Domenico Bianchi

Domenico Bianchi
fotografia Domenico Bianchi 

Imprenditore agricolo, banchiere, presidente della Fondazione Cab

Domenico Bianchi è stato una figura eminente dell’economia, dell’associazionismo imprenditoriale, della finanza bresciana nella seconda metà del Novecento. Figlio di un falegname cremonese «diventato fittavolo quasi per caso», come amava ricordare lui, Domenico Bianchi nacque alla cascina Colombera in quel di Orzivecchi, terzo di tre fratelli. Diplomatosi all’Istituto tecnico Pastori, dopo la morte del padre si dedicò alla conduzione dell’azienda familiare senza disdegnare egli stesso il lavoro manuale, come attestava la sua inconfondibile abbronzatura. «L’agricoltura è una fabbrica che ha per tetto il cielo» amava ripetere. Di quella fabbrica a cielo aperto Bianchi visse e in buona parte indirizzò alcune radicali trasformazioni del dopoguerra, a cominciare dalla conversione dell’agricoltura nella pianura bresciana da una cerealicoltura diffusa a una zootecnia intensiva e di qualità.
Nel 1959 l’autorevolezza riconosciuta, la profonda onestà e al tempo stesso la capacità di rappresentanza anche vigorosa degli interessi del mondo agricolo lo condussero all’elezione a presidente dell’Unione Provinciale Agricoltori, incarico che resse ininterrottamente per venticinque anni. Il suo impegno costante per l’ammodernamento dell’agricoltura italiana e per un suo adeguato riconoscimento nelle politiche economiche nazionali lo portarono a promuovere il «Centro miglioramento latte» che contribuì a portare Brescia a conquistare primati quantitativi e qualitativi nel settore lattiero caseario, a far parte del Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro, ad assumere la presidenza del «Centro nazionale per la cerealicoltura», la presidenza (per vent’anni) del caseificio modello «Giardino», la presidenza di Federlombarda e la vicepresidenza nazionale di Confagricoltura.
In anticipo su molti, durante una manifestazione dei «suoi» agricoltori, fece issare uno striscione con un motto che riassumeva la sua visione: «Salviamo l’agricoltura per il bene di tutti».
È stato per otto anni sindaco di Orzivecchi ed è anche stato eletto consigliere provinciale. A lungo sindaco effettivo della banca Credito Agrario Bresciano, nel 1984 venne chiamato alla presidenza del Cab come elemento di equilibrio e di garanzia in una fase delicata della vita dell’Istituto di credito. Lasciati gli incarichi nazionali, si dedicò con grande energia alla guida della banca confermando il rigore morale e la passione civile che lo avevano sempre animato, dando prova di un senso austero e al tempo stesso generoso del suo ruolo pubblico. 
Nel frattempo non disdegnò gli impegni di tipo culturale: socio effettivo dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti dal 22 dicembre 1984, fu anche il primo presidente della Fondazione Cab dal 20 aprile 1983 – quando il nuovo organismo viene costituito con il nome di «Istituto di cultura Banca Credito Agrario Bresciano – Fondazione Giovanni Folonari» - fino al 1993, quando la malattia lo costrinse a lasciare gli impegni pubblici e passò il testimone ad Alberto Folonari.
Domenico Bianchi si è spento l’8 maggio del 1995.

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