Intervento presso l’assemblea di Forlì del 30.06.2010 del Coordinatore della Conferenza dei Presidenti.
" E’ con grande piacere che, a nome dei Presidenti delle Circoscrizioni del Comune di Brescia, oggi, prendo la parola non prima di ringraziare i colleghi amministratori qui presenti e tutti coloro i quali stanno conducendo la nostra stessa battaglia in altre sedi. Innanzi tutto voglio sottolineare che non siamo qui per proteggere una casta, come qualcuno potrebbe pensare, ma per tutelare quelle migliaia di cittadini che hanno fin’ora costruito con noi quel tanto citato bene comune che trae ispirazione esclusivamente dalla fattiva partecipazione che gli enti decentrati sono in grado di creare. Il testo unico degli enti locali inserito in finanziaria cassa le nostre istituzioni perseguendo un ragionamento apprezzabile basato sul sacrosanto principio dell’economicità che l’amministrazione pubblica deve rispettare. Purtroppo però, mi riferisco al Comune di Brescia, già oggi questo principio viene garantito grazie al perfetto funzionamento della “macchina decentramento” con un’incidenza di bilancio dello 0,2%. Mi riferisco all’Amministrazione di cui faccio parte ma sono certo che quasi nella totalità possiamo affermare quanto io sto dicendo. Non si può dunque dichiarare che abolendo gli enti decentrati si vadano a risanare le casse dello Stato, soprattutto se da anni ormai tutti noi siamo impegnati per risolvere il problema di un’ormai radicata “crisi della partecipazione”. Si analizzano i risultati elettorali e ci si chiede: perché i cittadini non partecipano più alla vita pubblica? Tale domanda ponendo come soggetto i cittadini porta con sé risposte tendenti a criminalizzare il “popolo menefreghista”. Proviamo invece a ribaltare la domanda: perché le Istituzioni non interessano più ai cittadini? L’ottica cambia. Sulla base di quest’ultimo interrogativo possiamo iniziare un nuovo ragionamento che permette di sgombrare il campo da un processo che vede come unico imputato il cittadino, la persona. Accade ciò perché siamo ancora dinnanzi a una concezione Hobbesiana secondo la quale al Leviatano, immagine dello Stato onnipresente sono affidati esclusivi poteri, sfruttati ponendosi come fine ultimo l’eliminazione della condizione homo homini lupus attraverso l’organizzazione della vita collettiva. Le nostre istituzioni vanno invece nella direzione opposta e nel caso in cui il testo di legge procedesse in questo modo si correrebbe il rischio di sopprime il valore più prezioso che ognuno di noi possiede: la libertà di partecipare. La nostra esperienza sul campo ci dice che dobbiamo condurre una rivoluzione positiva che sta nel presupporre e garantire la vera libertà incoercibile d’agire del singolo individuo tramite una percezione sociale propensa a vedere nell’uomo ciò che di positivo c’è in lui. Un’antropologia positiva perseguita proprio dagli enti che noi presidiamo e che fanno da catalizzatore per le famiglie e l’associazionismo. Queste sono le realtà generate dal principio di sussidiarietà, in quanto nascono per creare le condizioni sociali atte alla realizzazione libera e autonoma del singolo nella collettività. Le Istituzioni devono innanzitutto capire che l’errore fatale è la non valorizzazione di qualsiasi ragionamento o decisione che emerga dal basso. Partendo da qui si deve necessariamente agire in un’ottica di disponibilità totale al confronto con la società. Questa è la vera sussidiarietà, questo è l’unico olio che potrà continuare a far funzionare un motore amministrativo altrimenti arrugginito. Oltre ai ragionamenti precedentemente affrontati esistono anche evidenti motivazioni pratiche. Città come Brescia, di circa 190.000 abitanti, dovranno infatti necessariamente ripensare la propria organizzazione soprassedendo ai principi di efficienza ed efficacia in quanto il rapporto diretto con il cittadino verrebbe drasticamente a mancare. L’esperienza della nostra Città, dove a seguito della riforma del decentramento che ha portato da nove (di circa 20.000 abitanti) a cinque (di circa 40.000 abitanti) le circoscrizioni, ci conduce anche a un ragionamento demograficamente basato sui numeri. Crediamo infatti che enti decentrati con entità demografica inferiore a 35.000 abitanti dovranno essere accorpati, garantendo così minor spesa alle amministrazioni comunali. Proponiamo inoltre di indicare all’interno del testo di legge, dato che in alcune città si sono realmente appurati sprechi, un tetto massimo di spesa che regolamenti gli organi politici decentrati e il divieto di privilegi ingiustificati verso gli stessi. Tutto ciò perché vogliamo creare una controparte propositiva e ragionevole che consenta a chi deve decidere di non trovarsi dinnanzi a soggetti politicamente strumentalizzati o partiticamente influenzati, ma concretamente al servizio della gente. La nostra voce deve essere unanime in quanto scaturisce dalle esigenze dei nostri cittadini. Siamo dunque qui per tentare di essere ascoltati e per creare un dialogo anche con ANCI, dalla quale non ci sentiamo tutelati e alla quale chiediamo sostegno e almeno la correttezza di affrontare una discussione sul tema. Vi ringraziamo nuovamente a nome dei cittadini che, noi cinque presidenti della Città di Brescia, rappresentiamo."
i Presidenti delle Circoscrizioni del Comune di Brescia
Mattia Margaroli (Circoscrizione Ovest)
Flavio Bonardi (Circoscrizione Centro)
Ennio Garzetti (Circoscrizione Est)
Marco Rossi (Circoscrizione Nord)
Giacomo Lini (Circoscrizione Sud)