“La sentenza della Corte costituzionale costituisce un punto di non ritorno e ribadisce la piena dignità istituzionale dei Comuni, i quali in questi anni hanno fatto appieno la loro parte sotto il profilo economico-finanziario, rispettando il patto di stabilità, e ai quali non sono di conseguenza imputabili inefficienze o sprechi. I conti pubblici vanno risanati, ma il Governo non può d’imperio imporre ai Comuni quanto, come e dove tagliare nei propri bilanci. Sino a prova contraria, nonostante i molteplici atti lesivi delle proprie prerogative, nonostante le continue ingerenze, i Comuni rimangono autonomie locali: uno status che, oggi con maggior forza di ieri, rivendichiamo”.
Il Sindaco di Brescia Paolo Corsini, nella sua veste di Responsabile nazionale per gli Affari istituzionali dell’ANCI, richiama la recente sentenza della Corte Costituzionale e sollecita l’avvio di nuove forme di dialogo tra Governo e comparto delle autonomie locali: “La recente sentenza della Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità dell’ingerenza dello Stato centrale nella pianificazione della spesa degli enti locali. Un criterio, quello censurato dalla Consulta, che fa riferimento al cosiddetto decreto “tagliaspese” del luglio 2004, ma che ispira oggi buona parte delle previsioni formulate nella finanziaria 2006 sui bilanci delle autonomie locali. Appare allora indispensabile – evidenzia il Sindaco Corsini – non ripetere l’errore dello scorso anno, segnalato a suo tempo da tutte le autonomie locali, ed aprire una seria e approfondita discussione finalizzata ad apportare significative modifiche a tali previsioni, riavviando al contempo il confronto tra il Governo e il sistema delle autonomie locali sulla base di pari condizioni di disponibilità e di dignità”.
“Va in questa direzione”, evidenzia Corsini, “l’iniziativa assunta dall’Anci, congiuntamente a Conferenza delle Regioni, Upi e Uncem: l’auspicio è l’apertura di un tavolo sul patto di stabilità interno, che individui misure di intervento e meccanismi di applicazione perequativi finalizzati all’obiettivo – da tutti condiviso – di un riequilibrio generale della finanza pubblica, senza che ciò comporti drastici ridimensionamenti dei livelli qualitativi e quantitativi dei servizi garantiti ai cittadini, né rigidi vincoli che precludano l’effettiva possibilità degli enti locali di dotarsi di una programmazione assunta e decisa in autonomia, nel rispetto della pari dignità che il nostro ordinamento riconosce a tutte le istituzioni dello Stato».
Brescia, 21 novembre 2005