Bortolo Rampinelli

Bortolo Rampinelli
fotografia Bortolo Rampinelli 

Avvocato, amministratore pubblico

Figlio del nobile Francesco e di Chiara Passerini che muore dando alla luce Bortolo e la sorella Maria Chiara, viene accolto nella casa del senatore Angelo Passerini dove cresce educato agli ideali religiosi e patriottici ispirati alla figura del vescovo mons. Geremia Bonomelli. Inizia gli studi superiori nel ginnasio liceo di Brescia e li completa presso i Barnabiti a Lodi. Si laurea in Giurisprudenza nel 1915 all’Università di Padova. Durante la Prima Guerra Mondiale presta servizio militare col grado di capitano d’Artiglieria distinguendosi su più fronti. Rientrato nella vita civile diviene direttore del Banco Mazzola Perlasca, indi Unione Bancaria Nazionale (1917-1932) di cui è direttore e successivamente liquidatore. Vicino al mondo cattolico, nel 1924 aderisce al Centro nazionale. È estraneo alla politica del fascismo, che anzi osteggia, e vicino agli ambienti liberali. Durante la Rsi rifiuta l’incarico di presidente della Camera di commercio, entra in clandestinità e stringe rapporti con gli esponenti del liberalismo bresciano Ducos e Reggio. Entra a far parte del Comitato Nazionale di Liberazione. Proprio il Cln lo nomina prima commissario (1945) quindi presidente della Camera di Commercio (1946-57). In tale carica favorisce la realizzazione dell’autostrada per Venezia e sostiene – senza successo – la realizzazione del canale navigabile che doveva collegare l’Adriatico e il lago Maggiore. Consigliere (1957-71) e successivamente presidente dell'Istituto Zooprofilattico (1966-68) lo guida in un periodo di particolare sviluppo. Nello stesso periodo è consigliere (1958-72) e presidente (1965-67) della Fondazione Iniziative Zooprofilattiche. A lungo presidente del Partito liberale italiano, rifiuta candidature nazionali e dedica un’intensa attività a enti pubblici e privati della realtà bresciana. È stato consigliere degli Spedali Civili di Brescia (1954-75); consigliere (1952-62), vicepresidente (1957-58) e presidente (1959-62) della Scuola di Agricoltura «Vincenzo Dandolo» delle Istituzioni Agrarie Riunite e in questo ruolo è stato sostenitore e realizzatore della nuova scuola di Bargnano di Corzano. È stato anche membro del Consiglio
di presidenza dell'Istituto Agrario «Pastori» (1950-1960); revisore dei Conti della Fondazione “Ugo Da Como” (1955-1966); in diverse circostanze presidente del Rotary club di Brescia; per lungo tempo consigliere della Banca Credito Agrario Bresciano. Socio dell’Ateneo di Brescia di scienze lettere e arti dal 1949, ne è stato amministratore dal 1957 al 1962, consigliere dal 1963 al 1964. Nel 1979 è stato insignito del Premio Brescianità.

 

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