I giovani e il tempo
Una ricerca realizzata dagli studenti delle classi 4a e 5a A
del Liceo delle Scienze Sociali " Veronica Gambara"
Il lavoro di seguito presentato ci ha impegnati per parecchi mesi attraverso due anni scolastici. Vorremmo qui sintetizzarne quelli che - a posteriori - ci appaiono come gli aspetti più interessanti, senza nascondere i punti critici:
1) Si è trattato innanzitutto di cercare un rapporto con un ente esterno alla scuola che potesse collaborare alla costruzione di una ricerca in campo sociale. Aprirsi al territorio, alla realtà esterna, favorire un incontro più ravvicinato con i fenomeni studiati è infatti uno degli elementi caratterizzanti del Liceo delle Scienze Sociali. L'Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia - che produce studi e indagini a supporto dei processi decisionali pubblici e ne cura la diffusione, mettendo a disposizione della cittadinanza puntuali informazioni di carattere demografico, sociale ed economico - ci è sembrata un naturale interlocutore, visti anche alcuni contatti episodici che c'erano stati negli anni precedenti.
2) Volevamo inoltre dare agli studenti la possibilità di misurarsi concretamente con la "cassetta degli attrezzi" del ricercatore sociale, di "sporcarsi le mani" insomma, conoscendo dubbi ed esitazioni (specialmente nella delicata fase dell'impostazione del disegno della ricerca, caratterizzata da scelte cruciali e irreversibili che consentiranno di cogliere taluni aspetti della realtà e ne escluderanno altri), esercitando la necessaria prudenza quando si tratta - attenendosi ai dati raccolti - di trarre delle conclusioni, acquisendo in definitiva la consapevolezza che i fenomeni sociali sono sempre più sfuggenti, complessi e problematici di come appaiono sui libri.
3) Il tema ci è stato suggerito dagli stessi componenti dell'Unità di Staff Statistica, contemporaneamente impegnata in altre indagini sull'uso del tempo (da parte dei dipendenti comunali e dei pensionati) in previsione della stesura del Piano territoriale degli orari della città, e ha suscitato subito l'interesse degli studenti. Ma - anziché utilizzare il solito questionario più o meno standardizzato - si è preferito adottare uno strumento come il diario settimanale, che consente di conoscere analiticamente la distribuzione delle attività nell'arco di quella fondamentale unità di misura (vera e propria istituzione sociale) che il mondo moderno ha ereditato dalla tradizione ebraico-cristiana e che scandisce il ritmo dei nostri impegni e dei nostri progetti (vedi le agende con il piano settimanale delle attività). Tra l'altro, la ricerca è stata anche l'occasione per prendere confidenza con testi e siti web relativi a ricerche analoghe svolte in Italia e all'estero, che utilizzano lo strumento del diario settimanale o questionari più tradizionali.
4) Quali sono i limiti della nostra ricerca? In primo luogo, che si tratta di una prima approssimazione al problema, di un'indagine svolta sulla base di un particolare campione di giovani (studenti, soprattutto studentesse), quindi l'invito è quello di ripetere l'indagine in altre scuole, in altri contesti, con altri strumenti. In secondo luogo, data la mole e la complessità dei dati raccolti (di cui quelli pubblicati danno un'idea molto parziale), varie questioni sono rimaste aperte o irrisolte e non siamo riusciti a realizzare quello che il progetto iniziale prevedeva, cioè la definizione di alcuni macro-profili degli studenti in base ai diversi stili fruitivi del loro tempo libero.
5) A qualche conclusione provvisoria siamo comunque arrivati: il tempo che i giovani possono gestirsi nell'arco della settimana è davvero poco se più dei due terzi è vincolato, vale a dire rigidamente definito da impegni o necessità imprescindibili; nel tempo che resta, a quanto pare, sono spesso soli, leggono e studiano poco, si affidano ai mass media o frequentano locali dove non è infrequente l'abuso di bevande alcoliche; inoltre, si nota la persistenza di un diverso impiego del tempo in base al genere.
6) Alla luce dei risultati emersi, quali potrebbero essere i suggerimenti per le cosiddette "politiche giovanili"? Fondamentalmente - prendendo atto della crisi delle tradizionali agenzie di socializzazione (famiglia, scuola) - quello di potenziare e ampliare il "palinsesto" delle attività proposte o suggerite ai giovani, mettendo a loro disposizione spazi e centri di aggregazione (ma anche strade o piazze) e operatori che sostengano le loro iniziative e li aiutino a concretizzarle. Qualcosa, per la verità, a Brescia si è fatto (si pensi a spazi come la Piastra Pendolina o la Nave di Harlock), ma molto ancora resta da fare per costruire occasioni di elaborazione culturale da parte dei giovani.
Proff. Francesco Bussacchetti e Palmira Filippini