Andrè Petitpierre

Andrè Petitpierre
Andrè Petitpierre
Imprenditore, partigiano, alpinista

La morte, prematura e improvvisa del padre, lo costrinse ad assumersi presto responsabilità importanti. André infatti non aveva ancora vent'anni quando restò orfano. Il padre, di origini svizzere, aveva impiantato una ditta che produceva apparecchi termo-sanitari a Brescia, nel 1914. L'impresa venne chiusa nel luglio del 1937, alla morte del fondatore. Ma André, figlio maggiore, la riaprì nel 1939, riprendendo lo slancio che aveva segnato gli esordi. 
Il giovane imprenditore si distinse poi durante la Resistenza. Nel settembre del 1943, grazie ai buoni uffici del parroco di Anfo, prese contatto con i partigiani della Valsabbia e subito ne divenne il coordinatore, allargando le azioni per tutta la valle, fino a Vobarno. Con il nome di Capitano Rovetta diresse le prime operazioni per recuperare le armi e rafforzare il movimento partigiano. Tra queste spicca l'assalto alla Rocca d'Anfo ai primi di ottobre del '43. Identificato dai nazifascisti, fu costretto ad abbandonare il campo e a rifugiarsi in Svizzera. Anche da oltreconfine, in contatto con i servizi segreti alleati, mantenne intensi rapporti con la Resistenza, specialmente quella bresciana. Dopo la guerra, tornò alla direzione dell'impresa di famiglia, al vertice della quale venne affiancato dal fratello minore Alessandro, nel 1962. Nel frattempo l'impresa ampliava il settore di attività ben oltre il campo originario, dedicandosi alla carpenteria pesante, alla meccanica, ai trasporti e agli impianti industriali.
Grande amante della montagna, André Petitpierre fu tra i personaggi di spicco della sezione bresciana del Club Alpino Italiano. Progettò e costruì "quasi con le proprie mani" la seggiovia del Corno d'Aola e a lui è intitolato il rifugio alpino che sta sul dosso al capolinea della seggiovia che sale da Pontedilegno.

Documenti allegati alla pagina