“Ieri, davanti agli uffici postali – rileva l’Assessore alla Casa Claudio Bragaglio - scandalose lunghe file di immigrati che si sono sottoposti ad una umiliante attesa di lunghe ore per tentare in modo fortunoso di rendere legale la loro posizione lavorativa nel nostro paese, dimostrando una volontà di legalità che viene contrastata dalla mala gestione della situazione. Oggi la scandalosa decisione della Regione Lombardia che, nonostante il pronunciamento contrario del Tar, riapprova il regolamento di assegnazione degli alloggi popolari che prevede come criterio “indispensabile” per presentare domanda per accedere ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica, la residenza di almeno 5 anni in Lombardia”.
La decisione, che non ha preso neppure in considerazione la possibilità di una soluzione che prevedesse un periodo di tempo più limitato, due o tre anni ad esempio, è chiaramente subordinata a valutazioni di ordine politico di demagogica acquiescenza alle richieste della Lega Nord, che del facile slogan “la casa ai lombardi” si è sempre servita per i suoi scopi elettorali, dimenticando che le case popolari sono state finanziate con la fiscalità nazionale ed il contributo di tutti i lavoratori. (Va ricordato peraltro che, nella città di Brescia, la presenza di nuclei familiari stranieri negli alloggi di edilizia residenziale pubblica è limitata al 7.13 %).
E c’è da sottolineare inoltre che la disposizione non dà alcuna risposta a chi ha effettivamente necessità degli alloggi di edilizia residenziale pubblica: ovvero ai lavoratori più bisognosi che hanno esigenza di stabilità e di casa. Non soddisfa il bisogno di alloggi e, limitando gravemente la mobilità lavorativa, colpisce in modo particolare realtà lavorative come Brescia.
“La norma votata è scandalosa - sottolinea l’Assessore alla Casa Claudio Bragaglio - sia perché va contro un chiaro pronunciamento del Tar, sia perché pone come prioritario un criterio (la residenza) che vuole chiaramente penalizzare i lavoratori che provengono da zone geograficamente lontane dalla Lombardia (e spesso anche dall’Italia). Lavoratori che si trasferiscono, con evidenti conseguenti gravi disagi, nella nostra regione per effettuare attività regolari nelle industrie, attività spesso gravose, non effettuate dai cittadini già residenti in Lombardia, ed indispensabili alla sopravvivenza stessa del tessuto economico della stessa regione che, invece di sostenerli, cerca chiaramente di discriminarli”.
Brescia, 15 marzo 2006