Il fabbisogno abitativo a Brescia
Monografie n. 2/2006
Il tema del fabbisogno abitativo ed in generale delle informazioni a supporto delle decisioni in materia di politiche della casa non è nuovo per l’ufficio che ha realizzato, nel corso degli anni, varie pubblicazioni relativamente agli aspetti differenziali che caratterizzano la domanda di casa in una realtà urbana in rapida trasformazione.
Facciamo esplicitamente riferimento alle pubblicazioni relative al patrimonio abitativo pubblicate negli anni 1987 e 1994 elaborando i dati dei censimenti generali della popolazione del 1981 e del 1991. Il presente lavoro ha elementi di continuità e di innovazione rispetto ai lavori citati.
Gli elementi di continuità riguardano la fonte dei dati (come nei casi precedenti sono stati elaborati i dati del 14° Censimento generale della popolazione del 2001) e soprattutto il modello di analisi della domanda.
A dispetto del tempo trascorso, quasi venti anni, il modello mantiene una sostanziale validità per quanto riguarda la capacità di fornire un quadro di riferimento utile per le politiche della casa, intese in senso ampio, e non riduttivamente come politiche dell’edilizia residenziale pubblica.
L’impostazione seguita, che viene presentata nel dettaglio nel capitolo successivo, ipotizzava politiche per la casa articolate precorrendo, in un certo senso, i tempi, come dimostrato dagli attuali indirizzi che contemplano azioni di ampliamento dell’offerta e di sostegno alla domanda, sia interventi, più complessi, di vero e proprio governo del mercato immobiliare.
La continuità del lavoro si riflette nella possibilità di seguire l’evoluzione del fabbisogno abitativo nell’ultimo ventennio tenendo ferme alcune caratteristiche differenziali come il tipo di occupazione dell’alloggio, la presenza di una o più famiglie coabitanti, l’adeguatezza funzionale dell’abitazione e via dicendo, che ieri, come oggi, mostrano un elevato potere di discriminare la domanda.
Gli elementi di innovazione si traducono essenzialmente nell’introduzione di ulteriori specifici fattori differenziali per tenere conto vuoi dei recenti fenomeni demografici e sociali, come l’insediamento di consistenti comunità straniere o l’aumento delle famiglie anziane, vuoi dei più elevati standard abitativi richiesti dalle famiglie, ad esempio il secondo gabinetto e bagno, vuoi di nuove esigenze in materia di sicurezza degli impianti interni all’abitazione oppure di abitabilità e visitabilità.
Il modello di analisi si caratterizza per due elementi di innovazione rispetto ai modelli tradizionali.
Il primo riguarda l’unità “sociale” d’analisi: è stata assunta la famiglia “funzionale” in luogo della famiglia intesa come aggregato di componenti tra loro fungibili.
La famiglia è qui intesa come un insieme di individui che interagiscono tra di loro e il cui riferimento all’abitazione è visto in relazione ai bisogni di spazio che in essa si manifestano.
Questo aspetto è stato affrontato attraverso il ricorso ai “nuclei funzionali” della famiglia, descritti nella parte metodologica, in luogo del tradizionale rapporto “stanze/occupanti”.
Il secondo elemento di innovazione riguarda l’impostazione e l’organizzazione dell’analisi che è stata condotta avendo come riferimento uno schema di interventi che gli Enti pubblici possono effettuare (ipotetici, probabili e possibili) nel campo delle politiche della casa.
L’argomento del fabbisogno abitativo è stato affrontato avendo in mente la possibilità degli Enti pubblici, e del Comune nello specifico, di differenziare gli interventi immaginando vari tipi di politiche dal recupero fisico delle abitazioni non adatte a fornire un servizio abitativo adeguato, alle politiche di incentivo della mobilità dei nuclei familiari, fino alle politiche di sostegno del reddito per le famiglie in locazione.
Il risultato di questa impostazione è un prodotto la cui trama è modellata sugli obiettivi e non sulla ripetibilità dell’informazione secondo moduli fissi.
In altre parole l’analisi è differenziata sia rispetto alle caratteristiche fisiche e al tipo d’uso delle abitazioni, sia rispetto ai bisogni abitativi delle famiglie; bisogni letti secondo le specifiche angolature dettate dai problemi e dalle politiche, come, ad esempio, il titolo di godimento dell’abitazione, l’autonomia socio-economica della famiglie o la fase del ciclo di vita in cui si trova la famiglia.
L’informazione relativa all’autonomia socio-economica della famiglia, unita al titolo di godimento dell’abitazione, evidenziano aree di possibile intervento pubblico come, ad esempio, le azioni a sostegno del reddito delle famiglie che vivono in abitazioni in locazione.
La posizione rispetto al ciclo di vita consente di stabilire se la famiglia ha la tendenza all’espansione, alla riduzione o alla stabilità. Per esempio: una famiglia che si trova all’inizio del ciclo di vita nel corso degli anni tenderà ad aumentare, ad allargarsi per effetto delle nascite e quindi potrà essere interessata a cambiare abitazione.
Lo schema di analisi può essere riproposto per i livelli territoriali di interesse a partire da quelli infracomunali, le circoscrizioni, per arrivare al livello provinciale distinguendo i singoli comuni della Provincia di Brescia .
Il lavoro presentato in questa nota si basa essenzialmente sui dati del 14° Censimento generale della popolazione del 2001, ed è riferito al solo Comune di Brescia, con alcuni approfondimenti per circoscrizione.
La nota si apre con la specificazione del modello di analisi che riprende, aggiornandolo, un modello sviluppato dal prof. Luigi Riva, nella seconda metà degli anni ’80, per l’analisi del fabbisogno abitativo cittadino e provinciale.
Il modello prende le mosse dalla definizione dei due elementi chiave del problema vale a dire la qualità del servizio reso dall’abitazione, misurato dallo standard abitativo e dalla dimensione dell’abitazione, espressa come numero di stanze, e dalle caratteristiche della famiglia, misurate come numero di nuclei funzionali.
Lo schema di analisi si articola su tre livelli che alimentano specifiche politiche per pubbliche della casa, vengono considerate infatti le abitazioni non occupate, le abitazioni occupate da famiglie coabitanti ed infine le abitazioni occupate da una sola famiglia.
Per ogni livello viene sviluppato un piano di spoglio ad hoc identificando le variabili differenziali rilevanti per le diverse componenti della domanda di abitazioni. L’illustrazione dei piani di spoglio con una guida alla lettura delle tabelle è l’oggetto del capitolo relativo alla presentazione dei principali risultati.
La rassegna bibliografica divide la parte scritta della nota dalle appendici statistiche in cui vengono presentate le elaborazioni analitiche per il territorio cittadino ed uno spaccato per circoscrizione.
Il modello elaborato è sufficientemente flessibile da essere riproposto per altri livelli territoriali. La nota comprende alcune elaborazioni effettuate per le nove circoscrizioni cittadine, mentre le elaborazioni per i comuni della provincia di Brescia sono raccolte in specifici allegati.
Il presente lavoro è parte di un progetto di analisi dei mutamenti della struttura della popolazione di Brescia e dell'adeguarsi delle strutture abitative alle nuove esigenze della popolazione.
Ulteriori informazioni sono quindi reperibili alle pagine
scappo dalla città - le migrazioni intraprovinciali a Brescia dal 2000 al 2003
venti anni di attività edilizia a Brescia