indagini statistiche
reddito disponibile e autonomia delle famiglie a Brescia nel 2000
immagine di madri in bicicletta con i loro figli sul seggiolino anteriore
applicazione della metodologia degli indicatori di autonomia delle famiglie ai dati sui redditi delle famiglie bresciane

Reddito disponibile e autonomia delle famiglie a Brescia nel 2000

Fatti e problemi n. 24/2004

Lo studio dei redditi, e dell’autonomia, delle famiglie è utile a livello locale per vari motivi.
Prima di tutto consente di considerare lo stato di indigenza più o meno grave o la povertà
non tanto, e non solo, come una condizione dell'individuo, ma anche e soprattutto come una condizione e un problema delle famiglie che sono il soggetto sociale che nel suo complesso è coinvolto dalle vicende individuali dei suoi componenti.
In secondo luogo consente, con grandi potenzialità di approfondimento laddove ve n'è la necessità, di graduare le situazioni familiari, individuando le fasce a rischio e il relativo grado di rischio, fornendo elementi prospettici sui livelli di intervento e sull’equo grado di partecipazione delle famiglie al costo dei servizi.
Infine è in grado di fornire utili elementi operativi che consentono non solo di graduare le differenti situazioni ma anche di verificare l'effetto delle politiche (sociali, fiscali, tariffarie) sull’autonomia delle famiglie.

L’utilizzo del concetto di autonomia delle famiglie risulta di particolare interesse perché consente di affrontare il tema del ruolo delle politiche sociali, fiscali, tariffarie dell'Amministrazione comunale utilizzando elementi di classificazione delle famiglie che si basano sulle caratteristiche strutturali.
Gli elementi di reddito entrano come criterio per “ordinare” le situazioni individuate.
Di seguito, riprendendo quanto già sviluppato nei precedenti lavori, incroceremo i risultati dell’analisi basata sugli indicatori di autonomia delle famiglie con quelli derivati dall’analisi dei redditi.
L’obiettivo è valutare la capacità degli indicatori di autonomia di esplicare la realtà alla luce delle variabili differenziali individuate tramite l’analisi dei redditi2.
Nei precedenti lavori si sono seguiti due approcci, tra loro paralleli, e riferiti alla disponibilità di dati di diversa natura.
Il primo approccio, già sperimentato utilizzando i dati della popolazione residente al censimento 1991, è stato condotto con l'analisi del grado di autonomia delle famiglie.
E’ uno strumento di analisi che, in assenza di dati sui redditi delle persone e delle famiglie, consente di valutare l’autonomia delle famiglie in base al rapporto tra il numero di redditieri e di consumatori di ciascuna famiglia.
Il secondo, basato invece sulla stima dei redditi familiari, ha consentito analisi più dettagliate sulla situazione economica delle famiglie campione. Ciò ha permesso, come vedremo meglio in seguito, di individuare alcune variabili di particolare valore nell’analisi delle condizioni economiche delle famiglie, con particolare riguardo alle situazioni di deprivazione.

I dati
Le elaborazioni presentate in questa nota, derivano dallo spoglio di un’indagine campionaria relativa ad un campione casuale di famiglie residenti nel Comune di Brescia al 31 dicembre 2003.
I dati riguardano un campione casuale di 995 famiglie (per un totale di 2209 individui) estratto dall’Anagrafe informatizzata dei residenti nel territorio del Comune di Brescia al 31 dicembre 2000, per le quali è stato ricostruito, attraverso l’incrocio di vari archivi amministrativi pubblici, il reddito. Sono state escluse dal campionamento le famiglie/persone residenti presso convivenze (case di riposo, ospedali, ecc.).
Per ciascun individuo del campione sono state estratte, dalla banca dati SIATEL, le informazioni relative al reddito, dichiarato ai fini fiscali, disaggregato per fonte.
I dati sono stati integrati, quando possibile, con i redditi non dichiarati ai fini fiscali. Una parte di questi, ad esempio quelli sotto la soglia dichiarabile o da trasferimenti, ecc., redditi da “lavoro nero” ed evasione fiscale, non sono stati rilevati. In altri casi invece, pensioni sociali, pensioni di reversibilità, ecc., sono stati attribuiti i dati medi provinciali messi a disposizione dall’INPS e/o le stime della Banca d’Italia risultanti dall’indagine sui bilanci delle famiglie. Tramite gli archivi comunali sono stati rilevati l’eventuale accesso a servizi e l’erogazione di contributi comunali di varia natura e genere.

I risultati
L’analisi dell’autonomia delle famiglie permette, introducendo alcune variabili differenziali, di ottenere interessanti risultati nella individuazione delle situazioni familiari a rischio di disagio.
L’integrazione con informazioni relative ai redditi delinea inoltre con più precisione i profili delle famiglie che si trovano o possono trovarsi in difficoltà, fornendo non solo elementi qualitativi, ma anche quantitativi sul livello del disagio.
Dalla nostra analisi risulta inoltre che, in assenza di dati disaggregati sui redditi familiari, gli indici di autonomia, integrati con informazioni sulle caratteristiche strutturali delle famiglie (tipologia familiare, età del capofamiglia, presenza di figli minorenni, professione, ecc.), consentono di ottenere informazioni quantitative utili all’attività degli enti locali e degli operatori sociali.