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primi risultati di una indagine sull’uso del tempo di alcune famiglie tipo di pensionati di Brescia

Cronaca familiare
Primi risultati di una indagine sull’uso del tempo di alcune famiglie tipo di pensionati di Brescia

Negli anni recenti il dibattito sul ruolo degli anziani è stato sostanzialmente indirizzato verso il tema della gestione degli effetti sociali e soprattutto economici dell'emergenza di quel fenomeno eccezionale e unico che è l’invecchiamento della popolazione.
Si tratta di un fenomeno che è determinato da un lato dall’aumento della longevità, che ha permesso a molte più persone di vivere in condizioni di salute ancora buone fino ad età che una volta erano raggiunte da pochi, e dall’altro dalla riduzione della fecondità, e quindi delle nascite.
La sensazione di essere in presenza di un processo intenso e veloce non solo è fondata, ma è anche supportata dal costante aumento degli indicatori dell’invecchiamento della popolazione, usualmente definiti come rapporto tra la popolazione anziana e quella giovane.
Ciò avviene perché i due fenomeni considerati, l’aumento della longevità e la riduzione della fecondità, pur provocando conseguenze di segno opposto sulla popolazione, hanno un medesimo effetto sull’invecchiamento: la popolazione invecchia.  L’invecchiamento della popolazione è determinato certamente dalla dinamica della popolazione anziana, ma relativamente a quella giovane. Di questi aspetti tratta, con un certo grado di dettaglio, il capitolo 2.
A fronte di un processo demografico che trasforma l’intera società, e la stessa economia, sarebbero necessarie risposte d’insieme, che coinvolgano i vari aspetti dell’organizzazione sociale ed economica, e non interventi e risposte parziali.
La malferma situazione finanziaria del paese ha finito per indirizzare gli interventi sulle urgenze, individuate nell’impatto dell’invecchiamento sul sistema di sicurezza sociale ed in particolare sulla spesa pensionistica e assistenziale. A seguire assistiamo a discussioni, variamente declinate dalla politica e dai mass media, su come fronteggiare i nuovi problemi creati dall’aumento del numero di anziani.
Solo di recente il dibattito pubblico sta facendo emergere le tematiche legate alle occasioni ed opportunità che questa trasformazione sociale porta con sé.
Sembra che si sia presa coscienza del fatto che il pensionamento corrisponde all'entrata in una fase della vita che per un lungo tratto sarà vissuta in condizioni di buona salute e con ampia disponibilità di tempo per la liberazione di una parte della giornata dall'impegno del lavoro.
Queste condizioni hanno fatto emergere due tematiche per certi aspetti speculari.
La prima riguarda il fatto che gli anziani attuali e futuri, in particolare i cosiddetti giovani- anziani, costituiscono una vera e propria risorsa sociale da impiegare anche in “processi produttivi” utili per la società.  
La seconda fa riferimento al fatto che il mantenimento della persona in buone condizioni psicofisiche, che è una precondizione per poter svolgere qualsivoglia attività sociale, è legato a modalità di vita attive, con il corollario che un impiego in processi produttivi utili per la società potrebbe consentire anche una migliore qualità di vita dei singoli.
L’uso della risorsa anziani per finalità collettive costituisce un tema di grande rilevanza sia per i soggetti istituzionali, e quindi da parte dell’Amministrazione pubblica e del Comune in particolare, sia per i singoli individui anche variamente organizzati.
L’interesse del Comune e delle associazioni di rappresentanza e dei sindacati di categoria del mondo anziano, pur avendo differente fondamento, trovano molti punti di contatto.
Guardando dal lato del Comune, che ha istituzionalmente funzioni di coordinamento del sistema locale dei servizi, la diffusione dell'impegno degli anziani in attività esterne al circuito familiare sarebbe di interesse qualora si riuscissero a valorizzare la disponibilità e le esperienze individuali, coordinandole con i bisogni, individuali e collettivi, che sono espressi dalla comunità.
L’interesse dell’associazionismo e dei sindacati è nella tutela, rappresentanza ed organizzazione delle persone anziane in sé, in quanto soggetti, ma anche in quanto risorsa sociale, mentre per i singoli individui l’interesse è nell’occupare il tempo in modo relazionalmente significativo: l’eventuale ritorno monetario sarebbe un di più.
La persona anziana costituisce per la città una vera e propria risorsa dal momento che ha esperienza e tempo che possono essere impiegate in attività a favore della popolazione, e quindi anche della stessa popolazione anziana, come per altro già oggi avviene. Ragioni di efficacia e di efficienza nell’uso di queste risorse portano a ritenere che sarebbe più utile che ciò avvenisse in modo coordinato con la domanda di servizi che promana dalla comunità.
A tal proposito il Comune ha una propria visione delle attività di cui necessita la comunità locale, visione legata alle competenze istituzionali ed alle politiche sociali e che non sempre coincide con la visione degli stessi problemi che possono avere i singoli o le associazioni. Il Comune può, pertanto, cercare di orientare le energie delle persone anziane in modo da aumentare l'efficacia (realizzare le attività necessarie) e l'efficienza dei servizi (utilizzando al meglio le risorse interne o esterne disponibili) con un occhio alla economicità (vale a dire alla sostenibilità economica del servizio stesso).
È da questa impostazione fortemente operativa che segue, in un certo senso si impone, il modello interpretativo che è basato sull’analisi delle attività svolte dalle famiglie, analisi che deve essere articolata in modo da tenere conto, in primo luogo, delle caratteristiche strutturali delle famiglie stesse, in quanto in grado di determinare la gamma di attività praticabili, le modalità di organizzazione e di interrelazione tra le attività.  
Questa impostazione risulta particolarmente informativa se consente di collocare le singole attività svolte (il che cosa) nella propria griglia “naturale”, determinata dalle coordinate temporali (il quando e per quanto tempo), spaziali (il dove) e sociali (il chi e con chi).
La rilevanza del flusso del tempo nell’analisi delle attività delle famiglie (che sono legate alla domanda di servizi) trova un parallelo, sul lato dell’offerta, nell’organizzazione temporale delle attività produttive. La corrispondenza non è inattesa essendo le attività finalizzate alla produzione, e le attività delle famiglie (di consumo, di produzione, ecc.) attività umane e quindi naturalmente inserite nel flusso del tempo, collocate nello spazio “fisico” e immerse nello “spazio sociale”. 
Ribaltando l’approccio, l’ente pubblico potrebbe valutare l’effetto dei cambiamenti nell’organizzazione della produzione di servizi (compresi gli orari dei servizi) sulle attività svolte dalle famiglie, tendendo conto delle modalità di organizzazione e delle interrelazioni delle stesse, stimando gli effetti sul lato dell’offerta e, soprattutto, sul lato della domanda.
L’assunzione del punto di vista del soggetto pubblico come criterio di organizzazione delle attività individuali e familiari, porta a selezionare ed ordinare le attività delle famiglie, ed a restringere la gamma di attività effettivamente rilevanti dal momento che al Comune interessano direttamente le attività che costituiscono servizi o domanda di servizi  (ad esempio la nonna che di prende cura dei nipoti) o che hanno esternalità negative (come l'uso del mezzo privato di trasporto per la gestione della mobilità). 
Il modello interpretativo illustrato ha una valenza generale (la famiglia a cui si fa riferimento è senza aggettivi) e il fatto di considerare solamente le famiglie tipo anziane, intese come modelli familiari caratteristici, ne costituisce una specificazione.
Le osservazioni precedenti, che saranno approfondite nel capitolo 3, mettono in evidenza come esista una sorta di specularità negli obiettivi dell’intervento del Comune, da un lato, e delle rappresentanze del mondo degli anziani, dall’altro, da cui deriva una vera e propria convergenza di interessi per quanto riguarda sia il modello interpretativo della realtà, che deve avere una forte valenza operativa, sia le esigenze informative, che necessariamente devono tenere conto della molteplicità di situazioni reali.
Le conseguenze di questo approccio sulle politiche sociali sono presentate nel capitolo 4.
L’indagine sull’uso del tempo di alcune famiglie tipo di pensionati, di cui proponiamo in questa sede i principali risultati, nasce proprio dalla constatazione della molteplicità dei punti di contatto tra Comune e associazioni e sindacati del mondo anziano, nelle finalità, nel modello interpretativo, nella individuazione delle esigenze informative, ed infine nella volontà di collaborazione .
Le scelte di tipo metodologico discendono da questa impostazione, a partire dalla decisione di restringere l’indagine a famiglie tipo identificate in relazione alle caratteristiche ritenute rilevanti dal punto di vista dell’eventuale disponibilità di “risorse” familiari, ma anche della presenza di potenziali situazioni di disagio legate alla ristrettezza della rete parentale: si tratta delle persone sole, maschi e femmine, e delle coppie sole (quindi di famiglie almeno formalmente libere da impegni di cura parentale) composte da persone potenzialmente ancora “attive” (tradotto in termini operativi nella selezione di persone di età superiore a 65 anni e inferiore a 85 anni). 
La scelta di operare su tre tipi familiari, maschi soli, femmine sole, coppie sole, a loro volta articolati in relazione all’età (quattro classi quinquennali in fase di impostazione, ridotte a due -  fino a 74 anni e da 75 in poi - nelle elaborazioni) porta il punto focale dell’indagine sull’impatto dei fattori considerati (tipo di famiglia, e classe di età) sulla gamma e durata delle attività svolte, sul loro calendario, giornaliero e settimanale, e sulle condizioni di contorno, vale a dire sulla collocazione spaziale e sulle relazioni sociali. Consiste in questo, in estrema sintesi, il senso dello schema metodologico del disegno degli esperimenti che costituisce l’ossatura dell’impianto dell’indagine; sempre coerente con questo impianto è la scelta di operare su “piccoli” campioni casuali delle famiglie classificate nei vari gruppi.
Su tutti questi aspetti rimandiamo al prossimo capitolo 5.
La ripetitività della attività umane, secondo cicli che vanno da quello giornaliero e settimanale, a quello mensile ed annuale (inseriti nel ciclo di vita) ed il riconoscimento che l’organizzazione delle attività è, almeno nel nostro sistema sociale, su base settimanale e giornaliera, nell’ordine, ha portato a scegliere quale strumento di rilevazione il diario giornaliero delle attività esteso ad per almeno cinque giorni alla settimana (tre feriali a rotazione più il sabato e la domenica fissi).
Operativamente ogni persona delle famiglie, quindi entrambi i coniugi nelle coppie, dovevano registrare le attività svolte durante le giornate di rilevazione, scegliendole tra le trenta predefinite e collocandole in una griglia fatta da unità di tempo standard di 15 minuti l’una.
Nonostante il numero ridotto di famiglie intervistate (96 persone sole e 56 coppie, per un totale di 206 persone di cui 105 maschi e 101 femmine) la mole di dati ottenuta è considerevole e consente analisi differenziali di un certo interesse. Ribadiamo comunque che la validità delle analisi è determinata dalla validità delle ipotesi sottostanti l’impostazione metodologica adottata e dalla correttezza dell’esecuzione dell’indagine.
Quanto alla presentazione dei risultati, capitolo 6, il piano di spoglio ha lo scopo di fornire una documentazione standard e non si discosta molto dallo schema originario di classificazione delle attività, salvo proporre alcune riclassificazioni di tipo funzionale.
Chiude la nota una rassegna bibliografica articolata nelle quale vengono estratti dalla massa di pubblicazioni sul tema dell’uso del tempo, i lavori specifici sul tema dei bilanci di tempo per la popolazione anziana. A seguire l’appendice statistica con un piano di spoglio analitico dei dati.