Antonia Oscar Abbiati

Antonia Oscar Abbiati
 

​​Partigiana, sindacalista, assessore e vicesindaco

Nata in un piccolo borgo della Val Borlezza, a metà strada tra Clusone e Lovere, Antonia Oscar è figlia di un’operaia della filanda ed è ancora bimba quando resta orfana del padre, morto a causa di una malattia infettiva contratta in Australia, dove è stato costretto a migrare in cerca di lavoro. Per mantenere i tre figli, la mamma migra e segue come cuoca i fratelli, prima in Moravia e poi in Boemia, mentre Antonia viene lasciata alle cure dei nonni. Nel 1913, quando ha appena compiuto 14 anni, Antonia trova occupazione nella filatura di Lovere e poco dopo al canapificio di Cogno, in Valcamonica. Lavora poi come cuoca in un cantiere e quindi come bigliettaia sulle corriere. Nel 1919 si trasferisce a Greco Milanese e qui viene in contatto con i primi attivisti socialisti. Arriva nel Bresciano, a Gambara, dove si è trasferita sua madre e  inizia la sua attività politica e sindacale. All’indomani del Congresso di Livorno del 1921, aderisce al Partito comunista e nella sezione di Gambara del Pcd’I incontra Luigi Abbiati, con il quale collabora sempre più intensamente diventandone la compagna di tutta la vita. Nel 1921 è alla testa delle filandine in sciopero e nello stesso tempo sostiene le lotte sindacali dei salariati agricoli della Bassa. Schedata come sovversiva, costretta a rifugiarsi per un breve periodo a Cerete, rientra successivamente a Brescia, e quando Luigi Abbiati ritorna dalla prigionia passata nel carcere di Caltanisetta, con lui riprende l’attività politica antifascista. Nascono intanto i figli Franco e Dolores. Antonia segue il marito al confino, a Lipari, dove nasce il terzo figlio Loris. Tornata in libertà nel 1932, lavora per cinque anni a Milano. L’intensa attività politica la porta, con il marito, nuovamente in carcere e quindi al confino a Catanzaro, a Ponza e infine nella colonia penale delle Tremiti. Rientra a Brescia nell’agosto del ’43 e partecipa attivamente all’organizzazione della Resistenza, mentre il marito Luigi si aggrega alle formazioni partigiane e verrà ucciso in combattimento nel giugno 1944, a Ponte Casletto in Val Grande, sopra il Lago Maggiore. Antonia viene arrestata e finisce in carcere, prima a Canton Mombello e poi a Bergamo, dove resta fino alla Liberazione. Riprende subito la sua attività politica a Brescia con rinnovato spirito e determinazione. Eletta in Consiglio comunale, diventa assessore all’Assistenza nella Giunta Ghislandi e poi vicesindaco fino all’estate 1949. Nel consiglio della Loggia viene rieletta anche nel 1951. Continua il suo impegno politico e civile nelle file dell’Unione Donne Italiane, quindi come responsabile del Patronato Inca della Cgil, e nell’Anpi.
Muore a Brescia, all’età di 93 anni, il 28 dicembre 1993.
  

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