Merce contraffatta

Merce contraffatta

​Quattromila capi d’abbigliamento sequestrati, per un valore complessivo di oltre 200mila euro, e due persone denunciate a piede libero per ricettazione e commercio di prodotti falsi. Sono questi i risultati di due operazioni messe in campo dalla Polizia Locale di Brescia venerdì 2 dicembre per contrastare la vendita di merce prodotta illegalmente.
Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, gli agenti hanno tenuto sotto controllo i movimenti di  alcuni ambulanti che, dalla stazione ferroviaria, si recavano con i mezzi pubblici in periferia a rifornirsi. Grazie ai pedinamenti, durati alcuni giorni, gli uomini della Polizia Locale hanno notato un costante andirivieni di persone, a tutte le ore del giorno e della notte, da una palazzina di via Rose e da un edificio di via Divisione Acqui.
Entrati nell’abitazione di via Rose gli agenti si sono trovati davanti un vero e proprio magazzino di merce contraffatta: capi di abbigliamento, borse, occhiali da sole, scarpe, portafogli e giubbotti firmati, per un totale di quasi duemila pezzi, macchine da cucire e punzonatrici per un valore commerciale di oltre 100mila euro. Il titolare del contratto d’affitto dell’appartamento, un senegalese di cinquant’anni, è stato portato al Comando di via Donegani ed è stato denunciato a piede libero per contraffazione di marchi e ricettazione.
Un’altra pattuglia, contemporaneamente, è entrata nell’edificio di via Divisione Acqui. All’interno dell’appartamento sono stati trovati altri duemila capi falsificati per un valore di circa 100mila euro. Anche in questo caso l’affittuario, un trentottenne originario del Senegal, è stato portato al Comando e denunciato a piede libero.
Nei giorni successivi, infine, sono stati fermati altri quattro senegalesi, sorpresi a vendere merce contraffatta in corso Palestro e in via Dalmazia. Anche nei confronti dei quattro, due dei quali sono risultati clandestini, è scattata la denuncia a piede libero.
La Polizia Locale è impegnata da diverso tempo nella lotta all’abusivismo. La vendita illegale di questa merce, infatti, produce gravi danni alle attività commerciali regolari.

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