interventi del Presidente
intervento su Convegno "Nord e Sud"
Intervento Presidente Circoscrizione Centro Convegno "Nord e Sud"
«Deve crescere nelle istituzioni, così come nella società, la consapevolezza che il divario tra Nord e Sud dev’essere corretto». Un richiamo alle coscienze da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che giunge in occasione della presentazione a Roma, del Rapporto Svimez 2009 sull’economia del Mezzogiorno. Un grido di allarme che a 149 anni di distanza dall’unità d’Italia, solleva ancora la “questione meridionale” come elemento di divisione del Paese. «Un caso unico in Europa» afferma la relazione SVIMEZ, dove a un Nord sviluppato vivace e continentale, si contrappone ancora un Sud
arretrato e sempre più vicino ai tanti “Sud del mondo”. Nel Mezzogiorno non vi sono aziende che intendono investire, si consuma poco i cittadini continuano ad emigrare ed il sistema bancario sta piano piano riducendosi sino a scomparire!
Il gap con le regioni più avanzate del Centro-nord non accenna a ridursi: dal 1995 al 2005 le regioni meridionali sono sprofondate nella classifica europea, fino agli ultimi posti. «Un processo – ha denunciato il presidente di Svimez - in controtendenza con le altre aree deboli dell’Ue cresciute mediamente del 3% annuo mentre il Sud si è fermato al +0,3%».
«Nel 1951 nelle regioni meridionali - si legge nel rapporto - veniva prodotto il 23,9% del Pil nazionale. Dopo sessant’anni la quota è rimasta immutata (23,8%)». Nell’intera regione la produzione, nell’ultimo anno, è calata dell’1,1%, contro l’1% nazionale. Da sette anni consecutivi cresce meno del Centro-nord, cosa mai avvenuta dall’ultimo dopoguerra.
A soffrire di più è la Campania con un calo del 2,8% ; è quasi scomparsa l’industria e il settore manifatturiero (-3,8% e -6% del Pil), mentre ancora una volta è l’agricoltura, in particolare nella Vostra terra di Basilicata, a mostrare il volto migliore del Sud. La malattia dell’economia meridionale - secondo il rapporto - è la recessione. Dal 2001 al 2008 sono calati i consumi (-1,4%, contro lo 0,9% del Centronord) e gli investimenti (-2,1%). «Tra il 1990 e il 2001 - rivela lo Svimez - il numero degli istituti si è ridotto del 46% e anche le banche indipendenti stanno scomparendo (dalle 100 del 1990 alle 16 del 2004), insieme al credito cooperativo (da 213 a 111).
A questo punto ritengo importante sottolineare come il Governo Italiano, e soprattutto il ministro Giulio Tremonti, abbia fatto una proposta importante che va nell’ottica di aiutare soprattutto le piccole e medie imprese: la creazione di una Banca del Mezzogiorno.
Il ministro ha presentato alcuni mesi or sono la creazione di questo nuovo istituto bancario come un modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati, in quanto il Governo non investirà la totalità delle
risorse in questo progetto ma sarà uno dei tanti azionisti, proprio perché tale strumento non torni ad essere quello di un vecchio “carrozzone” che porta soldi al sud in modo generale.
La nuova banca dovrà valutare singoli progetti presentati dai piccoli e medi imprenditori del mezzogiorno, in quanto tale struttura deve nascere dal territorio, un po’ come è stato in Francia con il Credit Agricole.
Il ministro è stato chiaro: «La nostra logica è che i grandi numeri si fanno con i piccoli numeri. In questa banca non si parlerà inglese. La nostra logica, la nostra visione è quella dell'albergo che vuole ampliarsi, del Comune che vuole fare un centro congressi, dell'esercente di uno stabilimento balneare che vuole aprire una pizzeria». La nuova banca dovrà, secondo me, ma ritengo sia la volontà anche del Governo Italiano, aiutare e soprattutto investire non nelle grandi idee industriali, ma dovrà necessariamente offrire interventi a quelle attività commerciali ed artigianali che potranno effettivamente dare molto di più e svilupparsi in un territorio in cui vi sono infinite possibilità.
La forza del Nord non sono state le Grandi Industrie, ma bensì il lavoro di piccoli imprenditori che ci hanno permesso di essere quello che oggi siamo, il motore trainante dell’intero Paese!
Le poche imprese che vogliono investire non sanno dove andare e il credito è crollato, tra il 2007 e il 2008, dal 14,9% al 7,9%». Perché? Proprio per una mancanza di interventi mirati e concreti.
Al Sud si sono dati negli anni soli da “pioggia”, senza pensare a interventi chiari!
«Al Sud – continua la ricerca - un cittadino su cinque è disoccupato mentre meno di un giovane su cinque, sotto i 24 anni, ha un’occupazione (unico caso in Europa); 1milione e 300mila persone lavorano al nero con tassi di irregolarità del 12,8% nell’industria e del 19% nelle costruzioni».
Si tratta di una situazione che si sta trascinando dietro da decenni! I cittadini del Sud d’Italia abbandonano sempre più il proprio territorio di nascita per cercare “fortuna” al Nord o in taluni casi anche al Centro.
Un giornale nazionale, alcuni mesi or sono gli definiva “i treni della speranza”. E cioè i treni che continuano a partire dal Sud e che spingono circa 700mila persone ad abbandonare i propri cari, la propria casa.
Nel solo 2008 sono stati oltre 122mila i residenti delle regioni del Sud partiti verso il Centro-Nord, e non arrivano neanche alla metà quelli che tornano a casa per motivi legati all’età o ad un trasferimento ottenuto nello Stato o negli Enti Pubblici Locali. La maggior parte proviene dalla Campania e si stima siano circa 25mila persone; sono per lo più giovani con un livello di studio medio-alto. Le statistiche ci dicono che il 24% di coloro che partono senza sapere cosa andranno a fare al Centro-Nord è laureato!!!
Ecco, in conclusione, lo Stato deve investire non soldi, ma potenzialità al Sud, e la creazione di una Banca diversa da ciò che siamo abituati a vedere, è sicuramente un grande passo in avanti, in quanto ci
permetterà di essere più attenti alle esigenze vere del territorio, senza “buttare” soldi, ma bensì aiutare le idee innovative e rendere più vivo il sistema del commercio e dell’artigianato vere risorse di un Sud che puòambire a crescere nei prossimi anni!!!