il cardinale AM Querini fondatore della Biblioteca Queriniana di Brescia

il cardinale AM Querini fondatore della Biblioteca Queriniana di Brescia
Angelo Maria Querini nacque a Venezia il 20 marzo 1680 da Paolo Querini Stampalia e Cecilia Giustiniani; la sua era una delle famiglie più potenti del patriziato veneziano. Compì i primi studi a Brescia, assieme al fratello maggiore Giovan Francesco, presso i Padri Gesuiti del Collegio dei Nobili di S. Antonio (nel complesso dell’attuale ex-Cavallerizza), uno dei più noti e prestigiosi istituti dello Stato Veneto.

Fin dall’età giovanile il Querini manifestò un’intelligenza vivace, un carattere energico ed una decisa propensione allo studio, in particolare delle lingue classiche e della matematica. Manifestatasi in lui la vocazione religiosa, entrò nel 1696 come alunno alla Badia di Firenze; lo spirito benedettino plasmò definitivamente il suo carattere, lasciando in lui, oltre all’amore per lo studio, anche una forte tensione irenica e pastorale che lo accompagneranno per tutta la vita.

Nel 1702 si laureò in diritto canonico presso l’Università di Pisa ed iniziò un’intensa attività di ricercatore che lo portò a pronunciare, nel 1706 a Cesena, la dottissima dissertazione De Mosaicae historiae praestantia, che riscosse l’ammirazione ed il consenso non solo dei confratelli benedettini.

Nel 1710 intraprese, in compagnia del fratello Giovanni, un lungo viaggio per l’Europa. Ciò che lo spingeva non era tanto il desiderio di compiere il classico “grand tour”, quasi obbligato per i nobili ed i patrizi del tempo, quanto la profonda sete di conoscenza ed il desiderio di confronto con i letterati e gli eruditi europei. Il viaggio durò più di tre anni e toccò la Francia, l’Inghilterra, il Belgio, l’Olanda. È in Francia, soprattutto, che il Querini strinse amicizia con Fénelon, Montfaucon, De Torcy e Mabillon; la corrispondenza con questi letterati durerà poi per molti anni.

Rientrato in Italia ottenne, nel 1716, l’incarico di riordinare i codici orientali della Biblioteca Vaticana. Nel frattempo, assecondando le richieste che giungevano da più parti, iniziò a studiare con attenzione e profondità la storia dell’Ordine Benedettino, con l’intenzione di pubblicare una grande opera di carattere storico sull’Ordine. Il progetto si fermò alla sola dissertazione iniziale, stampata a Roma nel 1717, e non potè proseguire a causa della censura del S. Uffizio. A Roma si temeva, infatti, che il Querini pubblicasse documenti che potevano servire all’Austria per avanzare pretese nell’annosa disputa con lo Stato Pontificio per il possesso di Comacchio. Fu un duro colpo, sia per l’autore che per gli studiosi che attendevano di leggere l’opera tanto desiderata, fra i quali il modenese Lodovico Antonio Muratori. In quello stesso anno venne nominato Consultore della Congregazione per l’esame dei libri liturgici greci e orientali.

Nel 1721 venne eletto Abate Generale dell’Ordine Benedettino. Due anni più tardi, nel 1723, mentre era in corso la trattativa per una sua nomina a vescovo di Bergamo gli giunse, del tutto inaspettata, la nomina alla cattedra episcopale di Corfù. Nell’isola greca non tardò ad istituire ottimi rapporti con la comunità locale, compresi gli ortodossi; non lo lasciò il consueto amore per gli studi storici, che produsse un’opera dal titolo Primordia Corcyrae, stampata per la prima volta Lecce nel 1725.

A Corfù rimase fino al 1727. La nomina a cardinale, pubblicata però solo nel 1730, gli aveva portato anche due nuovi incarichi: Consultore del S. Uffizio e, soprattutto, vescovo di Brescia. Il solenne ingresso nella diocesi lombarda avvenne il 19 marzo 1728. Il presule iniziò, fin dai primi giorni, ad attuare un lucido ed appassionato programma pastorale: incentivò la fabbrica del Duomo nuovo e di numerose chiese della diocesi, beneficò i conventi religiosi e le parrocchie, fu prodigo di elemosine e di aiuti ai più poveri, curò con grande attenzione la formazione morale ed intellettuale del clero. Lo spirito religioso e pastorale non era, però, in lui distaccato dall’amore per lo studio; durante il suo episcopato Brescia divenne un centro culturale di prim’ordine ed un luogo di incontro e di dibattito.

Nel 1731 divenne Prefetto della Biblioteca Vaticana, carica che mantenne, fra mille polemiche, fino alla morte avvenuta nel 1755. Quello che per i bresciani rappresentava il provvido pastore, per la Curia pontificia si rivelò ben presto un’autentica spina nel fianco. Il carattere energico, spesso polemico, unito ad una volontà politica fuori dal comune spinsero il Querini a porsi, sempre più spesso, su posizioni di aperto contrasto con le direttive pontificie. Le principali discordie riguardarono, in particolare, l’abolizione delle feste di precetto, la questione legata alla soppressione del patriarcato di Aquileia, i rapporti stretti con i Protestanti.

L’acuirsi dei contrasti portò il Querini, a partire dagli anni ’40, a staccarsi, gradualmente ma decisamente, dalla sfera di influenza pontificia. A Roma non si vedeva di buon occhio che egli stringesse rapporti con i Protestanti ed i filosofi materialisti. Del resto, il Querini stesso non faceva mistero a nessuno di essere in ottimi rapporti con numerosi eruditi tedeschi e francesi; si segnalano, fra i tanti: Federico II di Prussia, Voltaire, Reimar, Raverdy, Hundertmark, Mencken e via dicendo.

Il mondo culturale tedesco aveva accolto il Querini con onore e lo aveva chiamato a far parte di numerose Accademie, fra le quali le più significative erano certamente quelle di Berlino, di Vienna e di Olmütz. Il “processo di avvicinamento” ai Protestanti si riallacciava al grande sogno queriniano di convertire Federico II di Prussia al Cattolicesimo, e con lui tutti i protestanti in generale, attraverso la dimostrazione degli errori commessi da Lutero e dell’infondatezza dei motivi di divisione fra la Chiesa Romana ed il mondo tedesco. In quest’ottica rientrano numerose pubblicazioni, fra cui l’Epistolario del card. Reginald Pole -uno dei campioni della Riforma cattolica- e le biografie di Paolo III e Paolo IV, ma soprattutto l’importante finanziamento alla costruzione della chiesa di S. Edvige a Berlino, che doveva servire come richiamo “forte” dato a tutta l’Europa. Gli venne, però, categoricamente impedito dal Papa di recarsi personalmente a Berlino.

Nel frattempo, anche prestigiose Accademie italiane avevano spalancato le porte al presule bresciano: l’Accademia della Crusca, quella delle Scienze di Bologna, quella Etrusca di Cortona, solo per citarne alcune.

L’epistolario del card. Querini è uno dei più imponenti del Settecento: circa 10.000 lettere dei corrispondenti più un numero imprecisato delle sue autografe sono sparse nelle biblioteche europee. Molte centinaia di corrispondenti discutono con lui di religione, di politica, di eventi, di letteratura, di antichità classiche, di questioni filosofiche ed enciclopediche; gli dedicano opere, scambiano libri, lo invitano a far parte di prestigiosi consessi o, semplicemente, sottopongono problemi e chiedono aiuto. Si può ben dire che la sua statura intellettuale ebbe una dimensione europea, e gli effetti di questa fitta trama di rapporti si fecero sentire positivamente anche sull’ambiente bresciano. Di grandissimo interesse sono i carteggi con Lodovico Antonio Muratori, Scipione Maffei e Apostolo Zeno.

Tra il 1745 ed il 1747 maturò il disegno di aprire una biblioteca pubblica a Brescia. Per far ciò, dopo aver richiesto le necessarie autorizzazioni al governo veneto e alla Curia pontificia, prelevò i libri che aveva donato in precedenza alla Biblioteca Vaticana e diede inizio ai lavori di ampliamento del palazzo vescovile, dotandolo dell’ala ove attualmente si trova la Biblioteca. Nel 1750 la Biblioteca Queriniana aprì i battenti “ad universale istruzione e profitto”: l’evento venne salutato in tutta Europa e non mancò chi prese ispirazione per iniziative analoghe in Germania e Polonia.

Morì il 6 gennaio del 1755 fra il cordoglio generale del popolo bresciano e della sua tanto amata “Repubblica dei Letterati”, di cui si sentiva orgoglioso di fare parte. Lasciò un’imponente produzione manoscritta e a stampa, che può contare più di 400 edizioni nel corso del sec. XVIII di testi pastorali ed eruditi, alcuni dei quali dotati di validità critica e filologica ancora al giorno d’oggi.


 

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