Italo Nicoletto

Italo Nicoletto
fotografia Italo Nicoletto 

Partigiano, parlamentare

Nasce in Germania, nella regione della Renania-Westfalia, dove i genitori sono emigrati in cerca di lavoro, ma a soli due anni viene affidato ai nonni materni, che abitano a Quinzano, dove frequenta la scuola elementare. Trasferitosi nel 1921 a Brescia, con i genitori rientrati in patria, partecipa alle attività sindacali e a soli 15 anni, nel 1924, si iscrive alla federazione giovanile del Partito comunista, di cui diviene, due anni dopo, fiduciario provinciale. Si iscrive al liceo scientifico “Calini”, ma nel 1927 viene arrestato dalla polizia fascista. Finisce in carcere a Viterbo, rifiuta di sottoscrivere la domanda di grazia e quindi viene mandato al confino, a Lipari. La pena gli viene sospesa nel 1931, perché possa adempiere al servizio militare. Ma subito dopo, Nicoletto cerca di riorganizzare le file del Pci e viene nuovamente arrestato a Lumezzane nel ’32. Viene confinato a Ponza, dove conosce e sposa Maria Pippan, comunista triestina, dalla quale avrà tre figli, Vittoria, Uliana e Boretti. Viene successivamente trasferito alle Tremiti e poi a Ventotene. Tornato libero nel 1936, sceglie la via dell’esilio e giunge in Francia dopo un lungo viaggio che lo porta ad approdare a Marsiglia, dopo essere passato da Malta e dalla Tunisia. Rifiuta la proposta di partire per Mosca e preferisce andare come volontario delle Brigate internazionali in Spagna. Parte per Barcellona e  viene ferito in combattimento, sul fronte dell’Ebro. Nel 1938 è a Parigi, con Luigi Longo, al Centro estero del Pci. Partecipa alla Resistenza in Francia come uno dei comandanti dei gruppi stranieri nel Meridione. Nel ’43 viene arrestato a Nizza ed estradato in Italia. Liberato assieme ad Emilio Sereni, entra nelle Brigate Garibaldi delle Langhe e viene nominato comandante militare della piazza di Torino. Dopo la Liberazione, il 12 maggio, rientra a Brescia, dove continua il suo impegno politico ai vertici del Pci. Segretario federale dal 45 al ’47 e dal ’49 al ’53, è consigliere comunale in Loggia dal ’46 al ’51 e sindaco di Quinzano dal ’51 al ’53. Nel 1948 viene eletto alla Camera dei deputati, dove resta fino al 1968. Opera quasi sempre all’interno della Commissione Finanze e Tesoro. Diventa anche  senatore, tra il 1986 e l’87. Presidente del Comitato unitario permanente antifascista e dell’Anpi di Brescia, presidente dell’Associazione volontari di Spagna, è anche, per un lungo periodo, commissario dell’Ospedale Civile di Brescia.
Muore a Brescia il 5 dicembre 1992.

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