Federico Palazzoli

Federico Palazzoli
​Imprenditore, benefattore, filantropo, sostenitore di iniziative sportive

Figlio di Antonio, artigiano, e di Agostina Martinelli, Federico Palazzoli frequenta l’Istituto “Moretto” dove mostra una spiccata attitudine nel campo dell’elettrotecnica, che non riesce a sviluppare sul piano teorico dovendo abbandonare precocemente gli studi. Dai 16 anni in poi, tuttavia, si applica al campo dell’elettricità e delle sue applicazioni pratiche collaborando strettamente con mons. Zammarchi nella preparazione di conferenze e di esperimenti sulla telegrafia senza fili. Chiamato alle armi, dirige una stazione telegrafica e non accetta le pur allettanti profferte per rimanere alle dipendenze dello Stato che stava per assumere la gestione della telefonia. Nel 1904 con Giacomo Lucini dà vita alla Società Elettrotecnica Lucini e Palazzoli: dopo una fase iniziale in cui l’azienda opera come magazzino di materiale elettrico e solo parzialmente come azienda di produzione di impianti, nel 1912 l’azienda assume la denominazione di Federico Palazzoli e C.. L’espansione produttiva è veemente: lo stabilimento passa rapidamente da 4 a 6mila metri coperti arrivando a occupare nel 1950 cinquecento addetti. Quell’anno avviene la trasformazione in Società per azioni di cui Federico Palazzoli è presidente, amministratore delegato e direttore generale. 
Palazzoli non rifugge da impegni nelle associazioni di categoria (l’Associazione Elettrotecnica Italiana) e nei consigli delle Scuole professionali a cui elargisce sostegni economici e supporti organizzativi. Nel 1920 viene eletto vicepresidente dell’Associazione Commerciale e Industriale Bresciana e consigliere comunale di Brescia nel blocco moderato.
La sua figura di capitano d’industria viene consacrata dal conferimento del titolo di cavaliere del lavoro nel 1964 mentre prosegue il suo impegno nella giunta dell’Associazione Industriale Bresciana e nel Rotary. 
La sua sensibilità ai temi della formazione tecnica e professionale si traduce nel suo impegno come presidente dell’Istituto professionale di Stato per l’industria e l’artigianato “Moretto” di Brescia e come consigliere dell’Istituto tecnico industriale “Castelli”. Del resto è lui a donare all’Amministrazione provinciale i 21.500 metri di area edificabile destinati alla costruzione dell’Itis “Castelli”, nonché a concorrere al varo della Fondazione pro istituzione tecnica e professionale industriale a cui devolve denaro e proprietà (una tenuta di 60 ettari fra Orzivecchi e Pompiano).
In ambito più strettamente sociale, dona una villa di sua proprietà alle pendici dei Ronchi per accogliere anziani professionisti, insegnanti e artisti. Sostiene altresì il Centro spastici di Mompiano che gli viene intitolato. 
In ambito sportivo è stato presidente dell’Associazione Calcistica Brescia e della Sezione cacciatori bresciani, e ha dato un sostegno economico decisivo alla rinascita della Mille Miglia nel dopoguerra. 

Documenti allegati alla pagina