Teatro di San Carlino

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Il Teatro San Carlino, oggi utilizzato come auditorium e spazio conferenze dall'Amministrazione Provinciale di Brescia, originariamente nacque chiesa della Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini. Fu progettato intorno al 1750, come si deduce dall'esistenza di una pianta del 1753, anteriore di sei anni alla posa della prima pietra, e recante l'autorizzazione alla costruzione del nuovo tempio a firma del Vicario Generale Jacobo Soncini.

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L'edificio, che sorge accanto al palazzo fatto erigere nel 1721 dal conte Giacinto Martinengo Colleoni, Marchese di Pianezza, in sostituzione delle antiche case di un ramo della nobile famiglia Porcellaga, di cui il conte Giacinto aveva sposato l'erede Cornelia, venne costruito in sostituzione dell’antico oratorio della confraternita dei disciplini, che ivi preesisteva accanto alle case Porcellaga e occupava parte dell'area che il Martinengo aveva destinato alla costruzione del palazzo. Il Marchese comperò l'oratorio e concesse in cambio ai Disciplini un'area da edificare immediatamente a nord del suo nuovo palazzo. 

La prima pietra fu posta da Mons. Andrea Duranti vescovo di Chitro nel 1759: il tempio fu consacrato dal vescovo di Brescia Card. Molin nel 1768. I Disciplini in questione erano ascritti alla confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini a Roma: l'edificio venne dedicato alla SS. Trinità e a San Carlo Borromeo e chiamato San Carlino per distinguerlo dalla Chiesa di San Carlo annessa alla Casa di Dio. 

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09/07/2024, 17:22

Stagione opera e balletto 2024

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Fondazione Teatro Grande

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02 maggio 2024

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Teatro Grande 2024 - Balletto e Opera
Teatro Grande 2024 - Balletto e Opera

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Si completa l'offerta di spettacoli proposta dalla Fondazione Teatro Grande per il 2024.

Opera e balletto saranno ancora una volta protagonisti della stagione con le proposte di spettacoli tra la fine di settembre e l'inizio di dicembre.

La stagione si aprirà con uno dei massimi capolavori di Vincenzo Bellini, "I Capuleti e i Montecchi" tratto dalla tragedia shakespeariana. Gli appuntamenti per questo spettacolo sono programmati per venerdì 27 settembre alle 20 e domenica 29 settembre alle 15.30 (per mercoledì 25 settembre è in programma l'anteprima dello spettacolo per i giovani). Gli altri spettacoli in calendario per i mesi di ottobre, novembre e dicembre sono: "La Bohème" di Giacomo Puccini, il balletto dell'opera nazionale dell'Ucraina "Giselle" con la musica di Adolphe Adam, l'opera di Umberto Giordano "Andrea Chénier" e a chiusura della stagione verrà messo in scena lo spettacolo "Così fan tutte" di Wolfgang Amadeus Mozart il 6 e 8 dicembre.

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02/05/2024, 15:52

CARME - Centro Arti Multiculturali e Etnosociali

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L’Associazione artistica trae il suo nome dal Carmine, il popolare quartiere cittadino caratterizzato da una forte multi etnicità, crocevia di culture, sede di università, scuole e associazioni culturali e sociali, centro notturno di aggregazione giovanile e non.

C.AR.M.E. si occupa della promozione e dello sviluppo dell’arte contemporanea – con particolare attenzione alle nuove tendenze - in sinergia con il tessuto culturale, etnico e sociale del quartiere stesso e attraverso un approccio multi disciplinare, con la realizzazione di mostre temporanee, residenze artistiche, progetti di produzione artistica di teatro, danza, cinema, arti visive, musica e cultura digitale.
Ha sede presso la ex-chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.

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La chiesa e il vasto convento annesso vengono fondato da un gruppo di Umiliati provenienti da Erbusco alla fine del XII secolo. La residenza dell'ordine, stabilita lungo il corso del torrente Bova e presso la porta dell'Albera, nell'angolo nord-ovest della città murata, era legata alla necessità di riscuotere i pedaggi e le imposte sui mulini, secondo le tradizionali competenze attribuite agli Umiliati. Con la soppressione dell'ordine, avvenuta nel 1571, la direzione del convento viene affidata alle suore dei Santi Pietro e Marcellino, che vi si insediarono nel 1585.

Un secolo più tardi, nel 1670, la chiesa viene riedificata su progetto di Giovanni Antonio Girelli. Nel 1797 il convento viene soppresso dal governo napoleonico e nel 1890 per allargare la strada secondo quanto previsto dal piano di risanamento del 1887, l'abside viene troncata, portando all'inversione dell'orientamento della chiesa e costruendo una nuova facciata sulla via. La chiesa sconsacrata, già sede dell'Archivio notarile, di cui restano le balconate impreziosite da graziose ringhiere in ferro battuto, è attualmente utilizzata come spazio espositivo dall’Associazione C.AR.M.E., mentre gli altri settori dell'antico complesso sono stati demoliti nel 1935. 

Della chiesa appare oggi, in particolare, l'imponente facciata ricostruita dopo la troncatura dell'antica abside, che portò all'inversione degli interni. Il nuovo prospetto è in stile neogotico con profilo a capanna, caratterizzato dall'alternanza di fasce in cotto e pietra bianca. Al centro si apre una grandissima trifora con archi acuti dal perimetro in cotto dentellato, inscritti entro un più ampio arco di forma analoga. A coronamento è infine posta una spessa fascia in cotto e in pietra ad archetti e dentellature. Durante la ricostruzione, in tutta la facciata sono stati murati elementi di recupero di vario tipo, provenienti dall'abside demolita. Nel registro inferiore, ad esempio, si notano alcune iscrizioni antiche, una delle quali menziona uno xenodochio, o ricovero per indigenti e forestieri. Sopra la trifora, invece, sono stati inseriti invece alcuni bassorilievi che raffigurano un leone rampante, stemma civico, ed i due santi patroni Faustino e Giovita in vesti di cavalieri armati, con lance e vessillo. Tutt'attorno si riconoscono infine altri preziosi elementi recuperati quali frammenti di colonnine tortili, capitelli e plinti murati nella facciata secondo un gusto tipicamente tardo ottocentesco, riscontrabile in altre architetture cittadine coeve quali il Castelletto dei dazi in via San Faustino. Notare, sempre all'esterno, la porzione dell’absidiola romanica nord che ancora oggi sopravvive, nell'angolo inferiore destro della facciata, caratterizzata da una monofora e da una fascia di archetti a coronamento. La struttura interna si imposta su un'aula unica con volta a botte di copertura. Le pareti sono decorate da lesene di ordine corinzio che inquadrano due cappelle per lato, oggi prive di qualunque arredo sacro. Dietro l'altare maggiore era invece ricavato un vano rettangolare adibito a coro delle monache. L’organo a canne e le opere un tempo conservate nella chiesa sono oggi dispersi o non più rintracciabili. 

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10/07/2024, 15:16

Biblioteca Queriniana e Palazzo Vescovile

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La Biblioteca Queriniana fu fondata nel 1747 dal cardinale Angelo Maria Querini, vescovo di Brescia e appassionato bibliofilo, il quale la dotò non solo delle sue collezioni bibliografiche private e di rendite, ma fece anche costruire su disegno dell'architetto bresciano Marchetti uno splendido palazzo per ospitare degnamente la nuova istituzione. Donata dallo stesso fondatore al Comune di Brescia, venne aperta al pubblico nel 1750 quasi in contemporanea con la biblioteca Braidense di Milano.

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Nel 1797 dichiarata Biblioteca nazionale dal Governo provvisorio, si arricchì di fondi provenienti dalle biblioteche dei conventi soppressi. 
Tornata comunale all'inizio del secolo scorso, vi confluirono in seguito vari legati privati (Martinengo da Barco, Carboni, Lechi, Dandolo, Gussago-Ducos, Di Rosa, Zanardelli, Fe' d'Ostiani, ecc.) nonché ulteriori fondi di monasteri soppressi. 
Recentemente ha ricevuto anche le librerie private, ricche di materiale documentario, dei due storici ecclesiastici locali don A.Sina e mons.Paolo Guerrini. 

La biblioteca ha carattere generale e comprende un'interessante sezione storica dedicata al Risorgimento, una sezione artistica e una di studi locali. 

Nella ricostruzione seguita al bombardamento del 13 luglio 1944, che aveva distrutto parte delle sale e delle collezioni, la biblioteca ha avuto una nuova sistemazione, con la riapertura al pubblico del salone di lettura e di tre salette di studio e consultazione nella monumentale ala settecentesca costruita dal Marchetti. 

La costruzione comprende uno scalone e un atrio dove, tra affreschi dell'Albrizzi e dello Scotti, figura il busto del fondatore, scolpito da A. Callegari, autore, insieme con il Ferretti delle statue del coronamento marmoreo del palazzo settecentesco. In altre ali dell'edificio, aggiunte nel secolo scorso per conto del Comune di Brescia, hanno sede la direzione, gli uffici, la sala dei cataloghi e i depositi. 

Tra i manoscritti, quasi tutti latini e italiani in parte riccamente miniati, sono degni di particolare menzione l'evangeliario purpureo del IX secolo, le concordanze evangeliche di Eusebio del X secolo, frammenti di San Cipriano del V secolo, un salterio inglese miniato del XIII secolo, un evangeliario greco del X secolo, nonché una raccolta di fascicoli del Corano risalenti al secolo XV. 

Notevole la collezione degli incunaboli e delle cinquecentine, specialmente bresciane e benacensi di cui alcune in esemplare unico conosciuto. Ricordiamo la Divina Commedia del Bonini con xilografie a piena pagina e il"Burato" o "Libro de rechami" stampato a Toscolano dal Paganini. Molto interessante una copia dell'edizione principe del Canzoniere del Petrarca riccamente miniato. 

Il palazzo vescovile forma un unico complesso con la biblioteca con la quale, diviso solo da una cancellata del 1737, ha in comune un giardino che si affaccia sulla piazzetta Vescovado con al centro una fontana con vasca polilobata allineata con l’altra fontana del XVIII secolo posta sotto il portico della biblioteca Queriniana, adiacente a via Cattaneo, composta da due vasche rettangolari, una per abbeveratoio, l’altra lavatoio. 

Il palazzo, caratterizzato da un monumentale portale classico di ordine tuscanico, fu edificato nel XV secolo; modificato e ricostruito più volte, deve il suo stile massiccio e semplice agli interventi di Pier Maria Bagnadore e di Giovanni Maria Piantavigna. 

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12/07/2024, 17:10

Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga

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Oggi il palazzo è sede di MO.CA, il centro per le nuove culture dove hanno sede associazioni culturali, aree espositive e atelier creativi.

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Risalente al XVI secolo, il palazzo fu edificato per volere della famiglia Martinengo-Colleoni di Malpaga, fra le più antiche ed insigni di Bergamo. Il ramo della famiglia nacque alla fine del Quattrocento, quando i fratelli Gherardo, Gaspare e Jacopo Martinengo sposarono le figlie del condottiero Bartolomeo Colleoni, assumendo il nome congiunto di Martinengo Colleoni ed ereditandone i possedimenti, raccolti attorno ai centri di Malpaga e Cavernago. Alla fine del secolo la famiglia si trasferì dunque a Brescia, ponendo la loro residenza sulla piazzetta Sant'Alessandro, a sud, e realizzando qui il primo palazzo, abbastanza sobrio. A distanza di tempo, nella prima metà del Settecento, la famiglia, su progetto di Alfonso Torregiani, fece restaurare la sua dimora storica, facendone uno dei più imponenti palazzi barocchi della città. Nel 1787 i Martinengo commissionarono inoltre all’architetto Donegani l’elegante fontana della piazzetta di Sant’Alessandro, in armonia con la facciata del Palazzo. 

L’edificio passò nell’800 alla famiglia svizzera Baebler, che ne ampliò l’ala orientale, per equilibrare i volumi del palazzo agli edifici esistenti sulla via. Situato all’angolo fra Via Moretto e Corso Cavour (da cui il nome del centro culturale MO.CA) presenta due portali di ingresso, fiancheggiati da candide colonne che sostengono i balconi del primo piano. Originariamente l’ingresso principale era quello di corso Cavour: esso presenta infatti le colonne laterali binate ed è sormontato da un finestrone con lo stemma gentilizio delle due casate. Il cortile interno è arricchito da un portico a colonne toscane su cui aprono alcune sale affrescate in stile neoclassico; nel lato sud lo scalone a due rampe, con grandi affreschi monocromi rappresentanti Ercole e Giove, conduce alla galleria del piano nobile, su cui affaccia il salone da ballo e altre stanze da ricevimento (delle Dame e degli Uomini), decorati con stucchi e affreschi a effetto illusionistico che testimoniano i fasti settecenteschi della famiglia. Gli appartamenti privati – che si trovano nel versante opposto della galleria – sono diversificati da decorazioni di stili ed epoche diverse.

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12/07/2024, 17:05

Palazzo Martinengo

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Palazzo Martinengo è il nobile edificio situato all’incrocio tra via Musei, antico decumano della città romana, e piazza del Foro, dove si stabilì nel XVI secolo la famiglia Martinengo Cesaresco. Le severe facciate dei due corpi principali del palazzo, verso via Musei e piazza del Foro, furono progettate nel seicento secondo lo stile tipico del secolo precedente, di cui restano tracce nell’interno.

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Attraverso le strutture di varia epoca che sono visibili negli ambienti sotterranei del palazzo, il visitatore potrà cogliere la molteplicità delle complesse vicende edilizie susseguitesi tra l’età del Ferro e il Medioevo nel luogo poi occupato, ad un diverso livello pavimentale e in un tessuto urbano già completamente trasformato, dal palazzo seicentesco. 

In pochi altri luoghi, nella stessa Brescia, è ancora possibile avere un’idea così chiara e suggestiva della stratificazione archeologica e della storia della città. Dall’attuale piazza del Foro attraverso i sotterranei del palazzo è possibile compiere un percorso a ritroso di quasi tremila anni. Questa è la realtà che si pone al visitatore, invitandolo a superare le inevitabili difficoltà di approccio dovuto alla frammentarietà dei resti antichi.

Per essi, più che una lettura orizzontale si suggerisce una lettura in verticale, ugualmente affascinante e, per certi versi, più sorprendente: tale lettura consente infatti di cogliere contemporaneamente, in un quadro complessivo, i resti strutturati delle città nella città, relativi a fasi cronologiche successive, depositatisi gli uni sopra gli altri nel corso del tempo. 

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12/07/2024, 17:02

Palazzo del Broletto

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Il Palazzo, centro del governo del Comune e delle Signorie, risultato architettonico dell'addi­zione di diversi interventi costruttivi che si protrassero per circa un secolo, si sviluppa su pianta complessa intorno a vari cortili interni ed è inscrivibile in un quadrilatero di circa 100x75 metri. Il lato meridionale, verso via Cardinal Querini di fronte al fianco sinistro del duomo, corrisponde alI'antico "Palatium Novum Maius" (1223-1227) che fu ampiamen­te modificato, soprattutto nel Seicento.

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Massicce murature in pietra caratterizzano questo lato e quello orientale, a differenza dell'ala occidentale, che venne completata in cotto a partire dalla fine del XIII secolo. All’esterno, da via Cardinal Querini si nota subito la torre dei Poncarali inglobata nel muro perimetrale sud nell’avanzare della costruzione del Broletto ma che si distingue da esso per il bugnato rustico con cui è stata costruita; originariamente alta una trentina di metri, fu capitozzata nel 1258 per ordine di Ezzelino da Romano e ridotta a circa 19 metri. Intera è invece la torre del Pégol o del popolo presso la quale si addossava la prima costruzione del palazzo comunale (1187) in gran parte in legno; alta m 53,7 reca alla sommità una piccola cella campanaria coperta in cotto nascosta dai merli ghibellini aggiunti nei primi anni del XIX secolo; sul lato interno al primo cortile del Broletto reca l’orologio proveniente dalla vicina cattedrale San Pietro de Dom demolita alla fine del XVI sec.. Accanto alla torre, affacciata alla piazza Paolo VI si nota il balcone detto loggia delle Grida (che fu distrutta dai Giacobini nel 1797 e ricostruita all'inizio del Novecento) e, a sinistra del portale, sul vicolo omonimo, la facciata in cotto della chiesa di Sant’Agostino risalente ai primi decenni del XV secolo. Essa fu incorporata nel Broletto nel XVI secolo e trasformata completamente nel suo interno fino a che, nel 1803, l'abside lasciò il posto alla scala del Pollack. 

Si accede al Broletto attraverso il portale ovest del 1606 ornato da colonne monolitiche di epoca romana in granito egiziano, già elementi decorativi dell’accesso della demolita cattedrale di San Pietro de Dom; la parte superiore del portale è stata progettata dal Tagliaferri alla fine del XIX secolo. Nell’androne la lapide abrasa dai giacobini, posta sotto la scultura della Giustizia in trono, rappresentava il leone di San Marco. A destra è ancora visibile l’affresco trecentesco della Madonna con bambino in trono. 

Nel grande cortile meridionale, ornato da una fontana settecentesca al centro, danno a ovest e a sud le ali di edificazione più antica del palazzo nuovo maggiore dove si aprivano portici oggi murati; pregevoli sono i capitelli antela­mici delle polifore al primo piano, soprattutto quelli della quadrifora di sinistra che ha nella lunetta un oculo lobato, rappresentanti dodici figurazioni dei mesi. Si noti la ricostruzione dell’antica scala in legno che dava, nel Medioevo, accesso alla grande sala del Maggior consiglio al primo piano. 

Il lato orientale e occupato dal palazzo nuovo minore così detto perché completato successivamente (1232) a quello del primo edificio del lato ovest. Nel primo ventennio del XV secolo fu arricchito dalla loggia malatestiana,con quattro raffinati archi a sesto leggermente acuto, volte a crociera e costoloni. Pandolfo Malatesta fu pure il committente degli affre­schi di Gentile da Fabriano, dei quali sono stati recentemente rintracciati pochi frammenti; altri affreschi di Lattanzio Gambara, che decoravano la loggia, andarono purtroppo distrutti nel bombardamento che colpì il Broletto e la piazza Paolo VI il 13 luglio del 1944. La base dei pilastri recentemente messa a nudo, evidenzia il livello del terreno all’epoca, inferiore a quello attuale. 

Il lato settentrionale del cortile è occupato da una costruzione del 1626 con portico di gusto classicheggiante, bugnato, con mascheroni nelle chiavi degli archi, e loggiato. 

Il portale est (1610) è perfettamente allineato -sul tracciato di un antico decumano- con quello a ovest che dà su Piazza Paolo VI. Entrandovi per qualche metro, prima del secondo portale (1626) che dà nel cortile, si incontra sulla sinistra lo scalone del Lezze (1610) che conduce agli uffici dell’anagrafe. 

Superati lo scalone e il corridoio con i soffitti decorati da Tommaso Sandrini e Francesco Giugno (1574-1651) si entra nella sala del Podestà, un tempo sala unica di 52 per 15 metri, ridotta nel ‘600 in quattro sale. 

Anche l’altezza della sala originaria (9 metri) è stata ridotta ed ognuna delle quattro sale attuali ha una volta affrescata: La Forza che trattiene la Fortuna e Virtù sulle nubi che preme il mondo di Antonio Gandino, L’abbondanza nella seconda sala, sempre di Gandino, e nelle due successive affreschi di Tommaso Sandrini: L’allegoria del Tempo nella terza e figurazioni allegoriche femminili nella quarta. Nel vano tra le volte delle sale dell’anagrafe e il tetto a capriate dell’antica sala del Maggior consiglio, si trovano gli antichissimi affreschi della seconda metà del XIII secolo dei Cavalieri fatti prigionieri, interrotti nella parete nord dall’affresco dell’inizio del XIV secolo La pace di Berardo Maggi di ben più raffinata fattura.

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12/07/2024, 17:09

Palazzo della Loggia

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Sorto in sostituzione di una pre­cedente loggia costruita fra il 1434 e il 1436, la sua edificazione fu solennemente iniziata nel 1492 e proseguì sino al 1570 circa, con la soprintendenza di numerosi architetti: Tommaso Formentone e poi Gasparo da Coirano, Andrea Palladio, Jacopo Sansovino, Galeazzo Alessi, Giovanni Rusconi e Ludovico Beretta.

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Presenta al piano inferiore un grande porticato diviso in nove campate su colonne, con volte a crociera, cui si accede su tre lati attraverso tre ampie arcate a tutto sesto su pilastri compositi di ordine corinzio. Imprezio­sisce l'edificio la ricchissima deco­razione scultorea in marmo della facciata, nei capitelli delle colonne e nelle lesene, nei busti classicheggianti dei pen­nacchi, nei soprarchi recanti tondi con teste di imperatori.
Attraverso un portale maestoso progettato da Stefano Lamberti (1552), fian­cheggiato da due fontanelle nelle nicchie laterali, opera di Nicolò da Grado, si accede dal porticato all'interno dell’edificio, dove hanno sede le massime istitu­zioni comunali. 
Il blocco superiore fu completa­to nel corso del sec. XVI: alternate a lesene decora­te, tre grandi finestre architravate, in corrispondenza dei fornici infe­riori, ritmano i lati della costru­zione alternando parti libere ad altre ricoperte di decorazioni marmoree, secondo il gusto manierista... 
La copertura a carena di nave, che sostituisce quella costruita “ad attico”, in forme tardo barocche, nel 1769 da Luigi Vanvitelli, risale al 1914, quando, dopo secoli di alterne vicende, venne rico­struita su imitazione di quella originaria, distrutta dallo spaventoso incendio che nel 1575 deturpò 1'interno del palazzo, incenerendo, fra le altre opere d'arte, dipinti del Tiziano. 
Un monumentale scalone ottocentesco di gusto neorinascimentale, termi­nato nel 1902, conduce al piano superiore, per la maggior parte occupato dal "salone vanvitel­liano", dal nome dell'architetto che ne curò la progettazione (1773): Luigi Vanvitelli. 

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11/06/2024, 15:22

Cantieri estivi edilizia scolastica

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Il programma degli interventi nelle scuole cittadine

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02 maggio 2024

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Cantieri estivi 2024 edilizia scolastica
Cantieri estivi 2024 edilizia scolastica

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Come ogni anno il settore Edilizia Scolastica del Comune di Brescia ha programmato un calendario di interventi nelle scuole cittadine, al fine di consentire la manutenzione straordinaria e l'adeguamento alle normative dei plessi, che sarà eseguito nei prossimi mesi estivi.

I lavori riguarderanno l’abbattimento delle barriere architettoniche e la sistemazione dei servizi igieni negli istituti della città.

A2A Calore e Servizi interverrà sull’adeguamento della forza motrice, implementando le linee degli impianti elettrici di potenza e, nell’ambito dei lavori di riqualificazione energetica, si occuperà della sostituzione dei serramenti e dell’installazione di nuovi impianti di illuminazione a Led ad alta efficienza.

In aggiunta ai lavori prevalentemente manutentivi, proseguirà l'intervento di demolizione e ricostruzione del nuovo plesso Valdadige della scuola primaria Arici, finanziato con fondi Pnrr, che ha preso avvio a marzo di quest’anno e che terminerà nella primavera del 2026.

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14/05/2024, 14:38

Museo Nazionale della Fotografia

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Il Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub (fondato nel 1953) accoglie al suo interno un ricchissimo patrimonio di antiquariato fotografico e cinematografico: attraverso 8000 pezzi vengono raccontate la storia della fotografia dal 1826 fino all'era digitale e la storia del cinema d'amatore e professionista.

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L'Archivio ospita oltre 60.000 fotografie, dalle lastre di vetro, ai negativi, alle stampe, diapositive, al supporto digitale. Importantissima è l'esposizione degli antichi procedimenti a copia unica: dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi.  
La Biblioteca specializzata offre oltre 8.000 volumi dedicati alla fotografia e al cinema. Il Museo espone mostre temporanee di autori nazionali e internazionali, organizza concorsi fotografici, corsi di fotografia e incontri dedicati alla storia della fotografia e del cinema.

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12/07/2024, 15:31