Giacomo Vender

Giacomo Vender
fotografia don Giacomo Vender 

Sacerdote, esponente della Resistenza al nazifascismo

Giacomo Vender nacque a Lovere (Bergamo) il 9 aprile 1909. Venne ordinato sacerdote nel 1932.
Uomo d’ingegno e sacerdote zelante dal carattere forte e dalla mente aperta, si impegnò particolarmente nel campo della scuola, della predicazione, della formazione dei giovani alla libertà e alla coerenza umana e cristiana.
Il suo primo impegno pastorale fu come curato nella parrocchia di San Faustino a Brescia (1932-1946). Nel maggio del 1940 si arruolò come cappellano militare nel 73º Reggimento Fanteria. Seguì il reggimento prima a Trieste e successivamente in Croazia, in Grecia, Piemonte e Francia dando coraggiosi esempi di generosità e di impegno sacerdotale.
Dopo l’8 settembre rientrò a Brescia e si impegnò ad aiutare i militari sbandati, gli ebrei e i perseguitati politici, ma soprattutto assunse l’assistenza religiosa dei nuclei partigiani del monte Guglielmo.
Da cappellano entrò a far parte del CLN coordinando le bande e assicurando i rifornimenti. Collaborò fin dalla sua nascita al giornale «Il Ribelle» di Teresio Olivelli. Nella primavera del 1944 partecipò con Padre Luigi Rinaldini e don Giuseppe Almici a definire il «Manifesto della resistenza cattolica» nato dall’esigenza concreta e molto sentita dei partigiani cattolici: quella di avere un’assistenza religiosa. Il documento, pensato per sottoporre al vescovo la necessità di nominare informalmente dei cappellani partigiani, si tradusse presto in una riflessione più generale sulla legittimità – e anzi sul dovere – per i cattolici di partecipare con le armi alla lotta antifascista, per difendere i diritti fondamentali dell’uomo: libertà, dignità, giustizia, democrazia mantenendo la lotta, quanto più possibile, sul piano dell’ordine, della disciplina, della moralità e dell’umanità. Nello scritto si ritrovano, espresse in modo coerente e logico, le ragioni “cristiane” che indussero molti cattolici, in maniera forse più istintiva e meno ragionata ma non meno sentita interiormente, a prendere la strada della montagna fin dal settembre 1943, aderendo principalmente alle formazioni delle Fiamme Verdi.
Il 6 gennaio 1944 don Vender venne arrestato dalle SS insieme ad Andrea Trebeschi e a Mario Bendiscioli. Passò attraverso diverse carceri ma fu liberato il 1° febbraio 1944; una volta fuori organizzò le Massimille, un gruppo di donne con il compito di assistere i detenuti partigiani.
Arrestato nuovamente il 19 ottobre 1944 e deferito al Tribunale speciale con l’accusa di associazione antinazionale e disfattismo politico, venne condannato a 24 anni di carcere, ridotti a 20 per i suoi trascorsi militari; la condanna gli fu inflitta il 21 aprile 1945, 4 giorni prima della liberazione.
Dopo la guerra fu impegnato nel servizio agli ultimi, in particolare agli “sfrattati” del quartiere dell’Oltremella. Per diciotto anni, dal 1946 al 1964, fu delegato del vescovo all’assistenza di coloro che erano stati espulsi dal centro storico della città per effetto della distruzione del quartiere delle Pescherie e della realizzazione di Piazza Vittoria e che vivevano in baracche nella zona a occidente di Ponte Crotte. Dal 1964 fu il primo parroco della parrocchia di Santo Spirito.
Morì a Ceratello di Costa Volpino il 28 giugno 1974.
L’anno successivo alla sua morte Dario Morelli ha curato la pubblicazione delle lettere che don Vender aveva scritto dal carcere. Nel 1981, sempre di Dario Morelli, è uscito il libro La Resistenza in carcere. Giacomo Vender e gli altri.


 

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