Nel presente numero vogliamo proporre ai lettori due articoli tratti dal numero speciale del dicembre 2006 della rivista Biologia ambientale, a cura del Centro Studi di Biologia Ambientale, con sede a Reggio Emilia (www.cisba.it ).
Nel primo contributo si parla di un problema che coinvolge molte città italiane. I colombi in città.
La presenza ingombrante dei colombi è a tutt'oggi un problema non risolto nella maggior parte delle città; essa comporta infatti implicazioni di natura igienico-sanitaria, di decoro urbano, di danno al patrimonio artistico-monumentale. Anche l'aspetto economico non è secondario; va inoltre considerato che esistono conseguenze per l'agricoltura a causa della quantità di colombi che si disperde anche nelle campagne.
E' perciò importante conoscere alcuni aspetti del "problema colombi", tra cui il rapporto tra i colombi selvatici e quelli urbani. Ma chi sono i colombi di città? Molto probabilmente colombi di provenienza domestica sfuggiti alla loro condizione e riconvertiti alla vita randagia. Ma vi è anche una quota di colombi selvatici che si sono inurbati perché questa condizione rende più facile la disponibilità di cibo e più semplice la nidificazione.
Ma è possibile risolvere il problema della convivenza con questi volatili, talvolta piuttosto difficile?
Esistono tecniche di dissuasione di natura "ecologica" da adottarsi in prima battuta.
La legge italiana, in linea teorica, consentirebbe successivamente il ricorso all'abbattimento , ma esso risulta praticamente improponibile nei centri urbani per problemi tecnici facilmente intuibili di incolumità. Dove si è tentato di attuare piani di abbattimento, questi hanno dovuti essere subito sospesi.
Non rimane quindi che il ricorso alle tecniche di dissuasione come misura urgente e al controllo della popolazione dei colombi come strategia per una soluzione più duratura.
L'articolo illustra i principali aspetti del problema, dalla normativa alle tecniche di dissuasione e di controllo, alla sperimentazione mediante simulazione del controllo della popolazione al fine di valutare i metodi migliori da adottare.
Uno dei punti su cui fare leva è la riduzione delle risorse chiave disponibili per gli uccelli in ambiente urbano, probabilmente la via prioritaria da seguire in futuro; un approccio ecologico non facile, ma verosimilmente quello destinato a conseguire i maggiori successi
Per motivi informatici l’articolo è stato suddiviso in due parti:
I colombi in città allegato 1
I colombi in città allegato 2
Il secondo contributo tratta dell'ampio tema dell'educazione ambientale e dell'utilizzo dei bioindicatori come strumenti didattici.
L'articolo proposto "I bioindicatori nell'educazione ambientale" (allegato 3) offre una panoramica sull'educazione ambientale nella scuola e sull'incontro fra il mondo scolastico e il mondo scientifico attraverso i bioindicatori.
I bioindicatori nel monitoraggio ambientale si sono rivelati, oltre che un metodo a basso costo, a basso impatto ambientale, ad elevata efficacia nella determinazione della qualità delle matrici ambientali (soprattutto acqua e aria), uno strumento importante per l'educazione ambientale nelle scuole.
Se correttamente applicato, e non banalizzato, anche nell'insegnamento esso contribuisce all'acquisizione da parte degli studenti di una coscienza ecologica; i ragazzi infatti hanno la possibilità di acquisire individualmente una capacità di valutare la qualità dell'ambiente che stanno esaminando, mediante l'applicazione di metodiche di rigore scientifico, ma alla portata di chi come loro non ha familiarità con la laboratoristica.
Si coniuga così la conoscenza che si può apprendere da un libro con un sapere che il ragazzo impara ad acquisire anche con le proprie mani e con i propri occhi, imparando ad osservare, analizzare, misurare e calcolare l'inquinamento dell'ambiente.
Nell'educazione ambientale fatta nelle scuole sono ormai da anni utilizzati a scopo didattico bioindicatori dell'aria come i licheni e bioindicatori delle acque come i macroinvertebrati.
L'esperienza personale che ciascuno studente accumula usando questi bioindicatori lascerà una traccia nella sua formazione. Anche da adulto potrà guardare un albero e cercarvi quei licheni che gli hanno insegnato a capire se quel determinato luogo è più o meno inquinato, raccogliere un sasso in un corso d'acqua e osservare quegli animaletti che gli indicavano se quell'acqua era molto o poco inquinata.
Potrà essere più attento all'ambiente e, perché no, più consapevole di esserne parte e non padrone.
Vi auguriamo una buona lettura e aspettiamo come sempre i vostri consigli e i vostri preziosi contributi.
Arrivederci al prossimo numero.