Franco Feroldi

Franco Feroldi
fotografia franco feroldi 

Economista, docente universitario, presidente della Camera di commercio

Il prof. Franco Feroldi è stato insigne studioso dei problemi economici e sociali dell’Italia del dopoguerra, ma anche operatore in molteplici settori della vita pubblica, rivestendo incarichi di impegno e prestigio. Nasce a Brescia da una famiglia di antica tradizione, il padre Pietro è avvocato di fama. Presto si distingue negli studi: a soli ventuno anni, nel 1935, si laurea in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano e l’anno successivo, presso lo stesso ateneo, si laurea in Economia e commercio. Diventa quindi assistente all’Istituto di Scienze economiche dell’Università Cattolica. Nel 1942 prende la libera docenza in Politica economica e finanziaria. Forte è anche il  suo impegno sociale e civile: nel luglio 1943 è tra i giovani professori che preparano il Codice di Camaldoli. Dopo l’8 settembre, aderisce al Corpo volontari della libertà “Fiamme Verdi” e partecipa alla lotta di Liberazione. Nel 1944 sposa Nella Abate; dal matrimonio nasceranno cinque figli.
Nell’immediato dopoguerra viene chiamato all’Ufficio studi della Banca Commerciale Italiana, dove rimane come funzionario fino al 1957, e negli anni successivi come consulente. Ma la sua vera vocazione è la docenza universitaria: nel 1945 è Incaricato di Economia Politica, Scienza delle finanze e Statistica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma. Nel 1956, alla Facoltà di Economia e commercio, sempre a Parma, diventa Ordinario di Economia politica e poi di Politica economica e finanziaria. Nel frattempo non è mai venuto meno l’impegno civico: nel marzo del ’46 viene eletto al Consiglio comunale di Brescia e nello stesso anno diviene membro della Giunta della Camera di commercio di Milano, istituzione per la quale nel 1955 diventa presidente della Sezione credito e finanza. Nel 1957-58 è nominato preside della Facoltà di Economia a Parma, incarico cui verrà chiamato anche nel non facile periodo che va al 1968 al ’71.
Nel 1960 è tra i protagonisti dell’avvio dell’Università statale a Brescia: viene infatti nominato Direttore della Scuola di Amministrazione industriale di Brescia, primo passo per una sede staccata  dell’Università di Parma nella nostra città. Accanto alla docenza, spicca in quegli anni il contributo all’analisi teorica economica, che lo vede concentrato sui temi della sviluppo e della produttività d’impresa, la dinamica del ciclo e la formazione dei livelli retributivi. Studi che lo porteranno a diversi incarichi e consulenze, anche a livello governativo, e alla nomina a Presidente della Camera di commercio di Brescia, dal 1968 fino alla sua prematura scomparsa, nel 1982.
Ha un ruolo significativo nel dibattito economico, non solo italiano, di quegli anni. Non si è schierato con particolari scuole di pensiero, rimanendo fedele ad una propria impostazione personale, cultuale, umanistica, e con un’ispirazione di vita profondamente cristiana.

 

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