Ferrari Roberto

Ferrari Roberto
 
​Imprenditore e filantropo

La conoscenza diretta dei problemi dei lavoratori e delle tribolazioni di chi è alle prese con la povertà ha fortemente segnato l'intera vita di Roberto Ferrari. Era infatti nato in una famiglia poverissima e fin da piccolo, per cavarsela, si era trovato a vagare in numerosi centri della pianura padana. L'approdo a Brescia avvenne subito dopo la Grande guerra, che aveva combattuto nelle fila dei bersaglieri, con l'acquisto di alcuni macchinai di uno stabilimento di Botticino. Nel 1919, in società con i fratelli Serlini, Roberto Ferrari impiantava un nuovo stabilimento a Paderno Franciacorta, e l'anno successivo, in società anche con l'imprenditore Ambrosi, rilevava lo stabilimento di filatura del cotone di Palazzolo, costituendo la società del Cotonificio di Palazzolo. Era l'inizio di un crescente successo imprenditoriale: nel 1925 Roberto Ferrari apre il calzificio di Ospitaletto e dieci anni dopo è il più importante industriale bresciano del settore. Alla vigilia della seconda Guerra mondiale, i suoi cinque stabilimenti occupavano 5 mila operai, e con le sue duemila macchine e i 65 mila fusi in opera, produceva ogni giorno centomila paia di calze e otto tonnellate di filato. Fu tra i primi a puntare ad una produzione su vasta scala, senza rinunciare all'originalità del prodotto, in modo da poter conquistare anche fette di mercato estero. Fu il primo in tutto il mondo a creare un macchinario per la stampa delle calze, a due o tre colori. Il suo mercato si estendeva in Inghilterra, Francia, Belgio, Turchia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, e successivamente anche in Asia, Africa, Australia e Centro America.
Accanto all'attività industriale, Ferrari organizzò anche un modello di assistenza per i suoi dipendenti. Con spiccata sensibilità sociale si interessò alle condizioni di vita degli operai, promosse la costruzione di case e villaggi che presero il suo nome, convitti per le operaie, spacci di generi alimentari e una Colonia alpina dedicata alla figlia Angiolina.
Si distinse anche per iniziative di mecenatismo: finanziò la ripresa degli scavi archeologici romani, il restauro di numerose chiese e la promozione di progetti culturali.
Fu presidente del Sindacato provinciale degli esercenti tessili, presidente della Sezione industriale del Consiglio provinciale dell'Economia, presidente dell'Istituto autonomo della Case popolari, vice commissario della Camera di commercio, e nel 1935 venne nominato Cavaliere del lavoro. 
Nel 1942 rilevò l'intero pacchetto azionario del Cotonificio di Palazzolo dando vita al Calzificio Roberto Ferrari e C. che nel 1954, ritirandosi, lascerà nelle mani dei figli. La sfida innovativa del dopoguerra mise in difficoltà Roberto Ferrari, che dovette ridurre progressivamente l'attività imprenditoriale. Nel marzo del 1949 l'Ateneo di Brescia gli conferì la medaglia d'oro per le sue attività filantropiche, dopo averlo cooptato tra i soci.  

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