Cà de Dio
Röse pasìde,
scarfòi desfàcc
brasöi de tristèsa
enturciàcc
en matilìne
lìse.
Sura i öcc smarìcc
i àgn
gà ricamàr
‘na talamóra
cilistìna:
l’è sempre ghèba.
Emprèstet
sö la scàgna,
le mà bandunàde
ne le ghede:
du grop de tera
nì de mìgole e curuna.
Ombre
de cortei che se sèra
postàde al mür
e spèta ...
tignìde sö
da ‘n fil de speransa:
en niènt le s’ensapèla.
Fomne a l’ospìsio,
Madone del dulur,
zaài desmentegàcc,
préde che respìra,
burnìs
che stènta a mörer.
Magda Zoli
In questa bella lirica di Magda Zoli velata di amarezza è fotografata la tristezza della vecchiaia.
Visitando le nostre RSA le ho viste le “… röse pasìde, i scarfòi desfàcc…” donne e uomini che molto hanno dato in energia esperienza e amore e che ora si ritrovano a contemplare il nulla . “ … öcc smarìcc, 'na talamòra cilistìna: l’è semper ghèba… “: è su questa nebbia da sfittire che dobbiamo lavorare, riversare le nostre energie. È vero, vedere le mani degli anziani in casa di riposo, immaginarle un tempo attive, volitive, preziose come due zolle di terra rivoltate e fumanti di humus, vederle li “… bandunàde ne le ghede” fa pensare, fa riflettere. Vederli li “… zaài desmentegàcc …” gela il sangue ci impone una sosta.
Che fare!! È ovvio il primo obbligo è garantire l’assistenza primaria. È fondamentale che vengano assicurati un ottima assistenza sanitaria, una sana alimentazione, alloggi confortevoli che ricordino sempre più l’abitazione lasciata. È proprio sul calore della “casa” e della famiglia che noi dobbiamo investire. Ricreare nelle RSA gli stessi umori di affetto familiare che per vari motivi sono venuti a mancare è un obbligo nostro, chiamati a gestire l’Amministrazione pubblica, ma deve diventare obbligo per tutti.
Tutti siamo chiamati all’appello a dare gratuitamente qualcosa di nostro a questi anziani: il nostro tempo soprattutto che sembra essere oggi così prezioso, così poco gestibile. Ricavare periodicamente uno spazio nella nostra frenetica vita da dedicare agli anziani allevia la presenza degli ospiti nelle RSA e ci costringe
a riflettere a pensare al valore impagabile dell’esperienza che loro portano in dote.
È obbligo per chi a capacità artistiche, canto recitazione, passare nelle case di riposo e regalare momenti di gioia. In questo caso l’utilizzo del dialetto offre mille opportunità, non ultimo lo stimolo della memoria nel ricordo di anni passati, dalla gioventù spesso evocata in canzoni e poesie vernacolari.
Gli anziani in casa di riposo:” burnìs che respìra, che stènta a mörer”. Se sulla brace si soffia, riprende vita e il fuoco si riaccende anche se per poco anche se flebile. Questo il nostro compito inderogabile: dare un alito di vita, di gioia a questi nostri anziani tesorieri della nostra storia.
FLAVIO BONARDI
Presidente Circoscrizione Centro
del Comune di Brescia