presidente della Casa di Salute "Moro", e della "Poliambulanza" e presidente del Sindacato Istituti privati di cure. Fu inoltre consigliere della O.P. Croce Bianca, del Comitato della Croce Rossa, dell'"Amico del Popolo", della Società Dante Alighieri, dell'Istituto femminile di famiglia, ispettore dell'O.N.M.I. e membro di parecchi consigli di amministrazione di enti pubblici. Inoltre fu vicepresidente dell'Ordine dei medici. Il 24 febbraio 1907 era stato eletto socio dell'Ateneo di Brescia, nel giugno 1925, commendatore.​​

Ultimo aggiornamento

27/09/2024, 16:02

Rizzi Emilio

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Cremona, 5 maggio 1881 - Brescia, 22 dicembre 1952

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Anni 1950 - 1959

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​Pittore di fama nazionale, è stato fra i fondatori dell'Associazione Artisti Bresciani​. Di Giuseppe, avvocato e di Laura Botti. Dai quattordici anni frequenta l'Accademia di Brera, allievo di Giuseppe Mentessi, di Cesare Tallone e di Vespasiano Bignami, ed è da essi ritenuto il migliore. Abilitato all'insegnamento nel 1899, nel 1900 si iscrive alla "Scuola speciale di pittura". Poco dopo, nel 1903, vince il "Pensionato Fanny Ferrari" del Comune di Cremona, trasferendosi nel 1903 a Roma, dove è caro ad Antonio Mancini che ha sulla sua arte una determinante influenza. Tiene un corso all'Accademia delle Belle Arti ed è in contatto con i migliori artisti. Nello stesso anno esordisce alla "Promotrice" con il dipinto "Caino e Abele" e, l'anno seguente, un suo quadro, "Mestizia", viene acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Due anni dopo espone a Milano il "Ritratto di donna" ricevendo ampie lodi da Ugo Ojetti. Un altro suo dipinto: "I lavoratori del gas" viene esposto a Roma, Barcellona, Parigi, ecc. Contemporaneamente insegna a Roma all'Accademia Moderna di Belle Arti assieme ad Antonio Mancini ed Aristide Sartorio compiendo viaggi intorno a Roma per dipingere paesaggi. Stabilitosi a Parigi nel 1909 espone al "Salon des Artistes Indipendants" il quadro "In attesa" e altri quadri nello stesso salone con Rousseau e Bonnard e al "Salon d'Automne". Nel frattempo fin dal 1905 è presente ad importanti manifestazioni artistiche oltre che in Italia, a Bruxelles, Barcellona e affronta viaggi di lavoro in Bretagna. Dopo soggiorni in Bretagna, tornato in Italia nel 1915 partecipa come soldato di artiglieria alla I guerra mondiale. A Cremona ordina una mostra che raccoglie numerosi ritratti e il restante periodo della guerra lo vive a Roma, Napoli, Civita Castellana, a Soriano del Cimino dov'è ospite del principe Chigi. Finita la guerra riprende ad essere presente in mostre e nel 1920 si trasferisce a Brescia e nel giugno 1921 è a palazzo Tosio con "Il nastro nero" criticato aspramente da Giarratana. Nel 1922 compera a Brescia una casa di facciata su piazza della Loggia, dove apre un vasto studio nel quale vive fino alla morte salvo soggiorni in Lugano, nel viterbese, sui laghi di Garda e di Iseo e dopo un ritorno a Roma dal 1938 al 1943 rientra a Brescia, sfolla a Rodengo Saiano. Rientrato in città è tra i fondatori dell'AAB. Tiene numerose mostre fra le quali nel 1927 (personale) nel negozio Campana, nel febbraio 1929 (personale) sempre presso Campana, nel marzo 1934 (collettiva) alla Galleria Bravo, nel febbraio 1939 (personale) alla Bottega d'Arte, nel 1940 (collettiva) alla Sindacale. Nel dopoguerra fu tra i fondatori della "Società Arte e Cultura" che diventerà poi l'Associazione Artisti Bresciani. Negli anni '30 si avvicina anche all'affresco come documenta la "Messa al campo" della Casa del Combattente di Brescia (1938). Intensa la sua attività artistica che si allarga al paesaggio per cui nel 1950 acquista un grande podere a Nave, dove pensa di creare un grande studio. Ma poi ritorna a Brescia dove muore nel dicembre 1952. ​​​​​

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27/09/2024, 16:03