interventi del Presidente
Intervento in ricordo 11 Settembre - decennale

Discorso del Presidente della Circoscrizione Centro, Flavio Bonardi
COMMEMORAZIONE ATTENTATO TORRI GEMELLE
Brescia 11 Settembre 2011

11 settembre 2011: sono trascorsi dieci anni da quel tragico giorno che lacerò l’America, che si ritrovò tutto ad un tratto vulnerabile in casa sua, colpita da un nemico fanatico e pronto a qualsiasi soluzione, anche a quella estrema di sacrificare la vita di un manipolo di uomini della jihad per portare morte e distruzione.
Tutto questo avveniva all’ombra della statua della libertà, un baluardo di ideali che non fu però intaccato dalla furia assassina degli attentatori che puntarono invece concretamente ai simboli economici, militari e di governo statunitense.
Ci sono date che si segnano sui libri di storia come confini. Il prima e il dopo hanno da sempre cambiato i destini del mondo, di un’epoca, al di là dell’effettiva causa che ha determinato quel particolare avvenimento. L’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York ha di fatto segnato la fine di un periodo esaltante della società capitalistica avanzata e l’inizio di un viaggio del mondo globalizzato verso una “terra di mezzo” che per ora significa solo crisi: economica, finanziaria, sociale e culturale.
Il ritrovarci qui, in questo parco dedicato alle torri gemelle ogni anno, ci fa tristemente pensare all’area colpita dagli attentati, altrimenti nota come “Ground Zero”, la cui ricostruzione, monitorata grazie alle web cam che attraverso internet ci rimandano la situazione attuale ha subito, purtroppo, diversi rallentamenti nel corso degli anni. Mi piace sognare che nella progettazione della ricostruzione, che sta avvenendo grazie agli enormi sforzi del governo americano, trovi  posto uno spazio indipendente da ogni confessione religiosa dove tutti, credenti e non, possano raccogliersi in preghiera e meditare…insieme senza distinzione alcuna.
Una preghiera che va rivolta alle vittime, ma soprattutto rivolta alla difesa della libertà, che è un compito che ci appartiene, un obbligo, un dovere da assecondare, una obbligazione che non ci lega soltanto ai viventi ma al rosario incalcolabile di creature che ha camminato, cammina e camminerà sullo splendore, sul dovere e sul dolore della terra.
Credo, tra l’altro, che questo sia l’unico modo che renda più chiara la spiegazione del nostro finire, l’idea che apparteniamo ad una storia che è più lunga della nostra vita.
È importante quindi che non solo a Ground Zero, ma in ogni parte del mondo civile, si rinsaldi la tradizione legata al ricordo di quella strage, alla preghiera, alla meditazione per non dimenticare. Mai!