Fra Giacomo Bulgaro

Fra Giacomo Bulgaro
Fra Giacomo Bulgaro
​Religioso

Giacomo Bulgaro nasce a Corticelle Pieve il 29 gennaio 1879 da una famiglia poverissima ma profondamente cristiana. Ha undici anni quando la sua famiglia deve abbandonare la frazione di Dello e trasferirsi a Brescia. La città offre lavoro nell’industria, che comincia a decollare grazie a nuovi impianti di siderurgia. I Bulgaro si stanno ambientando nella realtà cittadina, quando improvvisamente muore il papà, lasciando alla mamma Orsola l'eredità di cinque adolescenti. I ragazzi si mettono a lavorare; Giacomo entra nella bottega di un calzolaio.
Frequenta ogni giorno la chiesa parrocchiale di San Giovanni e partecipa attivamente alla vita dell'oratorio. Per malattia, nel 1898 muore anche mamma Orsola e poco dopo il figlio minore, Giovanni, viene internato in un orfanotrofio; le due sorelle maggiori si sposano e in casa rimangono solo Giacomo, che ha diciannove anni, e la sedicenne Maria. Cambia bottega e si mette a servizio di un calzolaio suo coetaneo. Queste vicende segnano profondamente la sua vita. Diviene svogliato, approssimativo nel lavoro, scontento di sé e scostante con gli altri. In occasione della festa dell’Immacolata del 1913 torna a Corticelle Pieve per fare visita a una anziana parente. A lei confessa il suo tormento. Nel viaggio di ritorno a piedi formula l’intento di cambiare. Il mattino successivo, prima del lavoro in bottega, passa tre ore in chiesa. Comincia a praticare opere di misericordia. Ancora giovane si propone di aiutare le persone che versano in condizioni di povertà. Durante la prima guerra mondiale viene chiamato alle armi ma, per gracilità di costituzione, è destinato al servizio della Croce Rossa Italiana in qualità di inserviente nell'ospedale militare di Brescia. Si dedica ai malati, all’assistenza dei moribondi. Questa attenzione gli vale il soprannome di “San Luigi”. Il 31 dicembre 1928, dopo molte riflessioni, alla soglia dei cinquant’anni entra nell’ordine dei Frati minori del convento di San Francesco a Brescia. Qui vive per quasi quarant’anni svolgendo il ruolo di portinaio, assistendo i poveri e continuando a svolgere il lavoro di ciabattino.
Durante la prima guerra mondiale viene chiamato alle armi ma, per gracilità di costituzione, è destinato al servizio della Croce Rossa Italiana in qualità di inserviente nell'ospedale militare di Brescia. Si dedica ai malati, all’assistenza dei moribondi. Tornata la pace, riprende il mestiere di calzolaio e la disponibilità alle opere buone che la parrocchia proponeva. Visita alcune famiglie sfortunate e presta servizio alla mensa dei poveri. In quegli anni Giacomo stringe amicizia con alcune grandi figure bresciane: don Giovanni Battista Zuaboni, don Giovanni Battista Montini e Giorgio Montini.
Il 28 ottobre 1928 Brescia festeggia il ritorno dei francescani nel loro antico convento di San Francesco, dal quale erano stati allontanati nel 1797 in seguito alla soppressione napoleonica. La sera di quella stesso giorno il suo confessore, mons. Angelo Nazzari, così lo presenta al Ministro generale dei francescani e manifesta l’intenzione di Giacomo Bulgaro di farso frate. Alla soglia dei cinquant’anni 
entra in convento e si rende utile nei diversi servizi che gli vengono richiesti in chiesa, nel refettorio, nella portineria del convento. Passa più di trentanni rinchiuso nella portineria di San Francesco, pronto ad accogliere tutti, continuando a rattoppare le scarpe dei frati, dei chierici e di tanti poveri che gli chiedono un favore. Nella cella della portineria, per ordine del suo confessore scrive gran parte del suo diario spirituale.
Ha per maestro di noviziato p. Dionisio Vicente, un religioso martirizzato nel corso della guerra civile spagnola e proclamato beato nel 2001.
Trascorre gli ultimi anni di vita relegato in cella, impossibilitato a camminare e in balia dei disagi di una esistenza quasi novantenne. Muore la sera del 27 gennaio 1967.
Il 17 novembre 1989 prende avvio il processo diocesano per la raccolta delle memorie sulla sua vita e virtù. Conclusa la ricerca diocesana, le testimonianze vengono trasmesse a Roma, alla Congregazione per la Cause dei Santi.
Il 28 aprile 1994 le sue spoglie fanno ritorno nella chiesa di San Francesco. La sua tomba, in una spoglia antica cappella, è meta di pellegrinaggio e luogo di preghiera.

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