Caro Presidente Albertoni,
in nome dei vincoli di amicizia e dei rapporti istituzionali intercorsi in questi anni, ma soprattutto della comune appartenenza alla comunità scientifica, in virtù della nostra attività di storici accademici e di studiosi, sento il dovere di scriverTi e di manifestarTi la mia personale, netta contrarietà ad alcuni dei contenuti che caratterizzano la pubblicazione “Storia della Lombardia a fumetti” promossa e realizzata con il contributo del Consiglio della Regione Lombardia.
Questa mia lettera non intende in alcun modo alimentare contrapposizioni di parte, né tantomeno si prefigge intenti o volontà di strumentalizzazione, tutt’altro: essa costituisce un appello alla Tua autorevolezza di intellettuale e di docente universitario, di persona, dunque, che professionalmente si prefigge la ricerca della verità.
Attraverso questo mio scritto intendo, dunque, fare leva sul senso di responsabilità e di rispetto all’aderenza dei fatti che deve guidare e improntare le analisi, le valutazioni, le risultanze degli studiosi circa alcune delle recenti, drammatiche, vicende che hanno insanguinato la vita del nostro Paese, vicende sulla cui matrice politica non esiste più alcun dubbio e verso le quali sono inammissibili travisamenti, interpretazioni distorte o, peggio ancora, falsità.
La ferita aperta il 28 maggio 1974 dalla strage di piazza della Loggia ancora non si è cicatrizzata, i nostri caduti ancora non hanno trovato pace né giustizia, i familiari delle vittime, con grande impegno e passione, continuano incessantemente – in feconda collaborazione con le Istituzioni – nella ricerca di una verità che troppe volte è sembrata ad un passo dall’essere pienamente disvelata.
Importanti acquisizioni, con le recenti inchieste, sono stati compiuti nella direzione di una compiuta verità giudiziaria: ma, pur in assenza di una sentenza che sancisca precise responsabilità e irroghi giuste e doverose pene, non esiste alcun dubbio circa l’origine e la natura della strage, circa gli ambienti nei quali maturò e venne portato a termine l’eccidio di 33 anni fa (vicende sulle quali, per inciso, ho personalmente prodotto diversi studi, tra i quali una voluminosa ricerca condotta congiuntamente al prof. Roberto Chiarini, che Tu certamente conosci e apprezzi): ambienti, è doveroso ribadirlo, inconfutabilmente riconducibili alle frange del radicalismo di estrema destra.
Per questi motivi, per il rispetto che si deve alle vittime, al dolore dei familiari, ai sentimenti condivisi dell’intera comunità bresciana, sento il dovere – come opportunamente ribadito anche dalla Casa della Memoria di Brescia – di stigmatizzare e di censurare energicamente alcune delle affermazioni che ho letto nel volume, affermazioni lesive della memoria delle vittime e della verità dei fatti.
Per questi motivi, al fine di evitare di arrecare ulteriori sofferenze a quanti hanno già avuto la propria esistenza segnata indelebilmente da lutti e dolori, chiedo un Tuo autorevole e risoluto intervento pubblico, finalizzato non solo al ristabilimento della verità degli accadimenti, ma soprattutto al ritiro di tutte le copie del volume in distribuzione nelle scuole.
Solo così si potrà porre (tardivo) riparo ad una vicenda che ha profondamente sconcertato e indignato la pubblica opinione, solo così si riuscirà a consegnare alle giovani generazioni una lettura della nostra più recente storia scevra da ideologismi e mistificazioni. Di qualsiasi colore politico esse siano e da qualsiasi matrice esse provengano.
Fiducioso nella Tua personale sensibilità e onestà intellettuale, l’occasione mi è gradita per salutarti con viva cordialità e augurarti buon lavoro.
On. prof. Paolo Corsini
Sindaco di Brescia
Brescia, 20 luglio 2007