Gualtiero Laeng

Gualtiero Laeng
 
Alpinista, geografo, ricercatore, storico, giornalista 

​Alpinista e ricercatore appassionato, geografo e storico, a lui si deve la prima segnalazione, nel 1909, di massi con incisioni preistoriche, a Cemmo di Capodiponte, che diede il via a successive e sempre più importanti scoperte, tanto da portare le incisioni rupestri camune ad essere tra i primi siti considerati dall'Unesco patrimonio universale dell'umanità.
Gualtiero (Walter) Laeng fin da ragazzo fu un appassionato alpinista e organizzatore di associazioni escursionistiche. L'interesse spiccato per la natura e la scienza lo portò spesso per lunghi periodi in Valcamonica. Giovanissimo socio del Club Alpino Italiano, nel 1903 fu tra i pionieri dello sci a Pontedilegno e fra i primi ad introdurre lo sci norvegese in Italia. Numerose sono, in quegli anni, le sue spedizioni nel Gruppo dell'Adamello, grazie al Gruppo Lombardo Alpinisti, da lui fondato con alcuni amici milanesi e bergamaschi. Grande appassionato di geografia, compì ricerche sui valichi alpini e sulle vie di comunicazione transalpine, sul catasto delle grotte italiane e sui fenomeni carsici. I suoi studi furono tanto apprezzati da spingere il Comando supremo italiano ad includerlo come consulente cartografico e alpinistico durante la Prima Guerra Mondiale. Nel frattempo, il giovane Laeng si era laureato in Chimica pura al Politecnico di Torino ed aveva frequentato anche il biennio di specializzazione in ingegneria mineraria. Nel 1920 assumeva la direzione di una società bresciana per la produzione del Wolframio e la costruzione di schermi per la radiografia. Ma non abbandonò mai la sua attività di studioso e di divulgatore, con libri, conferenze e articoli. Fu così che nel 1923 venne chiamato a Roma come capo dell'ufficio stampa dell'Enit, l'ente nazionale delle industrie turistiche. Nel 1926 divenne redattore capo di "Le Vie d'Italia", la prestigiosa rivista del Touring Club Italiano. Divenne collaboratore dell'Ufficio cartografico e fu tra i promotori della serie di guide "Da rifugio a rifugio". Di quel periodo è anche la redazione della prestigiosa opera "Imago Italiae", premiata con la medaglia d'oro dall'Accademia italiana, e pubblicata in mille copie esclusive per celebrare i  40 anni di fondazione dell'Istituto geografico De Agostini, dove Laeng era approdato come redattore. Numerose sono le pubblicazioni che testimoniano la lunga, costante, appassionata dedizione nel vasto campo delle discipline storiche, geografiche ed etimologiche.
Nel 1946 torna a Brescia, dove si stabilisce definitivamente. Entra a far parte della redazione scientifica de "La Scuola editrice", dirigendo quaderni e pubblicazioni, quali la rivista "Scienza e lavoro". Si intensifica anche la sua collaborazione al Giornale di Brescia. Nel 1948 diventa socio dell'Ateneo di Brescia, del quale sarà anche consigliere. Dall'Ateneo, nel 1964, riceve la medaglia d'oro al merito accademico. Analogo riconoscimento gli viene attribuito anche dal Touring Club Italiano. Al suo nome viene intitolata una vetta del Gruppo Presanella, un rifugio alpinistico del CAI, sopra Borno, e un bivacco sul Cavento, per iniziativa del CAI di Brescia. Tra le riviste con le quali collabora spiccano: Le Vie d'Italia, Le Vie del Mondo, Scuola Italiana Moderna, e i mensili del CAI e del Touring Club Italiano. Suoi sono anche molti capitoli della Guida d'Italia del Touring. Fu attivissimo fino a tarda età, nonostante l'avanzare della malattia che lo portò alla morte, nel dicembre del 1968. "Guida sicura e saggia... penna garbata e gentile", così lo ricorda l'Ateneo di Brescia, nei giorni della sua scomparsa.

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