Guglielmo Achille Cavellini, in arte GAC

Guglielmo Achille Cavellini, in arte GAC
fotografia Guglielmo Achille Cavellini 

Artista e collezionista d’arte
Nato nel 1914, da genitori che provengono dalla Lunigiana e a Brescia sono giunti come commercianti con bottega in via Mercanzie, Guglielmo Achille Cavellini manifesta fin da piccolo una spiccata passione per il disegno sorretta da un talento naturale. Con opere ad olio partecipa con successo a varie mostre locali e già manifesta tutto il suo interesse per le correnti più innovative dell’arte italiana del dopoguerra. Nel 1946 conosce Emilio Vedova e Santomaso e allestendo nella sua abitazione in città una mostra dei due artisti, inizia la sua intensa attività di collezionista. Amico e sostenitore di Renato Birolli e del “Gruppo degli otto”, diventa frequentatore assiduo delle gallerie di Parigi e degli artisti astratti europei. Stagione che Cavellini racconta nel libro “Arte Astratta” del 1958. La sua collezione, ormai di fama internazionale, viene esposta nel 1957, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.
Nel 1962 riprende l’attività d’artista con una vivace vena creativa che lo porta ai primi esperimenti con gli “Smalti Graffiati” e successivamente, dal 1965 con le “Opere Oggetto” che ripropongono il recupero dell’oggetto quotidiano tipico del Dadaismo e della Pop Art.  Ma all’inizio degli Anni Settanta, Cavellini distrugge buona parte delle sue opere precedenti. Alcune le chiude in Cassette e le cataloga, mentre altre vengono bruciate con il fuoco, simbolo della catarsi rigenerativa che consente di ricomporre i Carboni in nuove forme e colori. Nel 1971, GAC, inizia una critica serrata al “meccanismo malato” dell’arte, incrinato a suo dire dall’ambizione e dalla ricerca di successo di artisti, galleristi, mercanti e critici e inventa l’Autostoricizzazione. Con atteggiamento ironico inaugura una serie di operazioni che mirano alla celebrazione di se stesso, mettendo così in luce le contraddizioni del mondo ufficiale dell’arte. Con la “Mostre a domicilio” diventa un punto di riferimento di numerosi giovani artisti, con i quali ha un fitto scambio di arte postale. Viene invitato a mostre e festival a lui dedicati in Califonia, Ungheria, Belgio e Giappone. Cavellini diventa così anticipatore di una nuova comunicazione nell’arte. GAC raccoglie queste esperienze nei libri “Incontri/scontri nella giungla dell’arte” (1977) e “Vita di un genio” (1989). L’ultima sua mostra è del 1989. Muore il 20 novembre 1990, dopo una lunga malattia. 


 

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